La fotografia dell’Unione Petrolifera sulla Rete Carburanti

Lo stato del settore secondo il preconsuntivo di Unione petrolifera. Pompe bianche in aumento e calo generalizzato degli investimenti, upstream in petrolio e gas. Report Unione Petrolifera

Il numero dei punti vendita che compongono la rete carburanti nel 2019 si è attestato a 21.700, sostanzialmente analogo a quello del 2018. Da quest’anno, per la prima volta, è disponibile una rilevazione nazionale ufficiale dei punti vendita resa possibile dall’Anagrafe carburanti istituita presso il Mise. Cresce il peso delle cosiddette “pompe bianche” che rappresentano il 30% del totale, mentre il restante 70% fa capo alle principali compagnie petrolifere e a soggetti terzi che espongono il loro marchio. Negli anni la rete è stata oggetto di una progressiva polverizzazione al punto che i 21.700 impianti presenti in Italia espongono oggi oltre 200 marchi.

La scarsa efficienza della rete, derivante anche dai fenomeni di illegalità, ostacola il necessario ammodernamento. I vari interventi legislativi volti a digitalizzare l’intera filiera distributiva e permettere alle Autorità preposte di dotarsi degli strumenti per effettuare controlli più mirati e tempestivi, vanno nella giusta direzione ma c’è ancora molto da fare. È necessario accelerare la trasformazione della rete carburanti, un’infrastruttura al servizio del Paese e punto di contatto con i cittadini, in “Punti vendita energia per la mobilità” multiprodotti e multiservizi mantenendone il ruolo sociale.

Nel 2019 i consumi petroliferi italiani si stimano intorno ai 60,5 milioni di tonnellate, -0,7% rispetto al 2018. A fronte di una flessione dei volumi di gasolio autotrazione (-0,9%), dopo 20 anni si rileva un aumento di quelli della benzina (+0,5%). Incremento del 3,8% per il gpl auto. Segnale di un cambiamento nelle preferenze degli automobilisti legate alle incertezze determinate da divieti e blocchi alla circolazione per le motorizzazioni diesel.

I prezzi industriali (al netto delle tasse) dei carburanti rete hanno seguito l’andamento dei prezzi internazionali dei prodotti raffinati (Platts), posizionandosi in media al di sotto di quelli dell’area euro con uno “stacco Italia” ponderato (benzina+gasolio) negativo per 3 millesimi al litro.

A livello mondiale il petrolio si conferma la prima fonte di energia con una quota del 31%, seguita dal carbone con il 27% e dal gas con il 23%, fonti che complessivamente hanno soddisfatto, come lo scorso anno, l’81% della domanda totale di energia. Nel settore dei trasporti (merci e persone) il peso dei prodotti petroliferi si conferma intorno al 92%.Nel 2020, stando ai dati Aie, si attende un ulteriore aumento della domanda fino a 101,5 milioni b/g (+1,2 milioni b/g).

I prezzi del petrolio (Brent) nel 2019 hanno quotato in media 64,5 dollari/barile, in calo del 9% rispetto allo scorso anno (71 dollari/barile), sebbene in un contesto di elevata volatilità alimentato da tensioni geopolitiche e commerciali. Per quanto riguarda il 2020, stimiamo che in media i prezzi si dovrebbero muovere nella forchetta 65-70dollari/barile. La sostanziale debolezza dei prezzi ha pesato sulle politiche di investimento che si sono limitate ai progetti con ritorni nel breve-medio periodo. Si stima che nel 2019 gli investimenti in E&P si attesteranno a 403 miliardi di dollari, in lieve progresso rispetto al 2018 (+4%, il terzo consecutivo dal 2016), ma lontani dal picco di 726 miliardi del 2014 (-45%).

Nel 2019 i consumi complessivi di energia si stimano pari a 161 MTep, con una riduzione dell’1,2% rispetto al 2018, dovuta non solo a cause di natura climatica – temperature più miti rispetto allo scorso anno -ma soprattutto al contesto economico in stagnazione che ha rallentato le attività industriali, in particolare di quelle energy intensive.

Il gas, unico a crescere (+4%), si conferma la prima fonte di energia del Paese con un peso del 38,5%, sostenuto dal recupero della produzione termoelettrica dovuto alle minori importazioni di energia elettrica (-13,9%), per la fermata del nucleare in Francia (da cui l’Italia dipende per oltre il 33% del proprio fabbisogno), e alla maggiore competitività degli impianti a ciclo combinato a gas rispetto ai solidi che hanno evidenziato un calo del 30%. Il petrolio, stimato sui 58,2 MTep (-0,7%), si conferma la seconda fonte con un peso di circa il 36%.

Sostanzialmente costanti le rinnovabili in quanto la frenata dell’idroelettrico (-8%) è stata compensata dall’incremento di fotovoltaico (+9,5%) ed eolico (+12,6%).

La fattura energetica si stima per il 2019 sui 39,6 miliardi di euro, in calo di 3,2 miliardi di euro rispetto al 2018 (-7,4%) e inferiore di 25 miliardi di euro rispetto al picco del 2012 (-39%). Il peso sul Pil scende al 2,2% rispetto al 2,4% del 2018. In aumento dell’1,3% le importazioni di greggio (52,5 milioni di tonnellate) ed in calo del 10,5% la produzione nazionale di greggio (4,2 milioni di tonnellate).

Complessivamente l’Italia ha importato 64 tipi di greggio da 24 Paesi diversi. L’Iraq risulta il principale Paese fornitore (peso 20,1%), seguito da Azerbaijan (16,8%) e Russia (15,3%), mentre diminuisce il contributo dell’Arabia Saudita (da circa il 12% al 7,8%). L’ex Urss diventa la prima area di provenienza (38,8%). In calo del 3% lei mportazioni di prodotti finiti, pari a 16,5 milioni di tonnellate, per la forte contrazione dei volumi di virgin nafta (-46,7%) e olio combustibile (-39%). In diminuzione anche le esportazioni (28,2 milioni di tonnellate, -5,5%) che, contribuendo alla bilancia commerciale per 12,6 miliardi di euro, rappresentano il 96% del nostro export energetico.

Il costo del barile di greggio importato nel 2019 è diminuito di circa 6 dollari/barile (-8,4%), che si è tradotto in un calo di 2,1 euro/barile (-3,5%) per il forte indebolimento dell’euro rispetto al dollaro (-5,1%). Nonostante il calo del costo del greggio e la lieve flessione dei consumi, la fattura petrolifera netta è stata molto vicina a quella dello scorso anno, sui 22,3 miliardi di euro, con un minore esborso di appena 260 milioni (-1,1%) rispetto al 2018, per effetto delle minori esportazioni e della minore produzione nazionale di greggio. Il peso sul Pil è stato pari all’1,3% analogo a quello del 2018.

Nel 2020, nell’ipotesi di un prezzo del greggio compreso tra 65-70dollari/barile, consumi e cambio sui livelli del 2019, la fattura petrolifera potrebbe oscillare da un minimo di 22 miliardi di euro ad un massimo di 24 miliardi.

Report Unione Petrolifera

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Giovanni Ruiu
Giovanni Ruiu
6 mesi fa

La scarsa efficienza della rete e’ dovuta al comportamento scandaloso delle comp petrolifere; che investono in minima parte e fanno fallire le gestioni con margini da fame..
Solo in Italia non si fa’ nulla.. Parlare e parlare..
Incredibile.. Siamo allo sfascio piu’ totale e ancora ci perdiamo in filosofeggiamenti da quattro soldi e che non portano a nulla..
Cque i gestori non dureranno ancora a lungo..