Il blocco per scelta: “ora basta io chiudo”

PADOVA C’è chi chiude per motivi di sicurezza, raccontando candidamente di aver paura del Coronavirus. Ce chi lo fa per motivi economici, perché «tenere la serranda alzata in una città deserta rappresenta solo uno spreco-. E poi c’è chi chiude per nessuno di questi motivi, ma solamente per solidarietà. “Se chiudono i miei colleghi, mi accodo anche io».

Sono tante le attività padovane che hanno deciso di sospendere il proprio lavoro nonostante il decreto in vigore da ieri consente loro di tenere aperto. Dall’ottico al negozio di elet-trodomestici dal benzinaio alla sanitaria. Tanti mestieri diversi ma un comune denominatore: un cartello affisso all’ingresso per spiegare la scelta ai propri clienti.

IL DOCUMENTO
L’atto firmato mercoledì dal presidente del consiglio Conte vieta l’apertura a negozi, locali e centri benessere, ma consente di lavorare ad un lungo numero di attività ritenute essenziali dai supermercati ai negozi di prodotti igienico-sanitari, dalle farmacie alle edicole. E poi ancora; le ferramenta, i negozi di piccoli animali domestici e quelli legati alla telefonia.

«-La scelta è facoltativa e per chi chiude non e prevista alcuna sanzione – spiega il prefetto Renato Franceschelli -. noi in questo momento stiamo concentrati ncll’accertare che tutte le attività che hanno l’obbligo di chiudere rispettino questo obbligo. Per quanto riguarda le altre, invece, ogni imprenditore può lare le proprie valutazioni. Di certo I modi per evitare contagi ci sono: penso alle mascherine, ai guanti e ai disinfettanti. Ma magari alcuni ne fanno anche legittimamente una questione economica visto che la città è comunque molto più vuota del solito. Bastava passeggiare questa mattina nelle piazze del centro per notare che molti banchetti di ambulanti non c’erano anche se in base al decreto avrebbero potuto tranquillamente esserci. Evidentemente hanno deciso cosi».

L’ASSOCIAZIONE
Una scelta, quella di chiudere, presa da almeno 25 benzinai di tutta la provincia di Padova. -Tra i nostri associati il 25% ha deciso così – spiega Flavio Convento, vicepresidente nazionale di Faib Confesercenti e gestore di un distributore in Corso Primo Maggio -. Lavoriamo solo con il self-service. Molti lo avevano già deciso indipendentemente dall’ultimo decreto, per motivi di sicurezza propria e altrui. La paura e la psicosi si sono fatte sentire eccome. Abbiamo pure scritto al prefetto per spiegare la nostra posizione».

Dal punto di vista economico, in ogni caso. Il comparto aveva subito un crollo: “Quando era scattato l’allarme epidemia eravamo a -40%. ora siamo arrivati a -60%.Tiene aperto chi rifor-nisce enti pubblici e mezzi di soccorso, ma chi può lo evita. Anche perché noi siamo spesso a contatto con clienti, monete e contanti.

Estratto da Il Gazzettino di Padova

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6 mesi fa

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