Trovata l'intesa sulla squadra, ora si aspettano le prime misure anti-crisi. Il Pdl protesta per una nomina "politica" La delega più importante, quella al Dipartimento di pubblica sicurezza, va al prefetto in pensione, Carlo De Stefano, già capo dell’anti-terrorismo. Giovanni Ferrara (procuratore della Repubblica di Roma) e Saverio Ruperto lo affiancano come sottosegretari all’Interno. Vieri Ceriani e Gianfranco Polillo vanno all’Economia. Mario Ciaccia è nominato viceministro al ministero dello Sviluppo Economico, con delega alle Infrastrutture. Sottosegretari allo stesso ministero, Claudio De Vincenti e Massimo Vari. Giampaolo D’Andrea (nomina contestata dal Pdl, per il suo passato politico nella Margherita) e Antonio Malaschini, già segretario generale del Senato, saranno i sottosegretari ai Rapporti con il Parlamento. D’Andrea ha avuto lo stesso incarico nel secondo governo Prodi. Carlo Malinconico, presidente della Fieg, è sottosegretario all’Editoria. Paolo Peluffo, consigliere della Corte dei Conti e consulente del presidente del Consiglio per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, è sottosegretario alla Comunicazione e all’informazione. Al Welfare, il viceministro è Michel Martone, il sottosegretario è Cecilia Guerra. Filippo Milone e Gianluigi Magri sono nominati al ministero della Difesa. Andrea Zoppini, professore universitario a Roma 3, in quota Pd, e Salvatore Mazzamuto (ex consulente ministeriale di Angelino Alfano) sono i nuovi salomonici sottosegretari alla Giustizia. Marta Dassù, dirigente dell’Aspen Institute (di area dalemiana) e Staffan De Mistura (un lungo passato all’Onu) sono i sottosegretari agli Esteri. Guido Improta è il sottosegretario alle Infrastrutture. Roberto Cecchi è nominato sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Braga all’Agricoltura. All’Ambiente, c’è Tullio Fanelli. Elena Ugolini e Marco Rossi Doria sono all’Istruzione. Sottosegretario alla Sanità è Adelfio Elio Cardinale, attuale vicepresidente dell’Istituto superiore di Sanità e in passato presidente nazionale dei medici radiologi, oltre che preside della Facoltà di medicina dell’università di Palermo. È passata, nel complesso, la linea “tecnica”. Nessun politico, o quasi. Bilancino esasperato, come si conviene. Pochi scostamenti, rispetto al toto-nomine della vigilia. Restano insolute due questioni non proprio irrilevanti: la delega ai servizi di sicurezza e quella alle telecomunicazioni. Ancora non pervenute. Mario Ciaccia, un passato alla Corte dei Conti e un presente da amministratore delegato di Biis (controllata da Intesa San Paolo), è andato, come previsto, al ministero dello Sviluppo Economico, dove assume l’incarico di viceministro con delega alle Infrastrutture. Al dicastero di via Veneto, era in corsa anche il presidente di Biis, Francesco Micheli. Evidentemente il conflitto d’interessi non sembra una preoccupazione primaria del nuovo governo. Ma guai a dirlo. Il professore non apprezza: “Bisogna stare attenti a parlare di conflitto di interessi, in ogni caso noi saremo di una trasparenza assoluta”, promette il presidente del Consiglio, dopo il giuramento dei viceministri e dei sottosegretari. “Molti di coloro che hanno deciso di accettare gli incarichi lo hanno fatto mettendo da parte trattamenti economici superiori alle indennità ministeriali e le proprie occasioni di carriera. Per spirito di servizio nei confronti del Paese. Ho dovuto esercitare opera di convincimento, e questo vale anche per alcuni ministri. Cercheremo di essere al servizio del Paese, del Parlamento e delle forze politiche. Quanto al ritardo, è presto spiegato. ”Le condizioni di emergenza non mi hanno consentito di dedicarmi 24 ore su 24 alla composizione della squadra”. Sulla nomina di Giampaolo D’Andrea, ex deputato della Margherita, il professore ha puntigliosamente ricordato che aveva lasciato alle forze politiche la possibilità di indicare, per gli incarichi di sottosegretari per i Rapporti con il Parlamento, sia tecnici sia persone con esperienze parlamentari. E che le due principali forze politiche hanno compiuto scelte diverse. Quanto a Vittorio Grilli, sarà “permanentemente invitato ad assistere al Consiglio dei ministri”. C’è ottimismo e gratitudine sull’attuale coesione fra il suo governo e i partiti. “Abbiamo la fiducia di forze politiche che fino a ieri erano in perenne dissenso Apprezziamo il loro sforzo. Con loro in ogni momento ci sarà un rapporto essenziale, costruttivo. Abbiamo veramente molto rispetto per le forze politiche”. Ieri il presidente del Consiglio ha avuto un colloquio con il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Il professore sta intensificando gli sforzi per elaborare le misure anti-crisi, in vista del Consiglio dei Ministri straordinario del prossimo 5 dicembre. Monti, con la giacchetta di ministro dell’Economia, ha presieduto nel suo dicastero di via XX Settembre un vertice interministeriale con Elsa Fornero (Welfare), Corrado Passera (Sviluppo economico e Infrastrutture), Enzo Moavero (Affari europei) e Piero Giarda (Rapporti con il Parlamento). Polemiche per i vertici segreti, ma neppure troppo, con i segretari dei partiti che sostengono il governo. La Lega attacca sul metodo, Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, replica piccato che non esiste un tavolo di maggioranza del governo, perché non c’è una maggioranza”. Trovata l’intesa sulla squadra, resta da fare la manovra. Le linee d’intervento sono ormai note, al di là delle questioni semantico-terminologiche: verrà rentrodotta l’Ici o patrimoniale leggera (con rivalutazione degli estimi), da agganciare al federalismo fiscale (e allora si chiamerà Super Imu); le pensioni non si toccano, ma, secondo il ministro del Welfare, bisogna velocizzare quanto è già previsto del nostro sistema previdenziale (che significa passaggio al sistema contributivo per tutti); l’Iva dovrebbe subire un leggero ritocco (almeno un paio di aliquote); avanti tutta con le liberalizzazioni-privatizzazioni (che nessun governo ha mai negato di voler fare); tracciabilità dei pagamenti con soglia sempre più bassa per l’uso del contante e lotta senza quartiere all’evasione (che ogni governo ha sempre promesso di voler combattere). Una prima misura concreta arriva oggi. Scende dal 99% all’82% l’acconto Irpef di novembre. Il decreto è firmato dal presidente del Consiglio e differisce all’anno prossimo il pagamento di 17 punti percentuali di imposta. Lo annuncia un comunicato del ministero dell’Economia. La riduzione dell’acconto Irpef farà slittare al 2012 versamenti “fino a 3 miliardi di euro”. Che potrebbero dare una scossa ai consumi interni. In vista delle feste di fine anno. Sulla previdenza, come si diceva, è intervenuta, Elsa Fornero. La riforma delle pensioni “è già stata largamente fatta ma necessita di tempi più accelerati” rispetto a quelli previsti. Per il ministro del Welfare, il sistema previdenziale e il risparmio delle famiglie sono alcuni degli «elementi positivi», su cui può contare l’Italia.
Governo Monti, la squadra è completa. E anche di più. Spunta a sorpresa un nuovo ministro alla Funzione pubblica. In aggiunta ai tre vice ministri e ai 25 sottosegretari di ordinanza.
Le nomine arrivano dopo un Consiglio dei ministri che dura venti minuti ma comincia con un’ora di ritardo (probabilmente tra le due cose c’è un nesso.
A dodici giorni dall’insediamento, la squadra di governo di Mario Monti è completa. Il nuovo dicastero, Funzione Pubblica e Semplificazione, che porta a 18 il numero dei ministri dell’esecutivo, sarà guidato da Filippo Patroni Griffi: è un alto funzionario con profilo bipartisan. Il direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, è nominato vice ministro all’Economia. Per evitare il cumulo di incarichi, va in aspettativa e rinuncia al 70% del suo vecchio stipendio.
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