Liberalizzazioni Dopo lo sciopero continua la vertenza con i distributori - Caridi: non accettiamo i diktat dei gestori
L'Eni: «Integrare il contratto di comodato d'uso, necessaria più efficienza»
Benzinai con «diritto di recesso». Arrivando magari a Licenziarli, indennizzandoli" se necessario, A valle della lunga vertenza aperta tra i gestori delle pompe e le aziende petrolifere (il contratto è scaduto il 31 dicembre 2006 e da allora si procede in prorogatio), il gruppo Eni è deciso a rivisitare il modello distributivo della sua rete
commerciale italiana (4.400 puntivendita a marchio Agip), anche a costo di «affrontare le effervescenze del sindacato gestori», come spiega al Sole 24 Ore Angelo Caridi, direttore generale Eni Refrning & Marketing. I margini nella distribuzione, garantita da circa 25mila punti vendita, sono ormai troppo bassi. La congiuntura, infatti, è quella che è: «sui mercati più ricchi viviamo un business ormai maturo», premette Caridi. «Meno consumatori e meno chilometri da fare su mezzi più efficienti. Dunque il valore aggiunto si gioca tutto sul servizio distributivo». Che in Italia è peculiare rispetto agli altri paesi Uè: «abbiamo un numero di punti vendita più numeroso e insieme più piccolo per capacità di erogazione». Insomma troppi e troppo piccoli. «In più il modello di rifornimento è pesantemente spostato sul servito invece che sul self service», continua il dg di Eni R&M. Solo il 29% è attrezzato per l'erogazione self contro il 90% di Francia e il 99% della Germania.
Non bastasse, «ci sono limitazioni amministrative sugli orari, sulle licenze, e sulla vendita dei prodotti non oil». Solo un piccolo confronto: in Italia i 3/4 del margine totale dei gestori è assicurato dai guadagni sui prodotti petroliferi, nel resto d'Europa la proporzione è ribaltata.
Ma per Caridi il vincolo vero risiede «nella rigida struttura contrattuale che regolamenta la rete commerciale, imperniata sul contratto di comodato d'uso». In pratica le compagnie petrolifere danno in affitto gratuito al gestore iloro asset per 6 anni più 6. «Una specie di fitto bloccato, interrompibile solo attraverso lunghi iter che sconsigliano qualsiasi rotazione». Tutte strozzature che, secondo Nomisma energia, fissano in 3,8 centesimi di euro/lt il differenziale medio del prezzo-italiano su quelli Uè.

Come uscirne? «Ovviamente - precisa Caridi - non possiamo né vogliamo alzare il prezzo alla pompa, l'Antitrust e i consumatori giustamente non lo tollererebbero: Ma ci rendiamo anche conto che il costo del lavoro peri gestori cresce, spingendo per una richiesta di incremento dei compensi». La strada, però, non. sono certo lebarricate o «gli scioperi, specie in mezzo ad una grave crisi economica», spiega il manager. «Ripeto: la legittimità di fondo esiste, non si giustifica l'enfasi del sindacato gestori». Per questo «occorre guadagnare efficienza aumentando la propria quota di mercato e poi, con le risorse addizionali, distribuirne una parte ai consumatori, una ai gestori e una alla remunerazione dell'azienda». Eni in parte lo fa con la modalità iperself, il rifornimento negli orari di chiusura, scontando dimedia 6 centesimi sulla benzina fuori orario (10 ad agosto e a natale). In questo modo ha accresciuto la quota di due punti in due anni, salendo al 31,7 per cento.
Ma bisogna fare di più. «Occorre incidere sul lato contrattuale», spiega Caridi. «In Uè ad esempio vigono diversi modelli flessibili ma è sempre prevista la possibilità dì disdetta. La nostra proposta parte proprio da questa premessa: l'introduzione del diritto di recesso motivato e indennizzato per favorire più redditività ed efficienza nei nostri partner commerciali».
E i competitor? Le grandi compagnie in Italia hanno piccole quote, mentre Agip è leader di mercato, «tocca a noi spronare il sistema». Spronare 0 strozzare, come dicono i sindacati, che accusano l'ex monopolista di voler precarizzare la professione di benzinaio? «Non siamo certo ipa-droni delle ferriere», si difende Caridi. Ma «non accettiamo i loro diktatprima cipagatel'aumen-to contrattuale (oggi il loro guadagno su un litro di benzina è di 4,5 centesimi di euro) e poi discutiamo del resto». No. «Noi facciamo un discorso di serietà e diciamo: negoziamo insieme aumenti e una revisione modesta del contratto capace di ammodernare la rete. Se per 2-3 anni il mio partner non raggiunge gli obbiettivi, devo poterlo sostituire».

Alla pompa il guadagno è di 4,5 centesimi al litro Anche nei paesi della Uè è prevista la possibilità della disdetta
Fonte: ILSole24ore
