Gestori carburanti, le dure accuse di Di Vincenzo al Governo

Staffetta Quotidiana – In questa lettera alla Staffetta il presidente della Fegica Roberto Di Vincenzo ripercorre le tappe degli annunci e delle successive delusioni che hanno riguardato gli interventi della politica sul mondo dei gestori, l’anello più debole della filiera petrolifera. Essenziale e dimenticato.

Bisogna essere in malafede per girare la testa dall’altra parte anziché guardare gli “affanni” della Categoria dei Gestori. Questa è la prima riflessione che viene di getto dopo aver letto le (ormai) abusate bozze del DL Rilancio.

Non ci sono alibi e neppure può essere invocata la distrazione, l’affanno o la concitazione degli ultimi giorni. Solo malafede ed il desiderio di “usare” i Gestori per regolare i conti con il mondo del petrolio. Ovviamente a partire dall’anello più in basso nella catena (dimostrando scarsissimo coraggio).

Così, gli impegni che erano stati assunti sono stati bellamente disattesi; così si è illusa una Categoria che, nel silenzio e lontano dagli onori della cronaca, ha svolto in questi 70 giorni il suo servizio per garantire la mobilità dei cittadini. Senza alzare la voce più di tanto e senza alzare il velo nemmeno sui presidi di protezione individuale. Eppure i Gestori sono stati in trincea come tanti operatori che hanno rischiato la vita (loro e delle famiglie), mentre nei retrovia, al massimo, si applaudiva dai balconi. Il Mise ha tenuto “congelata” la capacità dei Gestori di mobilitarsi invocando improbabili rinvii ed attese messianiche di un provvedimento che, il Ministro Patuanelli, ben sapeva, non avrebbe mai visto la luce: perché, come è noto, non basta “fare proposte” per mettersi in pace con la propria coscienza ma è necessario seguire i provvedimenti e, se serve, imporli come elemento essenziale dei provvedimenti da assumere.

Non sono bastate decine di comunicazioni, telefonate, scambi di Sms, appelli accorati, lettere dei Gestori e minacce di chiusura, per smuovere il macigno dell’indifferenza: gli ufficiali nelle retrovie come gli ufficiali della prima guerra mondiale, al caldo dei loro rifugi hanno lasciato che la truppa venisse massacrata (magari assegnandosi pure qualche nomina negli enti energetici). Carne da cannone!

Il Mit non è stato da meno: l’unica cosa che avrebbe dovuto fare è quella di rendere possibile la cancellazione delle royalties – per il periodo della pandemia – da parte delle Concessionarie agli Affidatari che, a loro volta, avrebbero dovuto ristornare una parte di quanto ottenuto ai Gestori per mettere in sicurezza le loro micro-imprese.

Anche su questo versante gli impegni non sono stati mantenuti con il risultato che una sola Concessionaria (Aspi, bisogna avere il coraggio di riconoscerlo) sta provvedendo (pur con tutti i distinguo che le sub-concessionarie stanno avanzando) mentre tutte le altre – nascoste dietro il ventre molle dell’Anas – non hanno alcuna intenzione di aderire a quel progetto che pure – come ci era stato anticipato nel corso delle due riunioni in teleconferenza della fine di marzo – ci doveva essere comunicato. E che dai toni assertivi assunti dai Direttori del Mit nell’incontro del 30 marzo scorso non doveva consistere in una blanda “moral suasion” ma di un vero concreto atto imperativo nei confronti delle concessionarie medesime.

L’assurdo è che mentre il Governo lavora in una Direzione (o così almeno sembra) società governate direttamente dallo Stato (cioè, delle quali lo Stato oltre a metterci i quattrini nomina anche gli AD) possono tranquillamente comportarsi in modo tale da smentire i loro dante causa.

Il Mit non è riuscito neppure ad imporre -obbligatoriamente- la chiusura a turno delle Aree di Servizio. Nonostante l’Accordo intervenuto con UP.

A chiudere questa triste pagina, scorrendo l’ennesima bozza del DL, non troviamo alcuno dei provvedimenti annunciati – se si eccettua lo slittamento dell’invio dei corrispettivi elettronici che le stesse Dogane non possono ricevere se non attraverso operatori terzi abilitati (ed a pagamento). Niente per quanto riguarda i contributi figurativi che avevamo chiesto (e che ci erano stati promessi) per i lavoratori “obbligati” a rimanere in servizio: avessimo potuto chiudere gli impianti, oggi staremmo a fare, qui, un altro ragionamento. È troppo facile assumere impegni a trasferire, gratuitamente, oneri alle Categorie! Troppo semplice ma anche irresponsabile.

In compenso sfogliando l’ennesima bozza ci sono provvedimenti e parole buone per tutti: per i tabaccai e giornalai (con dietro lobby potenti), per i trasportatori, per le colf, per le badanti, per il turismo, l’agricoltura, l’itticoltura, e via aggiungendo.

Per i Gestori – in 464 pagine di testo – nemmeno una riga. Nulla se non la possibilità, di utilizzare la norma generale del finanziamento a fondo perduto con la limitazione dei 5 milioni di euro. Anche qui, come non sdegnarsi per l’evidente disparità?

Cinque milioni di euro per un rivenditore di generi diversi dai carburanti, corrispondono, effettivamente, al valore della produzione: per i Gestori bisognerebbe avere avuto il coraggio, in questa situazione emergenziale di mondare – solo per definire l’effetto soglia – il fatturato almeno dell’accisa che grava su ogni litro di carburante (e l’Irba sulle benzine). Nemmeno questo!

Potrei continuare a lungo ma la “rabbia” mi impedisce di aggiungere altre considerazioni e continuare ad evidenziare i dettagli di una vera e propria “vis persecutionis”.

Certo, non condividiamo l’idea di futuro che il raggruppamento politico di cui Patuanelli è esponente, ha per la nostra Categoria ma, finché resiste la democrazia nel nostro Paese, avere idee diverse è nelle cose ed è un diritto che rivendichiamo: mi spingerei a dire che l’obiettivo che ciascuno persegue dovrebbe essere il risultato di un processo dialettico e non di un esercizio muscolare del potere (temporaneo). Come ricordava Eraclito non ci si può bagnare due volte nella stessa acqua.

Se si ha l’idea di penalizzare i combustibili fossili a vantaggio dell’elettrico (chissà perché?) anche prodotto da fonti più inquinanti, bisogna avere il coraggio delle proprie azioni e sostenere la tesi fino in fondo: non ci si può limitare a sostenere che “ogni modificazione strutturale rischia di escludere le persone che vi sono impiegate”. Ministro Patuanelli, i Gestori e gli addetti chee fanno fare bella figura quando arrivano gli autobus che trasportano “contagiati” o “positivi” sulle stazioni di servizio (soprattutto autostradali), sono 100.000. Cancellarli con un tratto di penna non le sarà possibile. Se ne deve fare una ragione. Ma, se vuole, può sempre cominciare dalla cima della filiera del petrolio anche se mi sembra che lei abbia scelto un’altra strada. Poi dovrà spigare ai cittadini – anche in questi giorni passati – come si muoveranno in attesa di Godot.

In conclusione dobbiamo dire chiaramente che quello che sta accadendo – il gioco di veti e controveti – è la risposta positiva solo a lobbies strutturate (quanto vicine al sentire della gente comune non è dato sapere) è vergognoso. La negazione dei diritti è vergognosa. E non c’è giustificazione “politica” che tenga. Anche perché dietro ci sono piccoli interessi di bottega e non un’idea di società (mi chiedo chi potrebbe averla), fondata sul rispetto di una “res publica” che non declini verso una “res nullius”. Non trovo un altro aggettivo per definire i comportamenti dei singoli: qui non si tratta più di responsabilità collettiva, ma individuale.

I bei discorsi del Presidente del Consiglio lasciano il tempo che trovano: la nostra Categoria, senza i provvedimenti richiesti ( e ripetutamente promessi) sarà probabilmente condotta verso un inesorabile tramonto che passerà da progressivi fallimenti individuali per i quali le responsabilità sono di evidenza solare: certo difendere il diritto ad esistere della Categoria promuovendo una vera e propria battaglia di informazione e di individuazione, nel territorio, denunciando le responsabilità di ciascuno, rimarrà nostro compito e di quelli che vorranno affrontare questa traversata nel deserto con l’imperativo categorico di riuscire a conquistare il diritto ad esistere.

D’altra parte i Gestori, ogni giorno, incontrano milioni di cittadini (non sempre ben disposti nei confronti dell’establishment): in questi incontri non mancheranno di raccontare la loro storia. La storia degli impegni traditi. Se per punire il settore o per convenienza, sarà il prosieguo della vicenda a chiarirlo.

Per gentile concessione di Staffetta Quotidiana 

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Saturnino Orsi
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Saturnino Orsi

Divincenzo come tutti i capi sindacali è un rammollito bisognerebbe che avessero la dignità di dmettersi oramai sono usurati

Franco
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Franco

Invece tu sei un duro? Peccato che non hai capito ancora quale siano gli uomini di valore del Sindacato. Ma cosa vuoi capire leone da tastiera

Saturnino Orsi
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Saturnino Orsi

bata quardare i contratti ultimi che hanno sottoscritto
e come hanno portato la categoria ,tutto il resto è fuffa
un sindacato con 4 gatti addomesticati

Saturnino Orsi
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Saturnino Orsi

gli uomini duri del sindacato erano i capi degli anni 80
quando abbiamo ottenuto con lotte anche dure molto di quanto oggi abbiamo perso

pippo
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pippo

Quando come interlocutore si accetta un governo di inetti senza una minima esperienza ,quando si fanno tavoli di trattativa con persone che non conoscono il sistema ,quando si assume un modo riverenziale nei confronti delle petrolifere ,quando non si è nemmeno capaci di finire uno sciopero ,quando non si hanno i coglioni per portare avanti certe richieste ,questi sono i risultati Non lagnamoci quando si affacciano nuovi sindacati e molti ,o illusi o nel giusto gli corrono dietro Certo i gestori hanno più colpe che meriti Oggi alla luce della situazione attuale dovremmo avere letto :da oggi il sindacato cambia… Leggi il resto »