Attacco agli impianti di petrolio in Arabia. Trump autorizza l’utilizzo delle scorte strategiche

L’attacco di sabato che ha colpito il giacimento di Khurais, uno dei principali dell’Arabia saudita, e Abqaiq, il sito in cui ogni giorno vengono processati sette milioni di barili di greggio, dove sono state colpite 15 strutture diverse (secondo una valutazione del governo americano) e che è stato ridotto a “un rottame”, avrà conseguenze. “Abqaiq è il cuore del sistema e ha appena avuto un infarto”, spiega al Wall Street Journal Roger Diwan, consulente petrolifero per Ihs Markit, sottolineando che è ancora impossibile prevedere le conseguenze esatte del raid di ieri rivendicato dagli houti yemeniti ma attribuito dagli Stati Uniti all’Iran. “Abqaiq è forse uno sei siti più importanti del mondo per l’approvvigionamento di petrolio.

La produzione di petrolio nazionale è stata tagliata di 5,7 milioni di barili al giorno dopo l’attacco a due impianti petroliferi di proprietà della compagnia statale Aramco, lo ha reso noto la stessa Aramco. Lo stop colpisce oltre la metà della produzione totale di petrolio dell’Arabia Saudita. Il presidente di Aramco, Amin Nasser, ha dichiarato che sono in corso lavori per ripristinare la produzione e un aggiornamento verrà fornito entro circa 48 ore.

I prezzi del greggio balzeranno dopo l’attacco. Se il blocco della produzione è esteso, sarà probabile che si ricorrerà al rilascio di Riserve petrolifere strategiche da parte dei paesi dell’Agenzia internazionale per l’energia. In ogni caso, il rischio di una escalation di rappresaglie, che porterà a un ulteriore aumento dei prezzi del petrolio, è aumentato in modo significativo”, ha spiegato in una intervista al Guardian Robert McNally, del Gruppo per l’energia Rapidan.

Il sito in cui dal petrolio appena estratto vengono rimosse le impurità solforose. Il petrolio viene quindi trasformato in greggio dolce, pronto per essere trasportato nelle raffinerie dove sarà ulteriormente trattato. Una fonte informata citata dal quotidiano americano ha confermato che la produzione di greggio dell’Arabia saudita è stata “pesantemente colpita” dal raid di ieri. Gli incendi divampati sono stati contenuti, si è limitato a spiegare  il chief executive di Aramco, Amin Nasser anticipando notizie più precise entro le prossime 48 ore.

Riad ha sospeso la produzione di 5,7 milioni di barili al giorno, più della metà della sua produzione complessiva, e più del cinque per cento della produzione globale. La borsa saudita, il Tadawul, ha perso il tre per cento e gli investitori scommettono per l’aumento del prezzo del petrolio all’apertura dei mercati asiatici nelle prossime ore.

Intanto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato di aver autorizzato l’uso delle risorse petrolifere strategiche, dopo gli attacchi agli impianti sauditi.Su Twitter, Trump ha spiegato di aver autorizzato l’utilizzo “se necessario, in un importo da determinare, sufficiente per mantenere i mercati ben forniti. Ho anche informato tutte le agenzie per accelerare le approvazioni degli oleodotti attualmente in attesa di autorizzazione in Texas e in altri Stati”.

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pippo
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pippo

Trump Si è dimenticato di tranquillizzare i retisti visto che hanno subito alzato il prezzo ,anche di quello nelle cisterne Forse pensano di essere bombardati ?

max
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max

speculazione la richiesta e inferiore alla produzione !!! non sanno più cosa inventarsi per poter vendere