Frodi carburanti, “no” della Ue al reverse charge in Lituania

Staffetta Quotidiana – Applicare il reverse charge al commercio dei carburanti non è una soluzione appropriata per combattere le frodi e l’evasione IVA. Ad affermarlo è la Commissione europea nella decisione in risposta alla richiesta della Lituania, adottata lo scorso 17 giugno.

Il paese baltico, si legge nella decisione, sostiene che l’introduzione della misura di deroga sia necessaria per lottare contro le frodi nel settore dei prodotti petroliferi. Tali prodotti sono acquistati da soggetti passivi in altri Stati membri e, prima di essere consegnati ai commercianti al dettaglio o direttamente ai consumatori, lungo la catena si effettuano numerose operazioni fra operatori inadempienti che non pagano l’IVA dovuta al bilancio dello Stato. Secondo la Lituania circa il 5-6 % della benzina e del gasolio sul mercato lituano è oggetto di un commercio fraudolento, che sottrae circa 20 milioni di euro l’anno al bilancio dello Stato.

L’esecutivo Ue, si legge nella decisione, ha sempre adottato un’impostazione moderata e prudente affinché le deroghe non compromettano il funzionamento del regime generale dell’IVA, siano di portata limitata, necessarie e proporzionate.

Qualsiasi deroga al sistema di pagamento frazionato, sottolinea la Ue, va pertanto utilizzata in ultima istanza e come misura di emergenza e deve offrire garanzie quanto alla necessità e alla natura eccezionale della deroga concessa.

Le deroghe relative al meccanismo di inversione contabile sono prese in considerazione solo quando i beni in questione non possono arrivare allo stadio del consumo finale, un contribuente debole è sostituito da un contribuente più affidabile e non vi è alcun rischio di frode nel commercio al dettaglio o verso altri Stati membri che non utilizzano il meccanismo.

La Commissione osserva che “l’introduzione dell’inversione contabile innesca una tendenza a traslare la frode più a valle nella catena dell’approvvigionamento a livello di commercio al dettaglio. La causa risiede nel fatto che il commerciante al dettaglio acquista i prodotti in esenzione dall’IVA e, dopo aver aggiunto l’IVA sulla fornitura successiva, può far perdere le proprie tracce con l’importo IVA ricevuto dall’acquirente. Considerato l’elevato numero di operatori al livello di commercio al dettaglio, questa eventualità sarà ancora più difficile da controllare.

In secondo luogo, l’esecutivo comunitario osserva che la benzina e il gasolio sono beni di consumo particolarmente sensibili alle variazioni di prezzo e i consumatori/acquirenti sono disposti ad attraversare la frontiera per ottenere il miglior prezzo. Tenuto conto di questa sensibilità del mercato, secondo la Ue esiste il rischio che la frode si trasferisca verso gli Stati membri limitrofi. L’introduzione dell’inversione contabile incentiva gli operatori commerciali disonesti degli Stati membri limitrofi ad acquistare benzina in esenzione dall’IVA in Lituania per rivenderla in altri Stati membri. Gli Stati membri limitrofi non saranno informati dell’arrivo sul loro territorio di benzina acquistata altrove in esenzione dall’IVA da tali operatori commerciali disonesti.

Inoltre, una deroga non costituisce in nessun caso una soluzione di lungo termine, né può sostituirsi ad adeguate misure di controllo per il settore e i soggetti passivi. La Lituania ha introdotto un certo numero di misure di controllo e alcune di esse si sono rivelate efficaci. In particolare, sono state rafforzate le norme applicabili agli scambi commerciali dei prodotti petroliferi, per cui gli operatori commerciali devono essere titolari di una licenza. Nel 2017 71 imprese risultavano essere titolari di una siffatta licenza per la vendita all’ingrosso; dovrebbe pertanto, conclude la Ue, essere possibile per la Lituania controllare un numero così modesto di operatori commerciali.

Si possono prevedere ancora altre misure, quali per esempio un migliore controllo delle domande di rimborso, compresi i controlli in loco, attribuire la responsabilità in solido al cliente dell’operatore inadempiente, se era a conoscenza o avrebbe potuto essere a conoscenza del fatto che, mediante il proprio acquisto, stava partecipando a un’operazione connessa alla frode all’IVA, ecc.

In passato la Commissione aveva comunicato la propria intenzione di respingere una richiesta di deroga presentata da un altro Stato membro al fine di applicare il meccanismo di inversione contabile agli stessi prodotti. Tale Stato membro aveva quindi deciso di ritirare la richiesta.

La Commissione è dunque pervenuta alla conclusione che una deroga che consenta di applicare il meccanismo di inversione contabile nel settore dei prodotti petroliferi e degli additivi “potrebbe avere un impatto negativo per quanto riguarda le frodi nel commercio al dettaglio e su altri Stati membri. Tale soluzione non è pertanto considerata appropriata per contrastare la frode che si riscontra nel settore in questione”.

Sarebbe invece “opportuno reperire una soluzione a un livello più ampio che contempli misure di controllo idonee, fra cui disposizioni per indagini più rapide ed un’azione penale più efficace”.

Per gentile concessione di Staffetta Quotidiana 

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che teorema! si chiude le pompe bianche ,la gdo,i depositi tutti a logo tutti lo stesso prezzo controllato dallo stato:non ci serve un nobel della matematica x risolvere il problema piuttosto ditemi che nessuno vuol risolverlo xchè cè troppa magnaria.il sapone che parla di reverse charge sa almeno quello che dice .