Milano, il Tar da ragione ai residenti che non vogliono un nuovo distributore Q8

Battaglia vinta dagli abitanti, il Comune paga i danni e insieme a esso li paga anche la Kuwait Petroleum, meglio nota come Q8. Il grande distributore di benzina che doveva sorgere (anzi, risorgere) all’inizio di via dei Missaglia non si farà. Una lunga serie di delibere delle giunte Pisapia e Sala che aprivano le strade al progetto del colosso petrolifero, viene spazzata via dalla decisione del Tar che accoglie su tutta la linea i ricorsi che sette abitanti della zona (altri ventitré si sono ritirati strada facendo) avevano presentato per bloccare l’opera, appoggiati dall’opposizione a Palazzo Marino e da Lega Ambiente.

A risultare decisivo, nella decisione del Tar, il pericolo denunciato fin dall’inizio dai contestatori: la contaminazione della falda acquifera per colpa degli idrocarburi. Un pericolo reso concreto dalla presenza a ridosso dell’area di tre pozzi utilizzati per il prelievo dell’acqua potabile.

La sentenza riassume bene l’ostinazione con cui il Comune ha appoggiato i piani della Q8: a partire dal 23 giugno 2011 si susseguono ben quindici delibere, pareri e provvedimenti tutti a favore del progetto, culminati – nonostante l’opposizione del quartiere – nell’autorizzazione a costruire dell’agosto 2012 e prorogata a ripetizione, fino all’ultimo rinnovo dell’ottobre 2018.

La linea del Comune e della Q8 è sempre la stessa: non si tratta di un nuovo distributore, ma di una semplice ristrutturazione di quello vecchio e pertanto non vanno applicate le norme a tutela della salute pubblica previste dalla legge. Inoltre, secondo l’assessorato alla mobilità, i lavori per il distributore erano necessari per realizzare il parcheggio di interscambio bici-auto-metrò di piazza Abbiategrasso.

Per i giudici del Tar, però, il diritto alla salute viene prima dei bisogni viabilistici. La norma che vieta la presenza di depositi tossici (quali sono a tutti gli effetti i serbatoi di benzina e gasolio dei distributori) a meno di 200 metri dai pozzi si applica in pieno al progetto. Ed è irrilevante che finora non ci sia stata contaminazione: la norma «non impone l’accertamento di un pregiudizio concreto, ma impone regole dettate al fine di precluderne in radice la creazione».

Fonte: Il Giornale.it

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Gestore Eni
Gestore Eni
11 mesi fa

Si parla tanto di ambiente e poi si continua a disseminare serbatoi dappertutto. A quando una legge che metta finalmente una moratoria sulla costruzione di nuovi impianti, dato che ce ne sono già troppi e molti pure chiusi?