Il fondo Usa Knight Vinke, che detiene circa l'1% di Eni, torna a criticare l'operato del gruppo guidato da Paolo Scaroni, sostenendo che con l'ultima acquisizione annunciata ieri del 50% di due blocchi petroliferi in Uganda per 1,5 miliardi di dollari, aumenta la tensione finanziaria per il colosso dell'energia italiano.
"Knight Vinke si congratula con il management Eni, riaffermando quindi il proprio sostegno, per l'acquisto degli asset petroliferi in Uganda che segue l'accordo con
le autoritĂ irachene per lo sfruttamento del giacimento di Zubair e l'importante scoperta del giacimento Perla in Venezuela", si legge in un comunicato del fondo.
"Tuttavia, non si può non notare che questi progetti richiederanno un investimento notevole, ai quali bisogna sommare circa da 10 a 15 miliardi di dollari per la metà del progetto South Stream, in aggiunta ai 70 miliardi di dollari di investimenti già programmati dal gruppo per i prossimi tre anni". "E tutto questo senza tener conto di un ulteriore eventuale investimento nel nucleare. Secondo alcune ipotesi si può arrivare quindi a un totale di oltre 100 miliardi di dollari di investimenti, i quali intervengono in un momento in cui Eni è di fatto vincolato finanziariamente", aggiunge la nota.
Il fondo, guidato da Eric Knight, ricorda che Eni ha già tagliato il dividendo interim per il 2009 "con lo scopo di proteggere il suo credit rating già minacciato dall'alto indebitamento del gruppo. A questo punto, è lecito domandarsi dove Eni reperirà tutte queste risorse, anche tenendo conto del suo importante cash flow".
Secondo Knight Vinke "direttamente o indirettamente una gran parte del peso di questi investimenti finirĂ per ricadere inevitabilmente sullo Stato e quindi sui contribuenti italiani. Per evitare che questo accada, Knight Vinke, in qualitĂ di azionista importante di Eni, ha proposto al management un piano di ristrutturazione che permetterebbe al gruppo di affrancarsi dai vincoli finanziari, senza modificare il controllo pubblico e senza nessuna perdita di posti di lavoro".
La proposta Knight Vinke - dividere Eni in due una OilCo con le attivitĂ di estrazione e produzione di petrolio e gas e una GasCo con la distribuzione e le attivitĂ regolate, inclusa Snam Rete Gas presenterebbe il vantaggio di migliorare la posizione di Eni nelle sue trattative con la Ue (che sta indagando in gruppo italiano per abuso di posizione dominante) con un aumento di valore per tutti gli azionisti di quasi il 100% rispetto all'attuale capitalizzazione in borsa dell'Eni.
(Reuters)
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