Rete carburanti, riaprire il dialogo

Staffetta Quotidiana – Tornare a una normalità di rapporti inter-associativi. Lo scrivevamo poco più di una settimana fa all’indomani della piattaforma unitaria lanciata dalle associazioni dei gestori. Lo ripetiamo oggi aggiungendo un altro elemento al dibattito: la lunga intervista al presidente di Assopetroli Assoenergia Andrea Rossetti, che partendo proprio dal “richiamo” dei gestori, mette in fila le tante questioni aperte nel settore, dalla persistente emergenza delle frodi al “ritorno” del tema razionalizzazione, dai temi fiscali a quelli contrattuali, dal nervo scoperto dell’extrarete ai rapporti con l’Unione Petrolifera, fino ai temi politici più attuali, come la rimodulazione dei sussidi ambientalmente dannosi e le novità sull’Ecobonus.

Per quanto riguarda in particolare la rete carburanti, porre l’accento sulla necessità di un dialogo franco e costruttivo tra le diverse articolazioni della filiera significa opporsi alle spinte di disgregazione che riguardano il settore ma anche il quadro più generale. E significa cercare le vie per elaborare una risposta ai problemi che nascono dalla polverizzazione della rete, questione denunciata per la prima volta dal presidente di Unione Petrolifera Claudio Spinaci. Una risposta a questo fenomeno ancora non c’è, dal punto di vista delle regole e degli assetti di mercato. Mentre è certo, fatti salvi i distinti e a volte contrapposti interessi, che quella della disgregazione e della contrapposizione frontale, è strada da evitare.

Le ondate di liberalizzazioni, non accompagnate da un presidio normativo adeguato, oltre a determinare una parcellizzazione del mercato, hanno portato con sé un aumento esponenziale dei fenomeni di illegalità. E in assenza (o nel silenzio) di leader riconosciuti di mercato, le associazioni giocano un ruolo importante nel tracciare una strada verso nuovi assetti ed equilibri.

Le associazioni in questi anni hanno visto cambiare le rispettive compagini, in linea con le evoluzioni del mercato, con una riduzione del “peso specifico” di UP nell’ultimo anello della filiera e l’emergere di soggetti come EG Italia che, per dimensioni e approccio, rappresentano una novità tutta da decifrare – se non altro perché il modello attuato all’estero è difficilmente replicabile tal quale nella realtà italiana.

In questo contesto, Rossetti reclama l’importanza di una forte presenza degli indipendenti, pur riconoscendo che esiste un problema di arretratezza di alcune parti della rete. Respingendo però come non attuale l’idea di imporre nuovi piani di razionalizzazione, attraverso un’azione “diretta” (con la chiusura degli impianti “inefficienti”) o “surrettizia” (attraverso l’imposizione di oneri che possono spingere fuori dal mercato gli operatori meno attrezzati). Il tutto, chiaramente, in difesa degli interessi della categoria degli “indipendenti”, che rappresentano dunque solo una parte (per quanto numericamente maggioritaria) della rete.

I vertici delle associazioni delle compagnie e dei retisti sono saldamente in sella, hanno il tempo e la forza di parlare e ragionare, senza dover rinunciare ai rispettivi legittimi interessi. Una collaborazione tanto più importante se si considera che il fenomeno delle frodi è tutt’altro che risolto. Anche per questo, dopo il muro contro muro degli ultimi mesi, è importante che si torni a parlare e confrontarsi sulla concretezza e l’attuazione delle soluzioni proposte. Senza inquinare il dibattito con tatticismi, elementi estranei e accuse strumentali.

In questo scenario bisogna affrontare, per esempio, il tema delle frodi per quello che è, lasciando a un altro tavolo (non in secondo ordine) la questione contrattuale e i comportamenti “spregiudicati” di alcuni proprietari di impianti, come li definisce lo stesso Rossetti.

Tanto più è importante il dialogo tra i corpi intermedi e le istanze della rappresentanza in un momento in cui la politica è preda di uscite estemporanee – fenomeno lampante nella pletora di sottosegretari e vice ministri che hanno improvvisamente scoperto una passione per i problemi della rete carburanti, con l’unico risultato di aver disorientato un intero settore.

Un’assenza, una mancanza di volontà politica chiara che, insieme all’inerzia dell’amministrazione, lasciano affiorare pensieri cupi sulla permeabilità alle istanze del mondo criminale che sta acquisendo posizioni nel mercato.

Anche per questo, in un contesto politico e sociale (oltre che economico) sempre più deteriorato, chiunque scelga la strada del dialogo, senza infingimenti e doppi fini, darà il proprio contributo a ricucire questo tessuto sfibrato. Operazione sempre meritoria, ma ancor di più in tempi come questi.

Per gentile concessione di Staffetta Quotidiana 

7
Lascia un commento

avatar
  Sottoscrivi  
più nuovi più vecchi più votati
Notificami
anonimo
Ospite
anonimo

è giusto dialogare,x loro,intendo si va avanti col tempo e loro incamerano soldi a nastro sulle ns fatiche.e poi quelli che siedono ai tavoli sono sempre quelli solo che cambiano posto spinaci è una vita che gira,ex amm.del. di erg,squeri ecc.ecc.

Giovanni Ruiu
Ospite
Giovanni Ruiu

Dialogo? Ancora???!!! Fateci un favore: PIANTATELA DI PRENDERCI X IL CULO… I problemi che affliggono la categoria, li conoscono anche i sassi.. La verita’ è una sola: non vene frega nulla dei gestori; o meglio.. Ci volete solo x poterci sfruttare fino al midollo osseo e scaricarci addosso tutte le spese.. Qui si sprofonda sempre più .. Forse sara’ meglio cambiare lavoro…

anonimo
Ospite
anonimo

oggi i parlamentari pensano ai riders,ma quando è che pensano a noi?il dialogo serve solo a temporeggiare e spremerci come i limoni.

pippo
Ospite
pippo

Assopetroli e assoenergia chi rappresenta ?

Alex
Ospite
Alex

BISOGNA DIALOGARE PER METTERE FINE AL CAPORALATO ED AVERE IL CORAGGIO DI PIANIFICARE DELLE STRATEGIE COMMERCIALI SERIE

Kazunori
Ospite
Kazunori

Per dialogare bisogna essere in due …se la controparte è un muro di gomma ,il dialogo è già finito .

Massimo Moroni
abbonato
Massimo Moroni

Solo ed esclusivamente chiacchiere da bar… ai governi succedutesi fin qui non interessa minimamente dei gestori, siamo solo carne da macello. Riprova ne è il fatto che è legge il reddito minimo garantito dignitoso per i cosiddetti “riders”… si evince che in Italia esistono due tipi di partita iva: i gestori e gli altri… solo che i gestori non sono lavoratori degni di questa repubblica basta osservare le continue vessazioni di stato a cui siamo sottoposti… a fine anno chiudo… statemi bene