Vuoi la fattura? Paghi un euro

Un cartello affisso ad un distributore avverte i clienti che la fattura elettronica costa un euro. Il nuovo sistema elettronico sembra complicare la vita ai commercianti. La categoria dei benzinai ha così deciso di chiedere soldi a chi la vuole

MESTRE Chi chiede meno si accontenta di 50 centesimi, la media è di un euro, ma c’è anche chi ne pretende 2 per rilasciare la fattura elettronica. Il fenomeno si sta diffondendo tra i benzinai ma i problemi legati alla novità fiscale introdotta dal Governo riguardano molte attività economiche.

E chi si trova più in difficoltà è il piccolo che, per tirare a fine mese, deve fare i salti mortali: «Le grandi catene di distribuzione o le grandi imprese hanno strutture interne che si occupano dell’amministrazione e possono senza grossi problemi gestire anche la questione delle nuove fatture elettroniche, ma le piccole aziende i piccoli commercianti sono in difficoltà» spiega Dario Corradi, direttore dell’Ascom di Mestre cui gli iscritti raccontano anche di molti problemi tecnici legati all’installazione dei programmie alla loro gestione.

Quanto ai benzinai, considerando che coloro i quali richiedono la fattura elettronica sono per lo più persone che utilizzano auto aziendali o che comunque hanno il rimborso del carburante, e tenendo conto che dall’altra parte le compagnie petrolifere non intendono accollarsi gli extra extra costi provocati dalle fatture elettroniche, alla fine chiedono i soldi ai clienti. «Se uno non vuol pagare i 50 centesimi o i 2 euro in più è libero di andare da un altro distributore – continua Corradi -. Il problema è che i piccoli devono dedicare una persona alla fatturazione elettronica perché non possono abbandonare le pompe, e i costi aumentano».

È LEGALE
Possono farlo? Possono chiedere soldi per rilasciare il documento digitale? A quanto pare sì perché non c’è alcuna legge, o alcun divieto ufficiale e quindi ciò che non è vietato è consentito. Diventa un costo amministrativo, una commissione. «È un’altra guerra tra poveri e a rimetterci sono appunto i piccoli imprenditori oberati da sempre maggiori incombenze e costi per mantenere l’esercizio – spiega il direttore Ascom -. La nuova fatturazione impone che il commerciante debba comunque inviarla digitalmente all’Agenzia delle entrate e questa è già un’incombenza, non così pesante però rispetto al doverla anche stampare in tempo reale per il cliente».

Le storie dei disagi sopportati in questo primo mese di applicazione della norma si moltiplicano, a partire dalla difficoltà di scaricare il programma per il computer. E se questo problema è destinato, si spera, a risolversi col tempo, ce ne sono altri più difficili da affrontare: «Ci sono tante ditte che lavorano con l’estero e siccome noi italiani siamo i primi ad utilizzare la fatturazione elettronica, ne deriva che molti imprenditori sono costretti ad avere il doppio sistema: quello nuovo per l’Italia e quello vecchio per inviare le fatture cartacee nel resto d’Europa. Ei costi e la burocrazia si moltiplicano mentre la semplificazione appare ancora lontana».

Fonte: Il Gazzettino – Mestre

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