GestoriCarburanti

 

Figisc Anisa News 43/2009

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L'INTERVENTO DI LUCA SQUERI ALL'ASSEMBLEA

DEI GESTORI AGIP DI NAPOLI - 18.10.2009

Per prima cosa un ringraziamento - e non di mera cortesia - agli organizzatori di questa importante manifestazione che quest'anno si propone in prima edizione nella città di Napoli e che ci ospita, as-sieme ad altri incontri e seminari di grande interesse per il settore, per poter discutere dell'accordo che, come si dice, ha "tenuto banco" nella scorsa estate, su-scitando un vasto interesse nel mondo della distribuzione dei carburanti. Un grazie ai colleghi della FAIB, ai rap-presentanti di ENI Refining & Marketing - che avranno parte attiva ed autorevole in questo contesto -, nonché ai colleghi Ge-stori che hanno voluto intervenire. Ed un'occasione per un ringraziamento che, lasciatemi dire, viene dal cuore a tutti coloro che in questi mesi si sono prodigati, a partire dal Comitato Nazionale di colore, in tutta la lunghissima e difficile fase di ne-goziazione che ha condotto all'accordo, e, successivamente, al complesso lavoro di portare ai Gestori sul territorio le ragioni ed i contenuti dell'accordo stesso, attra-verso le molte assemblee che si sono svolte nelle regioni, province, città, attra-verso il lavoro dei singoli, delle strutture delle Federazioni: un processo che non è che il prodromo di come le Organizzazioni che hanno sottoscritto quell'accordo do-vranno "interpretarlo" - e su questo tor-nerò in seguito - nella sua concreta gestione accanto alla Categoria. Un grazie a tutti i Gestori ENI che hanno partecipato a queste assemblee, che ci hanno contattato, che hanno - pur tra dubbi, e non poche disinformazioni ed allarmismi - dimostrato di comprendere le ragioni di questa scelta, esprimendo consenso e volontà consapevole di affrontare le sfide.

Questo è un discorso di apertura: toni e temi del dibattito si aggiusteranno nel corso del suo svolgimento. Ragion per cui cer-cherò di essere sintetico, ma anche di porre in chiaro, da subito, le questioni principali.

Non sto a riporcorrere le vicende del "come" si è arrivati a questo epilogo, dopo una fase di negoziazione estenuante durata un anno e mezzo; potrei dire che ci si poteva ar-rivare prima, ma non è questo che interessa di più. Ciò che invece interessa davvero è il contesto complessivo ed il "perché".

Il contesto complessivo - maturato da al-cuni anni - è il cambiamento traumatico del sistema della distribuzione carburanti così come eravamo abituati a pensarlo tradizionalmente: le ragioni stanno in quella che sembra chiaramente una disaf-fezione dell'industria petrolifera rispetto alla fase della distribuzione, che non offre più i margini che offriva, nella perdita de-gli equilibri consolidati, nei processi di esasperazione del mercato, il tutto pe-santemente condizionato da processi di liberalizzazione che non governano, bensì "sgovernano" l'evoluzione, dall'enfatizza-zione della questione dei prezzi, dall'ag-gressione di nuovi monopoli (penso alla grande distribuzione). Un coacervo di fattori che si è rovesciato all'interno del settore, coinvolgendo pesantemente il quadro delle relazioni consolidate tra gli attori del comparto, che già erano vissute, e non certo da oggi, in modo diverso a seconda del punto di vista dell'osser-vatore: tutele e diritti, da un lato, vincoli e condizionamenti, dall'altro. E potremmo parlare di problematiche annose e ricor-renti che vengono da lontano: del con-trollo del prezzo, piuttosto che della ri-cerca di quella "flessibilità" che può avere valenze diverse e persino opposte a se-conda da dove la si guardi.

Di qui una nuova e più insidiosa con-flittualità tra le aziende ed i Gestori ri-spetto a quella dialettica, anche aspra, che tradizionalmente c'è sempre stata, per ovvie ragioni, tra le parti, ma che si svol-geva entro un quadro tutto sommato noto e ad un gioco di ruoli definiti. Di qui l'e-splosione di quegli elementi che avevano convissuto in precedenza senza gravis-sime contraddizioni.

E tutto è stato drasticamente accelerato in questa fase, rispetto a "prima". Prima si poteva passare anni e anni, ad esempio, a parlare dello "stato giuridico del Gestore" senza significativi scossoni. Non più do-po... Penso, ad esempio, a come SHELL ha affrontato il problema del controllo e della flessibilità, spazzando via le relazioni con-solidate ed il ruolo delle parti, bypas-sando le norme di legge vigenti e passando a convertire i suoi Gestori in asso-ciati in partecipazione. Penso, ad esempio, alla concorrenza selvaggia delle "pompe bianche" e della GDO, che ha fatto scop-piare il nodo dell'esclusiva, istituto che non produceva disastri fino a che il mercato era tranquillo.

E' in questo contesto - dove non ci sono più santuari "franchi" - che si inserisce anche la vicenda ENI, se vogliamo arrivare al "per-ché" di questo accordo.

Avremmo potuto affrontare la questione ENI rimandandola alla soluzione delle proble-matiche generali aperte per tutto il settore. Mi spiego: esiste un problema generale sulla "flessibilità" e sui contratti? Lo andiamo a discutere in generale con l'Unione Petroli-fera, poi a santificare all'Antitrust, poi lo portiamo al Ministero e, se serve al Parla-mento? Ma la questione dei contratti an-drebbe vista nel contesto delle regole ge-nerali del sistema, che riguardano, ad e-sempio, le regole della concorrenza, e, quin-di, l'evoluzione della rete, le norme sulle liberalizzazioni, ecc. ecc. Intanto, avremmo potuto lasciare tutto come sta e lasciare i Gestori - in attesa di un futuro indefinito - senza né adeguamento economico, né re-gole certe.

E certo tutti questi nodi sono veri e sono aperti. Ma di fronte allo stillicidio delle di-sdette immotivate, o motivate assai "ge-nericamente", dei contratti alla scadenza (che testimoniavano, più che una effettiva necessità, il nervosismo dell'azienda rispetto alle "regole" vigenti), di fronte alla pro-liferazione delle associazioni in parteci-pazione, di fronte a margini fermi da due anni e mezzo, di fronte alla mobilitazione generale delle strutture aziendali per scendere direttamente ai Gestori - senza filtri, né mediazioni con le loro Organiz-zazioni -, cosa avremmo dovuto fare?

Avremmo dovuto imbarcarci nella storia infinita del "viene prima l'uovo o la gal-lina?", cioè rimettere la vertenza alla so-luzione generale di tutti i problemi del settore (che si chiami "tavolo delle regole" o si chiami "protocollo Scajola" poco im-porta), affidandoci alla clemenza del tempo, oppure assumerci la responsa-bilità, nell'interesse del Gestore di non vedere procrastinate per un tempo infinito le soluzioni delle sue emergenze, di rag-giungere un risultato?

E, ancora: è meglio avere un orizzonte di regole - ancorché per certi versi nuove ri-spetto al passato - che definiscono il rap-porto tra Gestore ed Azienda, o non averne affatto e lasciare mano libera a qualsiasi elemento di incertezza, arbi-trarietà, casualità l'Azienda possa usare, intenzionalmente o meno, ed in tutte le sue variabili territoriali e locali, per dete-riorare il rapporto con le gestioni?

Qualunque argomento si sia usato per ba-nalizzare o travisare questo accordo, per caricare "ideologicamente" i suoi contenuti di valori negativi, i risultati di questo ac-cordo sono oggettivi e reali. Esso ha por-tato al rinnovo certo dei contratti vigenti per sei anni più sei anni per tutte le ge-stioni, ha stoppato la deriva verso le as-sociazioni in partecipazione, ha definito un adeguamento del margine tutt'altro che banale, ha posto le basi per una serie di elementi - affidati al lavoro dei tavoli te-cnici - aggiuntivi e qualificanti rispetto allo standard dei contratti ordinariamente con-clusi con questa ed altre aziende.

Quanto alla "clausola di recesso" - su cui si sono innestate polemiche di inaudita violenza - va detto, una volta per tutte - qualsiasi cosa ne sia stata detta e rap-presentata -, che essa è - in forza degli elementi che le Associazioni che hanno sottoscritto l'accordo - incardinata su una serie di regole, meto-dologie, monitoraggi e procedure che ne disciplinano l'agibilità e gli effetti, che essa produce effetti dopo il secondo anno di vi-genza, che è stato imposto - per il suo ca-rattere di sperimentalità - un "numero chiuso" (il 5 % della rete) rispetto ai pos-sibili casi di effetto di recesso e che, infine, essa sarà oggetto di trattativa in sede ministeriale alla scadenza dell'accordo.

Il giudizio si questo accordo lo abbiamo dato sin dal giorno dopo.

La FIGISC non ha definito questo un ac-cordo "storico" o, meglio, esso è "storico" in quanto figlio del momento che stiamo vi-vendo in questo settore. L'abbiamo, in-vece, definito "difficile".

Abbiam detto, allora, che esso è difficile per l'azienda, se intende davvero mantenere gli impegni, modificando il suo modo di pro-cedere attuale sulla rete, fatto di incertezze, arbitrarietà, disinteresse e dilazione dei problemi, mischiate ad atteggiamenti au-toritari e ad "eccellenze" di parole più che di fatti.

Abbiam detto che è difficile per le Organiz-zazioni che l'hanno firmato, perché dovran-no stare "col fucile in mano" su ogni singola virgola e capoverso per ottenerne la pun-tuale applicazione e gestione. Ma questa è una sfida che può e deve valorizzare il loro ruolo (altro che, come è stato detto, un ruolo di meri "notai"!). Per certo il ruolo dell'Organizzazione di Categoria sarà quel-lo di una "vigilanza attiva e costruttiva".

Abbiam detto che è difficile per il Gestore, che dovrà capire di "vivere" con la sua as-sociazione il rapporto con l'Azienda assai più che "vivere" con l'Azienda il rapporto con l'Associazione di Categoria.

Non ho motivo di ritenere quel giudizio errato, sorpassato o troppo duro.

Credo che, con le motivazioni che ho esposto sopra, tutti abbiamo accettato una sfida e che ora ne dobbiamo interpretare il ruolo che ci compete con la stessa tensione e volontà con cui l'abbiamo affrontata.

Per questo mi sento di sottoporre, in tutta franchezza, all'Azienda le considerazioni che seguono.

Intanto, sia chiaro che abbiamo appena cominciato e non abbiamo affatto con-cluso. Se l'Azienda ritiene di avere esau-rito il suo sforzo, dopo le fasi concitate della conclusione dell'accordo, pensando di avere ormai "portato il fieno in cascina", cioè centrato l'obiettivo, e tirare i remi in barca, credo debba ricredersi. Dai Gruppi di Lavoro alle molte parti del tema che ancora debbono trovare svolgimento - mi riferisco alla definizione degli obiettivi m-nimi ed a quella dei meccanismi di incen-tivo - c'è moltissimo da fare e non ritengo ci acconceremo affatto né a dilazioni dei tempi, né ad una sorta di assopimento ge-nerale, né a "fare ammuìna".

La stessa applicazione della parte econo-mica dell'accordo presenta ancora situa-zioni non risolte, totalmente o pienamente, sul territorio, a partire dalla situazione dei "convenzionati", a quella delle gestioni che si sono interrotte nel biennio interessato dal riconoscimento del pregresso, a casi par-ticolari, ma diffusi a macchia di leopardo nella rete. Sarà nostra cura porre alla Di-rezione aziendale, in maniera puntuale, ogni situazione che presenti difformità rispetto ai contenuti di questa parte dell'accordo, e che sembrano rimesse alle libere interpretazioni che, sul territorio, le articolazioni aziendali stanno dando.

Sia chiaro che l'Azienda ha dichiarato di voler affrontare una sfida, nel suo stesso e precipuo interesse, che coinvolge la sua ca-pacità di dare risposte di efficacia, ef-ficienza e competitività sulla propria rete. Rispetto a noi che abbiamo sottoscritto quell'accordo (ci sono nomi e cognomi su quel pezzo di carta), l'Azienda ha apposto, ovviamente, le firme del suo vertice divi-sionale, al quale abbiamo accreditato la sin-cerità nel voler affrontare quella sfida e la tenuta della fede sui patti.

Ma l'Azienda è un complesso di risorse u-mane, di articolazioni territoriali, di strut-ture, che in questa vicenda debbono es-sere impegnate in una direzione univoca per perseguire gli scopi, ma anche per con-dividere metodi e procedure. La nostra preoccupazione, rispetto ai contenuti del-l'accordo, investe entrambi i livelli: la "vi-schiosità" operativa ed interpretativa delle strutture territoriali, l'accumularsi ed as-sommarsi al "vertice" del peso di tutta questa complessa partita che riguarda le gestioni.

Per parte nostra intendiamo interpretare il nostro ruolo rispetto ai contenuti di questo accordo con la massima vigilanza ed in-terattività: svolgeremo la nostra funzione, con le nostre strutture, per essere vicini al Gestore in tutte le fasi in cui esso avrà un confronto con l'Azienda nelle forme e per le finalità previste dall'accordo che assieme abbiamo sottoscritto.

Sappia l'Azienda, in sintesi, che entrambi siamo vincolati ad ottemperare a tutte, proprio tutte, le cose - anche quelle mi-nute, ripetitive e ricorrenti - che stanno scritte nel pezzo di carta che abbiamo condiviso. Questo ruolo può essere inter-pretato con reciproca soddisfazione od in maniera antagonista. Il nostro atteg-giamento è quello di chi crede in quel che abbiamo scritto e ne vuole l'applicazione rigorosa e chiederà conto, fin al fastidio, di ogni testa, di ogni posizione, di ogni Ge-store, insomma, che a quel pezzo di carta ha affidato il suo lavoro ed il suo futuro.

Un ultimo appunto - ed ho finito questa introduzione - lo riservo a chi recrimina di essere escluso dai tavoli da lavoro tra l'A-zienda e le Organizzazioni che hanno sot-toscritto l'accordo. Per dire, in sintesi, che appare francamente eccessiva la posizione di chi, avendo rigettato integralmente, e con toni assolutamente integralisti, questo accordo, ne pretenda ora di gestire i dettagli attuativi senza rivedere la sua posizione generale sul tema.

Qui non c'è nessuna "convenzione ad ex-cludendum", come pure è stato scritto qualche giorno fa.

La ricucitura dell'unità della Categoria è certo necessaria, opportuna o almeno au-spicabile, ma, come ha avuto modo di dire bene recentemente il collega Landi, "non servono, all'unità della Categoria, pasticci di retrobottega": si comincia, ragionevol-mente, da quel che si condivide, non da quello da cui ci si è volontariamente e cla-morosamente divisi.

 

LA REGIONE LOMBARDIA

METTE ORDINE NEL

REGIME DEGLI ORARI

"Credo che il provvedimento della Giunta Regionale, che fissa gli indirizzi ai Comuni in materia di orari e turni di apertura e chiusura degli impianti di distribuzione carburanti, abbia il merito di mettere or-dine in una materia che era stata fortemente destabilizzata dopo le liberalizzazioni recate dalla legge 133/2008. Non posso perciò che esprimere soddisfazione, a nome della FIGISC Confcommercio, per i risultati raggiunti".

Così il commento di Luca SQUERI, Presidente Nazionale e Presidente Regionale della FIGISC, associazione di categoria che raggruppa i Gestori degli impianti di distri-buzione carburanti aderenti a Confcom-mercio, sulle misure che la Giunta ha appena licenziato. "Nella piena assunzione delle competenze normative della Regione ed in attuazione della Legge Regionale 25/2008" precisa Squeri "il provvedimento non è il frutto di una decisione burocratica ed asettica, bensì il coronamento di una ampia ed approfondita concertazione che ha trovato l'apporto ed il consenso di tutte le parti, operatori e consumatori: il risultato è un giusto equilibrio che coniuga le maggiori opportunità per il consumatore con gli in-teressi del settore e della categoria dei Gestori" precisa Squeri.

Il dispositivo della Giunta fissa l'orario mi-nimo di apertura degli impianti in 52 ore settimanali, con la facoltà per gli operatori di elevarlo sino ad un massimo di 62; deter-mina, inoltre, le modalità di turnazione nelle giornate domenicali e festive, garantendo l'apertura di almeno un ottavo degli im-pianti esistenti, al fine di assicurare una capillare diffusione del servizio agli auto-mobilisti .

 

L'AUMENTO DEI PREZZI NAZIONALI CORRISPONDE ALL'AUMENTO DEI PREZZI INTERNAZIONALI

Le tensioni dei prezzi internazionali so-spingono al rialzo anche quelli interni; riprende il consueto clamore che accom-pagna sempre i rialzi e mai i ribassi che pure si susseguono durante il corso dell'anno.

Il prezzo in modalità "servito" delle majors petrolifere ha raggiunto la media di 1,314 euro/litro per la benzina e di 1,158 per il gasolio: un salto di 0,065 euro/litro per la benzina (+ 5,20 %) rispetto al prezzo più basso registrato il 26 settembre e di 0,062 euro/litro per il gasolio (+ 5,66 %).

Nello stesso periodo di tempo, il greggio ha segnato aumenti del 16,88 % in euro/ barile (quindi, al netto delle variazioni del cambio), mentre i prodotti lavorati (ben-zina e gasolio) - che sono la base per de-terminare il prezzo finale alla pompa - han-no segnato aumenti pari a + 16,61 % per la benzina ed a + 15,05 % per il gasolio.

 


Unità

26.09

20.10

Var.

%

Greggio

US$/b

64,99

76,74

+18,08%

Cambio

US$/€

1,4768

1,4918

+1,02%

Greggio

€/b

44,01

51,44

+16,88%

Platt's B (*)

US$/ton

600,75

707,50

+17,77%

Platt's G (+)

US$/ton

557,50

647,25

+16,10%

Platt's B (*)

€/litro

0,307

0,358

+16,61%

Platt's G (+)

€/litro

0,319

0,367

+15,05%

Prezzo B (*)

€/litro

1,249

1,314

+5,20%

Prezzo G (+)

€/litro

1,096

1,158

+5,66%

Per valutare se le variazioni internazionali del mercato si sono trasferite in misura mi-nore o maggiore o corrispondente sul prez-zo al consumo Italia, si mettono al con-fronto le variazioni del prezzo Italia (che comprende l'IVA del 20 %) con le variazioni del costo internazionale del prodotto finito + 20 % IVA; i dati di sintesi sono i seguenti:

Prodotto Benzina

variazione prezzo Italia   =       0,065 €/lt

variazione Platt's (+IVA) =       0,061 €/lt

differenza                       =       0,004 €/lt

Prodotto Gasolio

variazione prezzo Italia   =       0,062 €/lt

variazione Platt's (+IVA) =       0,058 €/lt

differenza                       =       0,004 €/lt

Un altro metodo consiste nel considerare che l'incidenza della materia prima corri-sponde ad un terzo circa del prezzo finale: ad un aumento del greggio del 17 %, pertanto, dovrebbe corrispondere un au-mento del prezzo nell'ordine del 5,0-5,5 % circa.

In pratica, qualunque sia il metodo seguito - dopo l'adeguamento dei prezzi che vi è stato tra ieri e oggi - vi è quasi una esatta corrispondenza tra le variazioni del mercato internazionale e quelle del prezzo Italia; nei giorni scorsi i prezzi Italia non avevano ancora trasferito gli aumenti verificati sul mercato internazionale.

Figisc Anisa News 43/2009

Commenti (5)
  • fw14  - inetto

    questo benemerito signore a capo di una organizazione sindacale ci ricorda che shell ha deciso di baipassare le leggi???
    o meglio la legge 32/98??
    MA NON ERA LUI A capo della sua
    associazione di categoria? e cosa ha fatto ? e' restato a guardare
    mentre societa' come shell ed altre , mandavano avanti una figura
    professionale che niente aveva a
    che vedere con gli accordi sindacali
    peraltro decennali e con la sovrana
    legge. la domanda e' questa ma se un problema tanto lacerante e' stato accettato da lei nobile e nota autorevole figura sindacale non si e'
    posto la domanda di aver commesso un errore madornale!!!
    talmente grande da farla riflettere
    sul suo futuro sindacale.
    e invece no, lei sempre lei firma e
    sostiene un accordo sul precariato
    della categoria.. bravo lei si che
    orienta la categoria verso nuovi
    orizzonti.
    LA CANCELLAZIONE.
    PERCHE' NON VA A FARE ALTRO

  • Fox  - Shell

    Caro fw14 questo signore ogni volta che lo vedo sul palchetto dei capoccioni mi da veramente l idea del buffone al servizio delle compagnie e in particolare di shell verso la quale ha una riverenza occulta..............o forse i buffoni siamo noi gestori shell che non l abbiamo ancora preso a calci nel culo.......

  • Gigi

    .............avete presente un bullone e un dado (per non dire altro), purtroppo, a oggi, loro sono il bullone e noi il dado..............e siamo anche chinati............

    Dobbiamo invertire i ruoli!

  • Sandro  - grande lavoratore

    Cari amici non dovete arrabbiarvi se al mondo esistono persone simili , non è colpa loro se hanno valori e misure differenti rispetto a chi lavora , Quando nasce un figlio uno lo cresce, lo accudisce, lo cura e lo ama , fiero di se lo porta a diventare uomo ... ma non immagina mai che quella creatura che lui ha cresciuto con tanto amore poi diventa così....,dobbiamo accettarlo e pregare che smette al più presto di fare danno agli altri , tutto quà

  • fw14  - aspettare che???

    aspettare che questi signori si levano di torno sara' pura e semlice utopia
    io propongo di incominciare a fare qualche cosa per liberarcene.

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