La gogna mediatica di Repubblica

Un articolo a firma Federico Formia, apparso nella testata online di Repubblica.it nella sezione diritti e consumi, titola senza giri di parole ‘La tassa dei benzinai: 1,5 euro a chi chiede fattura elettronica’.

Alcuni esercenti, scrive repubblica “stanno applicando un balzello agli automobilisti che chiedono la fattura. Ma il decreto Iva parla chiaro: la richiesta è illegittima.”

Ne riportiamo di seguito un ampio stralcio.

“Chiedi la fattura elettronica? E io ti applico una “sovrattassa” sul carburante che hai appena messo. Un euro, a volte un euro e cinquanta. Nelle ultime settimane sono diversi i benzinai che hanno preso questa iniziativa a scapito dei consumatori. Le motivazioni dei “ribelli” sono di carattere pratico: perdita di tempo per compilare decine di fatture elettroniche ogni giorno, soprattutto nelle ore di punta quando alle pompe c’è spesso la fila di auto in attesa. Tutti i clienti che avevano una scheda carburante da compilare, infatti, adesso devono per forza farsi rilasciare la fattura.

Ma il balzello “è fuorilegge, e chi lo applica dovrebbe essere segnalato alla Guardia di Finanza” spiega Domenico Romito, presidente di Avvocati dei Consumatori. “Questi esercenti non possono addebitare alcunché al cliente solo perché ha bisogno di una fattura elettronica. Sembra di essere tornati ai tempi di Totò in cui c’era lo scrivano che, solo per scrivere una lettera, si faceva pagare” ironizza il legale.
A ribadire il fatto che la sovrattassa non è legittima c’è anche una sentenza della corte di Cassazione, la 3532 del 2009. “Il caso era relativo alle società telefoniche che facevano pagare ai clienti le spese per l’invio della fattura, ma si applica anche a casi del genere” spiega Romito, “tanto che nella sentenza ci si riferisce al decreto Iva”. Una norma che spiega chiaramente come “le spese di emissione della fattura e dei conseguenti adempimenti e formalità non possono formare oggetto di addebito a qualsiasi titolo”.

Il presidente della Faib, la Federazione autonoma italiane benzinai aderente a Confesercenti, Martino Landi, prende le distanze: “Si tratta di casi sporadici. Iniziative di singoli delle quali ogni singolo esercente si assume le responsabilità. Da parte nostra non è arrivata alcuna indicazione in questo senso”.

Landi prova comunque a dare una spiegazione al fenomeno: “Con la nuova norma secondo le nostre stime un impianto medio farà 5-10.000 fatture l’anno. Fino a poco tempo fa bastava mettere un timbro su una scheda, mentre oggi bisogna censire il cliente e compilare il documento. Immaginiamo tutto questo nelle ore di punta, con file di auto che attendono di essere rifornite. Non dobbiamo dimenticarci che molti impianti sono gestiti da una persona o da nuclei familiari ristretti”.

Secondo Landi il risultato di tutto questo è che “per non far aspettare i clienti il benzinaio si porta il lavoro a casa. Dopo 10 ore di lavoro, si mette a compilare quelle 50-60 fatture”. Il presidente della federazione mette in risalto anche un’altra conseguenza negativa della fattura elettronica: “Con l’obbligo di fattura elettronica sono aumentati i pagamenti con carta, che se da una parte vanno benissimo perché tracciati, a noi comportano una perdita dovuta alle commissioni bancarie, che vanno dallo 0,5 all’1% dell’importo. Se calcoliamo che ogni 100 euro di rifornimento il benzinaio ha circa 2 euro di guadagno, le commissioni bancarie ci portano via il 40% del piccolo margine che abbiamo”.”

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