Fegica, con i “se” e con i “ma”, non si fa la storia. La storia si fa’ leggendo il presente e prefigurando il futuro

Al di la’ di ogni improvvisazione. Poi bisogna ottenere e coltivare il consenso. Quindi, lottare tutti insieme per costruire una nuova stagione di diritti. Solo cosi’ si cambia lo stato di cose presente. Le scorciatoie demagogiche non portano lontano.

Le grandi trasformazioni non sono “un pranzo di gala, un disegno o un ricamo”: queste comportano la rottura dello stato di cose esistente.

Immaginare che ci sia qualcuno (o qualche avvenimento esterno) che possa aiutare la nostra Categoria ad uscire dalla situazione di estrema difficoltà nella quale si trova (le responsabilità individuali e collettive dovranno essere analizzate compiutamente in un secondo momento) è come se ci aspettassimo che la “cicuta” fosse un farmaco per la cura del mal di denti.

Continuare a dire: se avessi(mo) fatto; se avessi(mo) detto; se ci fossi(mo) comportati diversamente ed avessi(mo) resistito al canto delle sirene o ci fossi(mo) opposti, forse non saremmo in questa condizione, fa parte di quella vocazione all’autocommiserazione che è nemica di ogni forza sociale che abbia la voglia ed abbia maturato coscienza, idea e consapevolezza che il mondo che ruota intorno a noi può essere cambiato. Non c’è niente di immutabile se si ha la coerenza e la capacità di mettere al centro della riflessione politica la volontà di non arretrare di fronte alle difficoltà.

Con un’avvertenza, però: i rapporti di forza possono essere invertiti solo se esiste la volontà di combattere, tutti insieme, una battaglia per i diritti. Per cambiare lo stato di cose presente, quindi, è necessario che ciascuno di noi smetta di auto-commiserarsi o nascondersi dietro litigi da pollaio. C’è bisogno che, con coraggio, ciascuno abbia la voglia di scegliere. Di schierarsi dalla parte giusta della “barricata”. I queruli piagnistei o le affermazioni di chi sostiene (sempre dietro l’anonimato di chi ha paura di scegliere) che tutto quello che si fa’ e che si propone sia un’inutile chiacchiera a vuoto, sono esattamente la somma teorica del disimpegno, cui alcuni tengono: vuoi perchè si sentono privilegiati, vuoi perchè non hanno il coraggio di affrontare la battaglia.

Quante volte ci siamo sentiti dire: “chiudere gli impianti quando altri rimangono aperti è fare un favore ai “crumiri”; oppure quando si propone di non accettare, per protesta, le carte di credito, spesso ci si sente rispondere: “come faccio, rifornisco la Croce Rossa, piuttosto che i carabinieri. Ci vuole un’altro modo di protestare (magari con una fascia al braccio come facevano i giapponesi)”. E via disimpegnandosi. In questo modo, deve essere chiaro a tutti, non si va da nessuna parte: si continua ad affidare la protesta verbosa ai social, si continuano ad indicare le Organizzazioni di rappresentanza come la “genesi del male” ma senza mai fare una proposta o mettere in discussione le proprie certezze.

Un modo un po’ vigliacco di nascondersi sotto le sottane rassicuranti della propria angusta visione del mondo. Un Mondo che spesso non coincide con l’interesse della stragrande maggioranza degli altri colleghi.

E’ la scelta del “si salvi chi può”. Della sopravvivenza. Della corsa sfrenata ad avere un prezzo più basso del collega più avanti. Della scarsa considerazione che, invece, la battaglia è per avere, tutti un prezzo (e un margine) competitivo attraverso la pratica del coinvolgimento di tutti.

E’ il trionfo dell’egoismo più becero. E’ la condanna all’auto-isolazionismo più dannoso e pericoloso perchè può diventare una scelta culturale irreversibile. Ma, che importa -è la considerazione che va per la maggiore- il Mondo è mio e me lo raffiguro come voglio. Un Mondo nel quale io (sempre alla prima persona singolare) non mi devo confrontare con alcuno. Un Mondo nel quale trovo certezze e rassicurazioni. E quando tutto il mio ragionamento dovesse mostrare la corda, posso sempre scaricare sugli altri, scegliendo un capro espiatorio (magari il Sindacato) la mia incapacità di scegliere. Di lottare. Di mettermi al servizio degli altri. Di praticare la solidarietà. Di avere la speranza di costruire un domani migliore.

Come diceva Bob Kennedy a chi gli chiedeva cosa avrebbe fatto per l’America una volta eletto Presidente rispondeva che era poco corretto porre la domanda in questi termini: piuttosto chi pensava in questo modo doveva chiedersi cosa poteva fare lui per l’America. E’ troppo comodo, al di là delle ragioni di ciascuno (che pure non storicizzate hanno pieno diritto di cittadinanza), rifugiarsi all’interno del proprio “piccolo mondo”, lasciando che altri combattano anche per me. Altro che il coraggio delle scelte e della capacità di schierarsi, come dicevamo prima!!!!! E’ proprio per superare questo “guasto culturale”, caratterizzato da un’assenza di (realistiche) proposte e da (accattivanti) proclami roboanti che indicano la luna (cioè l’universo dei rapporti di forza) e poi guardano al dito di un timido miglioramento delle condizioni economiche, che è necessaria una forte ripresa dell’iniziativa sindacale. Una stagione di ascolto e di rilancio di proposte e strategie che sappiano cogliere, e coniugare, gli interessi generali e quelli individuali.

Viene da pensare che senza il quadro normativo definito dalla lotte che questa Categoria ha fatto, unitariamente ed all’interno delle Organizzazioni di Categoria, le richieste che circolano in queste settimane sarebbero ancor meno che velleitarie. Non ci sarebbe, cioè, nemmeno la “piazza” sulla quale andarle a discutere avendo la ragionevole certezza di essere ascoltati. Eppure c’è ancora chi -con un atteggiamento masochistico ed ignorando una letteratura normativa e giuridica- sostiene che gli Accordi sindacali valgano solo per gli iscritti al sindacato, senza porsi la domanda su quale vaso di Pandora tale posizione potrebbe aprire. Quanti accordi one to one potrebbero essere (legittimamente) fatti e quante cancellazioni ispirate dai titolari di impianti raggiungerebbero le Organizzazioni di Categoria.

Eppure lo stesso Tribunale di Roma, in sede collegiale, ha recentemente emesso un provvedimento -inappellato-che ribadisce la titolarità delle Organizzazioni di Categoria più rappresentative a sottoscrivere Accordi con validità erga omnes, insieme al divieto di proseguire nelle intese one-to-one che sono prive di validità. Siamo proprio sicuri che questa posizione è esattamente nell’interesse della Categoria e non di qualche ufficio legale che avrebbe tutto l’interesse a seguire la contrattazione individuale?

Siamo proprio sicuri che un futuro senza rappresentanza sia il futuro che la stragrande maggioranza della Categoria desidera?

Viene da chiedere dove erano questi grandi “innovatori” ed interpreti della “volontà popolare” quando, faticosamente, si costruiva quel sistema di regole che fanno dei Gestori italiani quelli con la normativa più avanzata di tutti i loro colleghi: non solo d’Europa ma, forse, anche del mondo intero. Il problema è che le norme (ed i diritti) ci sono ma l’incuria, l’approssimazione e la superficialità della Pubblica Amministrazione non riesce a farli applicare. Abbiamo bisogno di migliorare le regole che ci sono per costringere tutti, proprio tutti i fornitori, a rispettarle. E chi non le rispetta deve essere messo ai margini del sistema. Questo è il primo dei provvedimenti che devono essere assunti se si vuole davvero perseguire l’illegalità. Altro che moltiplicare adempimenti a carico dei Gestori! Per perseguire questo (ambizioso) disegno, c’è però bisogno che la Categoria -compatta e coesa- sia pronta ad iniziare una lotta i cui esiti non appaiono scontati ma che deve necessariamente essere avviata e combattuta. Mettendo da parte gli egoismi e le visioni di “nicchia”. Offrendo al collega vicino non una piatta elencazione di pii desideri ma una visione strategica complessiva nella quale sia chiaro a ciascuno quali sono le forze da mobilitare e quali gli obiettivi da raggiungere. In questa visione non c’è spazio per rivendicare anacronistiche egemonie: tutti siamo in discussione e tutti sul medesimo nastro di partenza. Il futuro può essere misurato solo sui fatti.

La Fegica è a disposizione per iniziare questo viaggio, consapevole delle difficoltà ma anche della possibilità di raggiungere il traguardo.

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anonimo
anonimo
2 anni fa

ecco il mio presente è di m…a immaginatevi voi cosa sarà il mio futuro la canna del gas o la corda x impiccarmi?

Agnès
Agnès
Rispondi a  anonimo
2 anni fa

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Elisa Carta
Elisa Carta
2 anni fa

parole e parole, nessun accenno al margine da fame firmato dalla triade che stanno affamando l’intera categoria.

Agnès
Agnès
Rispondi a  Elisa Carta
2 anni fa

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Gestore Eni
Gestore Eni
2 anni fa

Siamo seri, il potere contrattuale dei gestori è ormai pari a zero. Ormai esiste solo un prendere o lasciare e infatti, chi può, lascia.

anonimo
anonimo
Rispondi a  Gestore Eni
2 anni fa

infatti se minacciamo in tanti di lasciare vanno loro allo sfascio,dillo anche te prendere o lasciare all eni dove trovano subito un altro gestore:le banche non danno + fido a quelli vecchi figurati ai nuovi!

Gestore Eni
Gestore Eni
Rispondi a  anonimo
2 anni fa

Ma non minacciano in tanti di lasciare. E’ un lento ma costante stillicidio. La differenza reale è chele gestioni attuali sono gestioni che finiscono con il gestore, mentre prima si tramandavano di padre in figlio per decenni. Chi vorrebbe impelagare i propri figli in questo settore allo sfascio?

Agnès
Agnès
Rispondi a  Gestore Eni
2 anni fa

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Massimo Moroni
Massimo Moroni
2 anni fa

a parte il solito blablabla mi sembra di “sentire” il solito sermone domenicale del mio parroco… non siamo più desiderati è chiarissimo. per chi è contento di lavorare “gratis” e sono tanti, non commento. io lascio dopo le ferie. dopo aver provato a contrattare i margini a livello personale, mettendomi fortemente “di traverso” con l’azienda è ampiamente palese che non sono interessati a tenere i gestori sui piazzali e allora… arrivederci e grazie NON È stato un piacere lavorare per voi. dopo le ferie lascio è l’unica cosa sensata che possiamo fare, tutti.

anonimo
anonimo
Rispondi a  Massimo Moroni
2 anni fa

non sono interessati a tenerne 1.ma se tutti molliamo non sono in grado di stare in piedi se poi hai il lavaggio ed il bar e ci paghi l affitto come tanti altri fai il duro non trovano lì x lì un altro gestore.bisogna essere duri, cattivi e fare qualche tiro da matto….d altra parte andare coi lupi si impara a …

Agnès
Agnès
Rispondi a  Massimo Moroni
2 anni fa

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Anonimo
Anonimo
2 anni fa

Potrei essere d’accordo con il fatto che noi siamo stati sempre una categoria divisa, ma allo stesso tempo vorrei fare una riflessione, siete voi sindacati che avete firmato accordi al ribasso pur sapendo che le spese di gestione avrebbero eroso tutto il margine. Oggi si chiede alla categoria di scioperare, ma è difficile farlo quando ormai molte gestioni sono indebitate, e devono incassare giornalmente per coprire i rid e le spese di gestione. Diciamoci la verità non avete avuto il coraggio di rischiare, avete adottato una politica conservatrice, accontentandoci delle briciole e nascondendovi dietro il fatto che c’era la crisi. Io quando ho letto gli accordi mi è stato detto da alcuni vostri delegati sindacali, ( purtroppo era il meglio che potevamo fare ). Ora è tardi chi non ha già chiuso lo farà a breve, e a chi si trova in una situazione debitoria, purtroppo se non ha altre fonti di reddito per rientrare sarà costretto a fallire. Questa è la verità il resto sono solo parole scusatemi l’aggettivo ( per i fessi).

Timpani
Timpani
Rispondi a  Anonimo
2 anni fa

E’ evidente che qualsiasi argomento provenga da un Sindacato venfa inevitabilmente tacciato di essere filosofico o inutile. Il ragionamento di base di questo documento della Fegica serve a chiarire in sintesi che c’è bisogno di serrare le fila e fare un ragionamento complessivo ed unitario. Ma i primi commenti mi danno l’impressione che si vuole andare da una altra parte. Bene. Cosa si propone ? Dove stanno le azioni veramente rivoluzionarie che si vogliono mettere in campo ? E contro chi ? Che fanno gli autoconvocati ? Ma sopratutto dove stanno ? Spariti nel nulla. È facile dire che i margini sono da fame, che ci gogliono 10 centesimi, che si fa’ lo sciopero del servito che poi sciopero non è, che si sono firmati accordi al ribasso come se non si conoscesse la vera storia degli ultimi anni, che i petrolieri pagano le tangenti..tutto molto suggestivo. Ma poi che succede ? Chi incarna oggi la figura del vero paladino dei gestori ? Io vedo solo grandi proclami, grandi frasi ad effetto, molte offese – quelle fanno sempre effetto – e null’altro. Aspetto di sapere a che ora viene fatta la rivoluzione . Ci si vede sotto al solito Bar ? Verso le 13.00 minuto piu’ o minuto meno ? Giusto il tempo per rubare qualche cliente al collega che ha chiuso prima per riposarsi..

anonimo
anonimo
Rispondi a  Timpani
2 anni fa

ormai è tutto già sfasciato la liberalizzazione ha portato a questo l illusione di stare in piedi con le attività collaterali,bar-lavaggi,pagando affitti esosissimi,d altra parte le compagnie hanno invesito e devono rientrare, è stata una pezza peggio del buco.la soluzione non è 1 giorno o 2 disciopero basta mandare una disdetta che si lascia l impianto xchè finanziariamente non si è + in grado di sostenerlo.agosto tempo di ferie,le banche che non danno mica tanti fidi,dove trovano altri gestori lì x lì?va bene qualcuno diventerà gosth,un altro chiuso, ma i bar i lavaggi ?loro dagli investimenti devono rientrare iniziamo tutti a chiamare gli ass.rete e diciamo intanto chiudo …..volete capire che nessuna compagnia è in grado di sostenersi senza di noi .il fatto che l eni voglia aumentare il servito e le ore di apertura non vi ha messo la pulce nell orecchio?

Gestore Eni
Gestore Eni
Rispondi a  anonimo
2 anni fa

Hai già dato la disdetta? Armiamoci e partite? Non sai che ancora ce ne sono tanti che stanno benone?

anonimo
anonimo
Rispondi a  Gestore Eni
2 anni fa

credono di stare benone,ma chi sta ancora meglio è il loro commmercialista e la banca

anonimo
anonimo
Rispondi a  Gestore Eni
2 anni fa

L IP NON PUò PERMETTERSI DI PERDERE NEMMENO 1 IMPIANTO CON L INVESTIMENTO TOTALERG:A LORO I CONTI DEGLI INVESTIMENTI GLIELI FANNO I MATEMATICI E DEVE RITORNARE ANCHE IL MILLESIMO

pippo
pippo
Rispondi a  anonimo
2 anni fa

Ma tu ai chiamato il tuo ass rete per dirgli per dirgli : chiudo ? Siamo sicuri che una compagnia muoia senza gestore ? Io no Ti ricordo che il 30% del carburante è venduto senza gestore ,portarlo al 60 ci vuole nulla Aumento del servito e delle ore di apertura ? è gratis !!! non costa nulla alla società,anzi certi coglioni lo vanno a chiedere
la mia socc mi ha chiesto delle ore dopo l orario ,certo a 30 € ora +iva ,come non detto
Oggi devo dare ragione a Timpani che chiede l unita e concretezza di tutti ,e come dice la Fegica si deve guardare al presente ,quel poco che si è fatto ? prima non serve a nulla . Auspico una riunione di TUTTE le sigle sindacali e senza se e senza ma si inizi una lotta non dura ma durissima fatta di scioperi e boicottaggi ,mettendo in testa a tutti CHE NOI VENDIAMO BENZINA ;NOI DETTIAMO LEGGE TUTTO IL RESTO DEVE DIVENTARE PROBLEMA LORO

anonimo
anonimo
Rispondi a  pippo
2 anni fa

certo che l ho chiamato ed anche il capoarea.il 30% è una cosa il100%100 un altra e poi scusa la risposta te la sei data da te : la compagnia ti ha chiesto delle ore dopo l orario cosa vuol dire se non ci servi non te lo chiedono cè il s.s …..anticipi subito i soldi col s.s almeno 10giorni,ci paghi gli oneri di gestione,presidi l impianto magari ci paghi l affitto poi se cè il bar ed il lavaggio la frittata è fatta fatti i conti e vedrai che tornano a…dimenticavo dagli investimenti del bar e del lavaggio loro devono rientrare

pippo
pippo
Rispondi a  anonimo
2 anni fa

Capiamoci :loro mi chiedono piu ore perche sono gratis gpl e metano non sono self chiaro .A dimenticavo veramente credi che ad ENI interessino qualche centinaio di bar o lavaggi ? i costi li scaricano dalle tasse in un mese .I conti purtroppo sono i gestori ,non tutti ,che non se li sanno fare la risposta del capo area ? resti con l aumento e sgravi ,o lasci ?

anonimo
anonimo
Rispondi a  pippo
2 anni fa

x via di un centinaio sono di più,e comunque calcola che bar e lavaggio è un bel investimento e anche loro devono fare utili,poi un impianto di lavaggio chiuso deperisce.quando un mio collega eni ha mollaTO L IMPIANTO L ASS.RETE HAGIRATO COME UN MATTO ANCHE NEGLI IMPIANTI DELLA CONCORRENZA X TROVARE UN GESTORE.CREDI CHE UN 10/15% DI IMPIANTI CHIUSI è UNA BELLA PERDITA.

Moreno Parin
Moreno Parin
Rispondi a  Timpani
2 anni fa

caro Roberto, ho letto il vostro documento, e non mi sono per nulla entusiasmato, ma non lo commento, però questa tua reazione mi lascia perplesso, molto perplesso, perché vedo un deciso allontanamento dalla realtà, pazienza, i gestori se ne faranno una ragione… e anche voi.

Timpani
Timpani
Rispondi a  Moreno Parin
2 anni fa

E’ un documento generale rivolto alla unita’. Ci dovevamo mettere che i cali non vengono rimborsati, che i margini sono bassi, che le divise non si devono pagare , che la fattura elettronica va abolita etcv. Mi pare che lo abbiamo scritto im questo mese molte volte . Questo documento ha una altra finalita’. Puo’ deludere se lo si considera isolato. Stavolta caro Moreno me ne faccio io una ragione . Attendo con ansia che cosa fanjo gli altri ..

Giank
Giank
Rispondi a  Timpani
2 anni fa

I sindacati sanno meglio di noi che il nostro potere contrattuale è ridotto al lumicino. Serrare le fila? Non vi siete accorti che non c’è più un esercito (se mai c’è stato)? Io non addosso ai sindacati più colpe di quelle che hanno, ma aspetto ancora una spiegazione seria del perchè fu firmato un accordo Eni come quello del 2014 e in cosa avrebbe migliorato la nostra condizione.

Massimo Fegica
Massimo Fegica
Rispondi a  Giank
2 anni fa

Ciao Giancarlo, lo sai che ti voglio bene … 🙂 La tua domanda ha già una risposta nella premessa del tuo intervento. Il nostro potere contrattuale… morto a mio avviso in un altro accordo quello Eni del 2009 ma già venivamo da un periodo non proprio idilliaco. E’ la storia del sindacato e di questo settore che dovremmo conoscere bene per evitare gli stessi errori. Tu come me sai benissimo che l’accordo Eni del 2014 ha contribuito a portare il 90% dei gestori a riuscire a rimanere ancora sugli impianti. Quegli stessi gestori che avevano dato il loro assenso a lavorare donando l’80 % del proprio margine per la vendita in iperself. Quell’accordo aveva lo scopo di salvare quei colleghi (scusami ma fatico a definire “nostri”) che pensavano di fottere il collega concorrente ungendo di sapone il cappio con cui si stavano strozzando. Certo per noi che avevamo agito in tutt’altra direzione è stato un accordo talmente peggiorativo che ancora oggi non riusciamo a farcene una ragione. Lo so che questa è una spiegazione un pò sindacale e che fatico a riscrivere anch’io che come te ci ho rimesso. Ma è forse l’unica realmente esistente…

anonimo
anonimo
Rispondi a  Massimo Fegica
2 anni fa

quando dico che la maggior parte dei gestori non sa farsi i conti voglio ribadire che tanti gestori hanno scavato la fossa x sè e x gli altri

Gestore Eni
Gestore Eni
Rispondi a  Massimo Fegica
2 anni fa

Massimo hai capito perfettamente il senso retorico della mia domanda. Quello che però, a mio parere, il sindacato dovrebbe chiedersi, è se sia meglio tutelare gli accorti o gli spericolati.

anonimo
anonimo
Rispondi a  Timpani
2 anni fa

infatti bisogna morire ma stare uniti:si farà un funerale di stato già che siamo in tanti ma…chi lo paga le compagnie o lo stato o i sindacati?

il gestore
il gestore
Rispondi a  Timpani
2 anni fa

primo contro le compagnie,blocco a tempo indeterminato carte petrolifere.

Antonio
Antonio
Rispondi a  Timpani
2 anni fa

“Bene. Cosa si propone ? Dove stanno le azioni veramente rivoluzionarie che si vogliono mettere in campo ? E contro chi ? Che fanno gli autoconvocati ? Ma sopratutto dove stanno ? Spariti nel nulla”

“Chi incarna oggi la figura del vero paladino dei gestori ?”

Questa è la verità, semplice e chiara, tutto il resto è filosofia.

anonimo
anonimo
2 anni fa

e allora stiamo uniti vicini vicini a soffrire e fallire:ma che soluzione proponete oltre che restare uniti volete dire mal comune mezzo gaudio? e quando siamo tutti uniti e coesi cosa si fa un girotondo o le banche fanno un fallimento collettivo xchè in pratica è che siamo senza soldi e non riusciamo ad andare avanti.io se anche mi impicco la banca i soldi li vuole dai miei familiari!

il gestore
il gestore
2 anni fa

un mio ex collega (ora in pensione)…mi diceva …”i nostri rappresentanti di categoria quando firmano gli accordi economici di colore ,NON SONO BENZINAI O FANNO UN ALTRO LAVORO”

max
max
2 anni fa

per poter vendere senza gestore la compagnia e costretta a ridurre il proprio guadagno se vuoi fare litri certo non fa la fame come noi. Ci chiedono di fare più ore sull’impianto la sicurezza dove la mettiamo.
provino l’oro a stare 12 ore sull’impianto a 44 gradi sul cemento teste piene!

anonimo
anonimo
Rispondi a  max
2 anni fa

è x quello che non vuole perdere i gestori:la società guadagnerebbe molto meno.

Alex
Alex
2 anni fa

I leoni della tastiera,
noi non possiamo andare da nessuna parte se nonostante tutto abbiamo ancora il coraggio di non ammettere la realtà,
quando nel articolo è riportato dettagliatamente una profonda sintesi di quello che sono le gestioni,
ed i commenti ne confermano l’autenticità della descrizione.
Quello che mi scandalizza di più sono i commenti di qualcuno che con affermazioni aleatorie vuole raccogliere gli applausi dei gestori.
Questo atteggiamento che stà maturando fra noi è lo stesso che dopo lo scontone ha permesso al azienda di fare contratti one tu one dove i gestori erano certi di vendere un sacco di barili al fai da te con un margine poco inferiore che avrebbero recuperato con il maggior flusso di cipreg.
Questo era quello che i gestori hanno firmato con le proprie mani senza l’aiuto di nessuno. Un margine illusorio che in realtà erano 9.35 millesimi perché quello che era la promessa aziendale veniva vanificato da una martellante pubblicità che la compagnia in modo molto mirato aveva effettuato verso tutte le aziende munite di multicard. Tutto questo vanificava quel margine illusorio del gestore mentre l’azienda si liberava dello sconto che praticava in fattura hai possessori di multicard. Ricordo bene, così come non ho dimenticato le offese subite dal mio ex agente che non perdeva occasione per ricordarmi che su 102 impianti ero l’unico a non aver firmato. L’accordo del 2014 è servito x dare un minimo di resoiro a chi si era firmato la propria condanna riportando il margine a 30 millesimi. Per la massa di laureati in matematica è stato una grande vittoria, per quei pochi che non abbiamo firmato, una grande sconfitta. Oggi nessuno ricorda i sorrisini dei primi giorni quando alcuni colleghi dopo la firma aspettavano conguagli a 4 zeri ??
Dobbiamo essere coscienti della nostra ignoranza e non dimenticare sempre il padre delle proprie sconfitte.

anonimo
anonimo
Rispondi a  Alex
2 anni fa

infatti lo ripeto tutti i gestori si facciano i conti con carta e penna.

fw14
fw14
2 anni fa

Che la distribuzione carburanti attraversi un momento drammatico
e sotto gli occhi di tutti, l’analisi fatta ricalca nell’articolo
tutti i temi dolenti, purtroppo la via di uscita non sara’
semplice, come non sara’ semplice trovare un punto di convergenza
generale.
voglio prendermi la responsabilita’ di gettare un’idea o meglio
3 punti nella quale convergere tutti indistintamente abbandonando
pregiudiziali arcaiche e controproducenti
3 punti dalla quale ripartire tutti insieme

1 disdetta di tutti gli accordi in essere

2 prezzo di cessione uguale per tutti,(nella regione o tradin area)
con tavoli sulle zone di confine

3 i nuovi accordi collettivi devono prevedere l’applicazione
della legge sulla concorrenza e dovranno essere atto esecutivo

Tornare alle origini della 32/98 e accordi interprofessionali
per ridare regole certe e rispettate .
Un obbiettivo ambizioso, che necessita la collaborazione di tutti

aprire una stagione di assemblee sindacali generali con la partecipazione di tutte le sigle e tutti i gestori informare
sostenere ricreare una rete di solidarieta’

GRAZIE
GARAU GABRIELE GAIA

Mimmo
Mimmo
2 anni fa

Solo grandi proclami da un sindacato che va a caccia di tesseramenti,e poi firma accordi vessatori con le compagnie, siete forti con i deboli e deboli con i forti,restate sono in piedi grazie a quei poveri gestori che ancora ci credono,ci avete nascosto per due anni quello che già eg stava facendo al nord e ci avete affossato,quando sara completamente estinta la categoria gestori sarete estinti pure voi ! Manca poco

Timpani
Timpani
Rispondi a  Mimmo
2 anni fa

Di Eg e di quello che stava facendo in Europa ne abbiamo parlato eccome. Solo che nel resto del mondo non esiste una figura paragonabile al gestore italiano. Si presentarono a noi e ai gestori – credo che anche tu o i tuoi colleghi avete partecipato agli infobtri a fine 2017 – come un gruppo che non avrebbe cambiato una virgola rispetto alla Esso..

Agnès
Agnès
2 anni fa

Buongiorno
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