Fegica, “Se non ora quando!”

Pubblichiamo, in forma integrale,  l’ultimo numero di Controdistribuzione – il giornale online della Fegica – che fa una analisi della situazione attuale seguita dalla proposta avanzata  per la ristrutturazione della Rete carburanti con la chiusura entro due anni  degli impianti inefficienti (quando non sia l’unico impianto del Comune) stabilendo la soglia di efficienza in almeno 600.000 lt/anno per la viabilità ordinaria e 2.000.000 litri per quella autostradale. 

DOBBIAMO UTILIZZARE IL MOMENTO PEGGIORE PER LA NOSTRA CATEGORIA E RILANCIARE UNA PROFONDA RISTRUTTURAZIONE DELLA RETE, CHIAMANDO A RACCOLTA LE FORZE E LE INTELLIGENZE MIGLIORI DEL SETTORE. BASTA CONIUGARE I VERBI AL FUTURO: LA CATEGORIA NON HA PIU’ TEMPO PER ANACRONISTICI BIZANTINISMI.

Una crisi, quella del Coronavirus che, ancora al di là del concludersi, comincia però a porre a tutti i soggetti che operano sulla rete dotati di onestà intellettuale, inquietanti interrogativi sul futuro del sistema distributivo.

Il primo è che i circa 25.000 impianti -figli di una dissennata interpretazione delle norme sulla liberalizzazione- non servono. Sono troppi, poco capaci -per limiti di layout- a cogliere il nuovo, senza spazi sufficienti, senza attrezzature (o con attrezzature figlie di un lontano passato nel quale i Gestori erano considerati mere appendici degli erogatori e dispensatori di servizi gratuiti), senza possibilità di sviluppo e con una scarsa propensione a traguardare il futuro, per la miope visione di un settore che si lascia sfuggire la prospettiva difendendo strenuamente il profitto immediato. Il secondo è che l’altrettanto dissennata politica delle Aziende petrolifere: quelle che sono rimaste e quelle che sono migrate verso altri mercati più remunerativi e meno caratterizzati da norme (nazionali/regionali/comunali) che si affastellano in una Babele di voci e provvedimenti, spesso in contraddizione fra di loro, troppo esposte alla “moda” del momento ed asservite a ragionamenti di natura politica generale, nel cui nome il “reale” diventa appena verosimile.

Tali operatori, spesso multinazionali, hanno scelto la strada del disinteresse, dell’abbandono del mercato italiano e di un downstream ritenuto poco remunerativo, ed hanno promosso una rimodulazione della distribuzione a favore di una miriade di operatori indipendenti che, forgiando la loro struttura su modelli “pre-industriali” con la pressoché assenza dei diritti per i Gestori (a volte nemmeno quelle di legge), hanno trovato “nuove convenienze” a scapito dei più “esposti”

Così la rete è rimasta -almeno numericamente- sovradimensionata con un erogato medio ancora sempre più basso.

In tale contesto -che dovrebbe suggerire almeno prudenza- va sottolineata, in controtendenza, addirittura, l’apertura di nuovi impianti che, almeno secondo regole strettamente economiche, non avrebbe alcuna giustificazione congiunturale o di scenario, sempre che si prestasse attenzione al quadro generale (meno vendite, margini più bassi), anche se messo in relazione con le prospettive a breve-medio termine di mercato che appare in forte contrazione.

Un po’ quello che è accaduto in altri settori nei quali l’espansione dei settori produttivi (e commerciali) è stata fatta a scapito dei diritti e delle certezze di chi prestava il suo lavoro. Sotto qualsiasi forma. Una discesa che è cominciata più di dieci anni fa’ e che non accenna ad arrestarsi: in nome della globalizzazione (dei profitti?) e di una deregolamentazione che ha creato una schiera di “diseredati” e che ha rappresentato la pietra tombale posta sul nostro settore e sulla sua competitività.

Solo oggi si comincia a comprendere che questa situazione impedisce al Paese di attivare quelle risorse -economiche ed umane- senza le quali rischiamo di arretrare: vale la pena insistere con queste politiche solo per favorire una manciata di sgangherati ed arroganti rentiers?

Questo “pozzo” -a tratti apparso ai più sciocchi inesauribile- è stato ulteriormente “avvelenato” dalla grande confusione che regna sulla definizione del “prezzo internazionale” dei carburanti che, ciascuno Stato, ha delegato ad un terzo soggetto (in palese conflitto di interessi) che dovrebbe rilevare la media delle transazioni in un’area determinata del mercato globale, per fornire il benchmark su cui confrontare i prezzi praticati. Come se fossimo in un mercato regolato dal Cip e non sottoposto alla riservatezza delle transazioni (come ha avuto modo di rilevare anche il Parlamento Europeo)!

In Italia la situazione è ancora peggiore che, grazie anche all’invadenza (ingiustificata) dell’Agcm, ha generato una totale confusione. Nella migliore delle ipotesi ci troviamo di fronte a tre listini (parzialmente “secretati”): uno di riferimento, uno per le vendite in modalità servita ed uno per le vendite in modalità self-service. Al netto di ulteriori (soggettive) diminuzioni. Insomma, non c’è alcuna possibilità di capire come si muovano i prezzi nel nostro Paese se non confrontando i dati comunicati ad inizio settimana dalle compagnie -per vendite self- con quelli internazionali rilevati da Platt’s. Sullo base di questo raffronto, si misura lo “scostamento” del prezzo medio (ma che vuol dire medio?) italiano verso il “mitico” prezzo medio europeo (come se tutte le economie, le norme fiscali, i costi bancari, la remunerazione dei lavoratori, il reddito pro-capite prodotto, ecc., fossero uguali).

In questo tourbillon di numeri non riusciamo più nemmeno a capire dove e se esista una frode -al di là di lodevoli azioni repressive intensificate in questi ultimi due anni dalla GdF, inviata in trincea con fucili giocattolo contro le cannoniere poste a difesa di astronomici interessi- nei confronti dell’Erario, dei consumatori e del mercato.

L’Italia è diventata la meta di chi ha trovato il famoso “paese di Bengodi” nel quale siccome tutto è vietato, diventa tutto è possibile. Ciò, nonostante una caterva di Leggi, regolamenti, circolari, decreti, risoluzioni, indicazioni, provvedimenti, ecc., perché la struttura del nostro mercato, rende pressoché impossibile risalire, in maniera lineare, la filiera per attribuire le responsabilità ai soggetti che le hanno. E, poi, alla fine, con quale risultato?

Meglio prendersela con i più piccoli, con i Gestori che “immarcescibilmente” rimangono attaccati al loro impianto (non avendo altri fonti di sostentamento e dovendo onorare debiti accumulati in questo ultimo decennio), senza finanza creativa, senza poter spalmare perdite su altre attività, senza avere alle spalle consulenti dalle parcelle milionarie: tale condizione li rende più facili da controllare (o da vessare con l’introduzione di adempimenti che dovrebbero, invece, essere assunti, nei confronti di chi, a monte, gioca con i prezzi e con le norme lucrando decine di milioni) come se la ragione di ogni male prendesse avvio dagli impianti ed i Gestori non fossero soltanto le vittime.

E mentre in questo ordine/disordinato, ciascuno -al di fuori del Gestore- ricava una sua profittabilità aggiuntiva, quando le Organizzazioni di Categoria chiedono di riportare -almeno al valore di dieci anni fa’- i margini pro-litro, senza alcun differenza fra le due modalità di vendita, c’è una corsa ad innalzare il cartello dei NO!, con le motivazioni più disparate che vanno dal “mercato che soffre” alla competizione sfrenata, ai bilanci che piangono: insomma fare 300,00 €/Klt. di sconto verso un listino (fantasma) non appare un problema; portare il margine pro- litro del Gestore a 5/6 €cent/lt., invece, significherebbe far fallire la medesima impresa che fornisce il prodotto in esclusiva (fissando il prezzo al pubblico).

Ma, qual è la ratio se non quella di segare inconsapevolmente- il ramo dell’albero sul quale si è seduti? Davvero si pensa di distribuire tutto in self (come avviene all’estero ma con ben altre strutture e con un’offerta di non oil significativa) rinunciando alla gallina dalle uova d’ora del “sovrapprezzo” per il servito (che non compare nei calcoli di riferimento per la definizione del prezzo medio Italia) o a quei pochi servizi aggiuntivi che i Gestori offrono (pagando una sostanziosa royalty al titolare di impianto? Oppure c’è qualcuno che immagina, ancora, una sostituzione degli attuali Gestori con altri “soggetti” che provengono da realtà extracomunitarie e che sono “ipersfruttati” (come già adesso accade in una parte della rete -anche da operatori significativi per dimensioni, che comincia ad essere importante)?

Forse, prima di procedere oltre ci si dovrebbe porre la domanda retorica: come si fa’ ad ignorare che in un mercato quale quello descritto soggetti senza alcuna struttura di approvvigionamento che possa acquisire prodotto sui mercati internazionali siano competitivi? Da dove arriva il prodotto ed a quale prezzo? A quale prezzo viene commercializzato e con quali ricavi? Come fanno operatori senza struttura e senza fonti di approvvigionamento autonome a competere ed aggiudicarsi Aree di Servizio autostradali nelle quali, come è noto, si pagano royalties “profumate”, si rilasciano fidejussioni milionarie (per ogni area), ci si obbliga a garantire con continuità e regolarità il pubblico servizio e praticare prezzi competitivi rispetto a soggetti più strutturati e con canali di approvvigionamento autonomo?

Queste dovrebbero essere le domande (retoriche?) senza “accontentarsi” di 250,00 €uro di multa ai Gestori per la cattiva tenuta del registro di carico e scarico presso gli impianti piuttosto che pretendere l’incasso dei una presunta evasione di Iva sui cali carburanti che -a monte degli impianti- vengono non solo tollerati ma anche ben remunerati. Che ci siano o non ci siano (fino al max. 3%).

Poi, potremmo aggiungere che chiunque immetta al consumo prodotti, assolve l’accisa non sui volumi estratti realmente ma “corretti” a temperatura convenzionale (15°C) mentre dal Gestore incassa a temperatura ambiente con un lucro significativo. Anche sulla differenza di accisa (si consideri che per ogni grado aggiuntivo a quello convenzionale si determina una varia di 1 litro ogni mille). Ciononostante abbiamo moltissimi operatori che per rimborsare i Gestori -dopo le defatiganti procedure imposte per accedere al rimborso con un anno di ritardo- pretendono pure di farsi uno “sconto”. E fra questi, anche “blasonate” società petrolifere.

Ma, se tutti gli operatori presenti nel nostro settore fanno a gara per esporre le loro pubbliche virtù (senza far cenno, ovviamente, ai vizi privati), quando si tratta di passare dalla fase dell’enunciazione a quella della proposta, ciascuno ha la sua ricetta: una ricetta che ha come risultato non il “bene comune” del nostro Paese ma piccoli interessi di “bottega” che non troveranno mai una loro composizione. Per questo il nostro settore è destinato a rimanere fermo. immobile. Schiacciato fra le spire di una miriade di corsari senza scrupoli, vocati al proprio esclusivi profitto: a qualsiasi prezzo. Passando sopra ad ogni diritto. Facendo qualsiasi compromesso.

Ora, il difficile, è proprio comporre questo sistema ridondante di specchi che distorcono la realtà e provare -se vogliamo salvare il settore- a fare qualche passo in avanti assumendosi, ciascuno, la propria responsabilità.

A cominciare dalla Politica che fino ad ora ha dimostrato, su questi temi, uno strabismo imbarazzante (al di là dell’approvazione della risoluzione De Toma, rimasta senza alcun seguito nonostante le sollecitazioni avanzate dalle Organizzazioni di Categoria): divisa fra l’effetto annuncio di una mobilità elettrica ed una profonda “ignoranza” delle problematiche che interesseranno 100mila lavoratori e finanche della posta in gioco. Accise ed Iva (senza contare le sovrattasse regionali) assicurando un gettito di oltre 40 miliardi di €/anno senza i quali bisognerà “tassare” le bollette dell’elettricità (solo per fare un esempio) anche di chi non ha un autoveicolo.

Eppure, senza la presenza (obbligata) nel territorio di migliaia di Gestori che hanno garantito, distribuendo prodotti “fossili” la mobilità dei cittadini, l’Italia si sarebbe totalmente fermata: altro che energia dell’avvenire!

CHE FARE?

Per uscire dalla querula rappresentazione del quadro d’insieme e, insieme, dalla vaghezza e dall’indeterminazione è necessario provare a fare una proposta che segni un’inversione di tendenza partendo da un assunto forte: in Italia 15.000 impianti stradali e 350 aree di servizio (definite) autostradali sono più che sufficienti a dare risposte efficienti alla (nuova) mobilità.

Per fare ciò -come testimonia l’esame dei dati conferiti all’anagrafe appena costituita e delle incompatibilità ivi individuate spontaneamente (ma tanto chi controlla?)- il sistema non può basarsi sulla “volontarietà” per i motivi che abbiamo appena esposto.

Ci vuole un atto politico di indirizzo serio che disponga la chiusura -entro due anni- degli impianti inefficienti (quando non siano l’unico impianto del Comune) stabilendo la soglia di efficienza in almeno a 600.000 lt./anno per la viabilità ordinaria (vale la pena di ricordare che ci sono 5.000 impianti con un erogato fino a 300.000 lt/anno) e 2.000.000 di litri per quella autostradale (che ha un impianto ogni 25 Km. contro i 75 del resto d’Europa).

Nuove aperture potranno essere autorizzate -in un periodo di moratoria che potrebbe essere stabilito in cinque anni- soltanto a fronte della chiusura di tre/quattro impianti sotto soglia (come fatto in applicazione del Dpcm 8/7/1978, finora l’unico che ha consentito si scendere da oltre 40.000 impianti agli attuali 25.000). Con una riserva per chi, non presente, volesse entrare nel mercato italiano che dovrebbe essere definita anno per anno.

Naturalmente i nuovi impianti potranno essere autorizzati (un po’ come i PRG) -considerato che c’è obbligo di assenso da parte della Pubblica Amministrazione- esclusivamente se tali nuove installazioni prevedranno strutture adeguate ed offerte di prodotti per autotrazione complete: anche sotto il profilo dell’offerta di servizi e distribuzione e somministrazione di alimenti e bevande. Per ottenere il “titolo” necessario all’apertura -così come richiesto per le imprese che effettuano i lavori- andrà richiesto al potenziale titolare, oltre a tutta la restante documentazione (da ridurre all’osso con dichiarazione autocertificata o asseverata da verificare successivamente e sottoposta a fortissime sanzioni -oltre la revoca- per dichiarazioni mendaci) anche il Documento di Regolarità Contrattuale e, cioè il pieno rispetto della normativa posta a tutela dei Gestori e per evitare quelle distorsioni del mercato frutto di aggiramenti della norma (mai controllata da alcun Ente)

Concedere a chi, entro il primo biennio, chiude un impianto inefficiente, la possibilità di bonifiche “semplificate” in caso di mancato riuso del terreno ed avvio di una ricognizione sulle effettive incompatibilità dichiarando superate le “fasi di rinnovo quindicennale” ottenute dai Comuni nel caso in cui l’impianto sia pericolo per la circolazione e per l’ambiente.

Dobbiamo in altre parole, ripristinare quella “gerarchia delle fonti normative” che non può premiare l’iniziativa dei singoli Comuni rispetto ad un progetto di carattere nazionale che dovrebbe essere assunto nell’interesse della collettività anche per “superare” eventuali riserve dell’Agcm. Ovviamente dovrà anche essere introdotta la revoca dell’autorizzazione/concessione a chi non dovesse uniformarsi a tali principi.

In alternativa a questo percorso che può essere definito “soft”, potrebbe essere introdotta la normativa in uso in Belgio e nei Paesi Bassi (di recente prorogata fino al 31.12.2021): in nome della lotta all’inquinamento ambientale (e del suolo) ciascun operatore è chiamato a ridurre proporzionalmente il numero dei propri impianti. Gli impianti individuati vengono conferiti ad un soggetto paritetico sotto il controllo pubblico (da noi potrebbe essere utilizzato il Fondo indennizzi rifinanziato?) che li riceve, li chiude ed entro 90 giorni provvede alla bonifica del suolo a sue spese (ma su questo percorso, torneremo in dettaglio).

Questa strada ha il pregio di essere già stata seguita da altri Paesi dell’Unione Europea, scontando la preventiva autorizzazione degli organismi preposti alla vigilanza del rispetto della concorrenza e del mercato. Il finanziamento potrebbe essere assicurato da un aumento dell’Accisa di un millesimo di €uro (terza cifra decimale sul prezzo esposto) per un triennio (circa 100 milioni di €uro) ed essere utilizzato -anche in combinazione con altri provvedimenti che prevedano il contributo obbligatorio di tutti i soggetti che operano nel settore per integrare -ove ce ne fosse la necessità- il montante da utilizzare, fornendo al Mef la rendicontazione annuale delle risorse movimentate.

Esaurita questa fase, i residui non spesi dovranno tornare -con la relativa rendicontazione finale- nelle casse dello Stato.

Ovviamente queste sono solo delle proposte al “grezzo” che possono e debbono essere affinate: se possibile con il contributo di tutti o almeno di quelli che, pregiudizialmente, non si dichiareranno contrari con l’obiettivo di lasciare inalterato lo status quo o di coloro che pretenderanno di diluire la necessità della riduzione degli impianti sollevando eccezioni preliminari e riserve, con il solo scopo di deviare la discussione su un binario morto Senza queste iniziative forti, ma tese a disegnare la rete del futuro, nel senso dell’efficienza del sistema (anche ipotizzando l’adozione diffusa e concordata dei contratti di commissione) e di una profittabilità complessiva del settore, per la rete, almeno dal nostro punto di vista, non può esserci futuro.

Se a prevalere saranno i piccoli egoismi o i miopi interessi di bottega, il settore è destinato a naufragare: a dire il vero il settore, dopo tali interventi, potrebbe tornare attrattivo anche per operatori che hanno lasciato il mercato italiano che potrebbero apportare un notevole valore aggiunto al sistema nel caso in cui si superasse definitivamente l’incertezza del quadro normativo e decisionale che tanta parte ha avuto nel degrado attuale.

SU QUESTI TEMI, A NOSTRO AVVISO, VA AVVIATO -DA SUBITO- IL CONFRONTO CON TUTTI QUELLI CHE AVRANNO IL CORAGGIO NECESSARIO PER DARE AL SETTORE UNA NUOVA POSSIBILITA’ DI FUTURO.

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Anonimo
Anonimo
1 mese fa

Avete capito bene i sindacati?spada trafitta nel momento del covid! Tutti noi adesso vendiamo meno causa covid e icchessifa’ si propone chiusura a 600 mila litri.con questi litri si camponi i figli! Onestamente.sono dispiaciutissimo per questa vostra misera e mortificante proposta.

Franco
Franco
Rispondi a  Anonimo
1 mese fa

Se qui si campa con 600mila litri mi sovviene un dubbio ma allora i margini non sono cosi bassi?? Quando si ha l’onere di tracciare il futuro occorre fare scelte forse anche discutibili e impopolari. Rendersi magari conto che più avanti quella tipologia di impianto non potrà essere sostenuta da un gestore che lo dovrà abbandonare e la compagnia lo trasformerà in ghost togliendo litri ai Gestori rimasti… Che dici??? già succede!!! a ecco bravo hai capito.

Anonimo
Anonimo
Rispondi a  Franco
1 mese fa

Ma non ti sembra la normalità che se l’impianto è privato si guadagna di piu i margini non sono bassi!ve li abbassano! Noi privati le scelte (le scelte discutibili come dice lei e impopolari le facciamo a contrario.ma e logico che sia così e commercio!ha capito come capisco?ma è normale.la cosa non normale e come vi trattano le compagnie. Ma non date la colpa a noi.cordialita’

Marco
Marco
1 mese fa

25000-15350= 9650..ecco il numero di piccole imprese che dovrebbero chiudere secondo i sindacati. Complimenti come al solito sempre dalla parte dei più deboli,specialmente in questo momento.Ma chi provvederà a collocare chi resta a casa e deve mantenere famiglia,pagare mutuo o affitto?Forse qualche grasso sindacalista amico degli amici?

Franco
Franco
Rispondi a  Marco
1 mese fa

Forse preferisci fallire con le pezze al culo visto che quella tipologia di impianto, allo stato attuale, ti regala solo quel tipo di futuro. Sarebbe invece opportuno uscire dal mercato magari grazie ad una sorta di ammortizzatore sociale, e lasciando chi rimane con quantitativi più sostenibili. Tralasciando il fatto che molti impianti che sono già fallimentari per i gestori sono o presidiati o addirittura completamente selfizzati. MA forse guardare un po oltre il proprio naso è troppo difficile

Esso
Esso
Rispondi a  Franco
1 mese fa

dovresti trovarti nelle l’oro condizioni lo sei non lo sei non si capisce !

pippo
pippo
1 mese fa

Tutti gli impianti sotto un certo venduto ,saranno chiusi .O saranno chiusi dalla compagnia o dal mercato ,con un milione di litri non si vive se non ci sono attività collaterali Questa è la realtà Gli impianti vanno chiusi e i gestori vanno RISARCITI
Questo deve essere il proseguo del discorso ,
Secondo la mia modestissima opinione ,sperare che in 2 anni siano accolte anche solo la metà delle proposte e pura fantascienza ,quando negli ultimi anni si è solo assistito a discorsi e trattative inconcludenti ,dove nessuno fa nulla, e di chiudere e riorganizzare la rete non importa a nessuno
La sola cosa tangibile ,vista in questi anni è stata la più completa distruzione del gestore ,sia morale che economica
Un altra cosa manca alla fine del discorso ,e resterà solo un discorso come tanti ,cosa farà il sindacato per ottenere risposta alle richieste?
In questo settore come descritto ci sono solo avventurieri e mercenari pronti a spolpare anche gli ossi ,compagnie indebitate fino al collo ,con chi si va a discutere ? a chi si fanno le richieste ? ai fratelli Issa ?
Oramai il sindacato ,di qualunque colore è fuori gioco ,purtroppo ha perso tempo prezioso ,e ultimamente ,basta vedere la gestione covid19 non ha brillato per eccellenza
Oggi “propone ” la chiusura ,la bonifica ,ecc ma Vi ricordo che sono anni che sentiamo parlare di questo senza nessun risultato ,sono anni che dite “adesso basta ” oggi volete difenderlo sto cazzo di lavoro !!! dovevate difenderlo quando cerano 25000 gestori non 7/8 mila come oggi !!!come contrastare pompe bianche che lavorano con 30 milioni litri annui !!! con 3 dipendenti !!! dove un solo retista ha 5 nuovi impianti da costruire nei prossimi 2 anni da 10 milioni litri cadauno
Cari signori siamo rimasti troppo seduti per potersi rialzare .nel frattempo il mondo è cambiato ,e noi gestori con Voi sindacato siamo rimasti seduti ad aspettare

Anonimo
Anonimo
Rispondi a  pippo
1 mese fa

Un milione di litri non si vive? Ci sono anche privati onesti non esistono solo gestori di compagnie.viviamo con meno litri e a volte anche di più la vita va avanti ma i sindacati non deve essere permesso il gioco delle 3 carte…come ben tutti sanno…questa è l’esca perfetta per loro…

Maurizio
Maurizio
Rispondi a  pippo
1 mese fa

Pippo sei sempre un lume di conoscenza e competenza, quando c’ da criticare da dietro una tastiera. Poi a proposte… ma si questa è un’altra storia. Forse gli accordi covid non sono stati fantastici ma intanto hanno permesso la sospensione di quei canoni che in altre attività commerciali si sono al contrario pagati. Per non parlare dei Gestori Autostradali che grazie all’attività sindacale hanno avuto un apposito punto nel decreto oltre ad usufruire di un aiuto finanziario dalle aziende. Cosi come per i gestori della rete ordinaria che sono rientrati nel bonus fondo perduto. Ma certo non è mai sufficiente nulla e a parlare siamo sempre capaci tutti. Alle volte però un bel tacere non ha mai fatto male a nessuno.

pippo
pippo
Rispondi a  Maurizio
1 mese fa

Ecco bravo inizia a tacere ,che farai meno danni
Continuare a pretendere di essere il “verbo” assoluto
Le mie proposte sono alla portata di tutti leggile ,e accetta le critiche
Quello che Tu elenchi come una vittoria .io lo reputo il minimo che il sindacato ha ottenuto ,forse qualche altro lo ha ritenuto di enorme valore , visto che ha dimezzato uno sciopero , e in ogni caso rispondi TU alle domande che io e molti altri ti fanno senza girarci attorno e far passare tutti quelli che non la pensano come te degli stolti
Quello che è scritto nell articolo è giusto ,innegabile ,il problema è che lo abbiamo sentito per anni e continueremo a sentirlo per anni!! vedremmo a ottobre ,novembre come si farà a mantenere impianti con un venduto ridotto del 20/30% ,vedremo quale strategia metterai in tavola ,vedremmo se le tue proposte saranno sufficienti ,vedremmo chi dovrà tacere

Maurizio
Maurizio
Rispondi a  pippo
1 mese fa

Ma chi sei Pippo Baudo?? dove sarebbero le tue proposte ??? Forse il minimo sindacale è il massimo del nulla che hai prodotto tu, quindi è sempre qualcosa. Se poi permetti, visto che la libertà di parola non è una tua concessione io continua a dire la mia. A tacere è meglio quando non si comprende cosa si dice. Forse una tua prerogativa

pippo
pippo
Rispondi a  Maurizio
1 mese fa

Magari fossi Pippo Baudo ,ma sono solo un gestore con 3 impianti ,4 autolavaggi e 8 dipendenti ,da 30 anni .scusa se ho prodotto poco
Le MIE proposte ,sono quelle che propongono da anni i gestori che VOI rappresentate.inutilmente ,pretendendo di spacciarle come conquiste ,le briciole
E se la libertà di parola non è mia prerogativa ,la Tua dovrebbe essere quella di ascolto ,e non avere la prerogativa di essere il solo a comprendere ,e tutti gli altri sono ignoranti .
Il sindacato ,purtroppo ,non ha più nessun potere contrattuale ,si arrampica sugli specchi per restare a galla ,oramai il tempo è cambiato e uscire con “difesa a ogni costo ” cosa significa ? quale sarebbe il costo ? come lottare a ogni costo ? quali strategie di lotta a ogni costo ? quanti morti e feriti a ogni costo ?quali sono i numeri dell esercito che Vi seguirà a ogni costo .volevi domande eccole rispondi

Massimo
Massimo
Rispondi a  pippo
1 mese fa

Scusa se mi intrometto. Intanto la delegittimazione sindacale è soprattutto una sconfitta per i Gestori e una vittoria (per quel che conta) della controparte naturale. Tale sconfitta (nella realtà, che comprendo non è troppo vissuta a volte) non è data spesso dalla forza politico sindacale ma dalla parte di cui si vuole rappresentare. Questo dato di fatto è più evidente qualora uscissimo più spesso dal perimetro dei confini del nostro impianto. Le difficoltà più grosse forse per chi ha più impianti… Fatto questo sforzo avremmo meglio compreso come sia difficile costruire, tutelare e sindacalizzare una categoria tanto variegata e particolare come la nostra, dove le problematiche e gli interessi sono cosi diversi. Non ti voglio ne tediare ne annoiare con le mie solite prolisse argomentazioni, ma magari il solo fatto che tu possa fare quel sacrificio e spingerti in questa considerazione, per me sarebbe un buon risultato. E questo non lo dico per difendere il mio orticello il mio operato o addirittura il sindacato. Lo dico semplicemente per amore della verità. E mi piacerebbe che coloro che sputano cosi abilmente e pregiudizievolmente sentenze (anche dall’alto dei loro parecchi impianti) siano almeno un minimo umili nel provare a cimentarsi in quello che cosi aspramente criticano. Sarebbe non dico un atto di coraggio ma malmeno un atto di coscienza, quella che a questa categoria troppe volte manca.

pippo
pippo
Rispondi a  Massimo
1 mese fa

Buongiorno Massimo
Io non delegittimo il sindacato ,e trovo giustissimo quello che dici
Quando ho avuto bisogno ,il sindacato si è dimostrato vincente,,alle riunioni si ragionava ,oggi LO critico perche ha mollato un poco alla volta ,innegabilmente complici i gestori i quali pensando di essere indispensabili non hanno visto la trappola nella quale cadevano
Dire se non ora quando ,mi sembra una sparata inutile ,anzi lo chiedo a VOI Quando ? con quali forze ,contro chi,ed è questa la verità che nessuno vuole sentire ,ma è la realtà Fare il riassunto degli anni passati analizzando gli errori del sindacato e dei gestori è inutile ,li conosciamo a memoria .oggi prima dell “se non ora quando ” dovremmo sapere con chi ,contro chi ,cosa vogliamo e cosa siamo disposti a fare ,a contarci ,queste non sono critiche ma considerazioni

Esso
Esso
Rispondi a  Massimo
1 mese fa

Buon giorno Massimo diciamo che la colpa di tutto e la liberalizzazione e di chi la permessa noi gestori oggi sul nostro impianto possiamo solo sorridere esporre cartellonistica con campagne mozzafiato dire che abbiamo prodotti al top per salvaguardare i vostri motori mantenere pulito il piazzale e attrezzature poi il cliente fa il resto se hai il prezzo conveniente ti sorride poi spariscono quando non sei più competitivo o ti costruiscono una pompa bianca a 900 metri a questo noi serviamo non abbiamo più nulla da combattere contro le compagnie pure i sindacati non riescono a concepire un contratto dignitoso !

Salvatore Palma
Salvatore Palma
Rispondi a  pippo
1 mese fa

Gestire attività su proprietà altrui oggi e diventato molto complicato. La crisi del covid 19 non ha fatto altro che metterle in risalto. Probabilmente se invece di gestire 3 impianti 4 lavaggi e sicuramente ristorazione in questi anni avresti investito nel costruirtelo l’impianto oggi ragioneresti diversamente. Credo per delle scelte personali buone o cattive che siano state non si può dare la colpa sempre ad altri.

pippo
pippo
Rispondi a  Salvatore Palma
1 mese fa

Non vali nemmeno il tempo di commentari

Salvatore Palma
Salvatore Palma
Rispondi a  pippo
1 mese fa

Se le stime sono queste per 5 nuovi impianti aperti da 10 milioni di litri l’uno dovranno chiudere pressappoco 100 impianti da 500 mila litri. immaginare un futuro in questo settore con questi numeri la vedo veramente dura.

Esso
Esso
Rispondi a  pippo
1 mese fa

con un milione si vive tranquillamente se fai del servito !

Anonimo
Anonimo
1 mese fa

Vogliamo censire in quante città nei punti strategici ci sono impianti di sindacati?cosi giusto per capire….sempre gli stessi furbetti…

Alberto
Alberto
Rispondi a  Anonimo
1 mese fa

A quest’uomo bisogna dare il premio del giorno. Ma lo colleghi il cervello????

Ugo
Ugo
1 mese fa

Razionalizzare la rete in questo momento mi sembra una follia… Verrebbero chiusi gli impianti con erogato inferiore a “X “ lt .. Ci siamo chiesti il perché certi impianti hanno solo quei litri? Prima di razionalizzare la rete io proporrei di rimettere i prezzi uguali ovunque come i tabacchi e solo allora il mercato potrà dire quali impianti sono antieconomici . Con il sistema attuale il mercato è falsato dalle compagnie che imponendo il prezzo di vendita “MANIPOLANO IL MERCATO E LE VENDITE A LORO PIACIMENTO “ … In questo modo si possono chiudere impianti anche solo per fare un dispetto al gestore ( basterebbe portarlo fuori mercato) .
I margini andrebbero riportati al potere di acquisto di 20 anni fa e non 10 come da voi proposto.
Riflettiamoci bene !
Saluti
Ugo

Alberto
Alberto
Rispondi a  Ugo
1 mese fa

Un sogno che non potrebbe mai avverarsi. Conviene stare con i piedi per terra. E finiamola di fare il paragone con i tabaccai. Non ci sono tabaccai in mano alle grosse case dei tabacchi.

Ugo
Ugo
Rispondi a  Alberto
1 mese fa

Che strano che non si vogliano fare paragoni quando si tratta della vita degli altri.. Strano caso lo stato ha deciso anche di vendere le mascherine ad un prezzo imposto e l’antitrast non ha detto nulla , credo si possa fare anche per i carburanti se si vuol salvare una categoria e tutelare il consumatore. Ma Leggendo questo commento credo che ci sia qualcuno che proprio non vuol risolvere il problema dei gestori.

Salvatore Palma
Salvatore Palma
Rispondi a  Ugo
1 mese fa

Credo che tu abbia dato già la risposta 20 ANNI fa. Ricordo che c’erano ancora le torri gemelle e dopo quell’11 settembre il mondo è cambiato per sempre.

Ugo
Ugo
Rispondi a  Salvatore Palma
1 mese fa

Quindi ci adagiamo a quello che è dopo 11 settembre , senza fare nulla per migliorare?..
Credo che l’articolo parli di fare qualcosa e non di stare a guardare… Io ci metto la faccia e dico la mia opinione, per poter integrare, migliorare certe azioni che credo si possano fare.

Fabio
Fabio
Rispondi a  Ugo
1 mese fa

..concordo sono un bianco da 750.000 litri e non voglio farne di più,dovrei assumere personale e per vendere circa 1,5 Ml dovrei fare un ricarico di 6 cent/sul prezzo extra rete,ora conpresi gli speciali ho un margine di 0,280 cent……210.000,00 col cacchio che chiudo

Esso
Esso
Rispondi a  Fabio
1 mese fa

Buon giorno non capisco i conti che sta facendo mi chiedo come fa a stare aperto !

capre
capre
Rispondi a  Fabio
1 mese fa

scusa … ma se prendi 280 cent litro… ti dispiace dare 6 cent a un dipendente ….. bah che puttanate che scrivi

Giovanni
Giovanni
Rispondi a  Fabio
1 mese fa

Questo è un altro che non sa neanche quello che prende al litro, guarda che l’Iva non è la tua….

Pino
Pino
1 mese fa

Impianti sotto il milione vanno chiusi, ed in fretta. Non sono produttivi e fanno solo danno, vanno chiusi gli impianti ghost, o affidati a gestori che ancora non possono avere la pensione o altro reddito, i margini vanno aumentati almeno a 5cent su tutti i litri, mentre sul servito vanno riconosciuti almeno 8cent con differenziali massimi di 19cent. Blocco delle nuove aperture, a meno di chiusure per almeno tre unità. Si otterrebbe una rete efficiente e remunerativa. Ma come si può parlare con chi ancora tiene aperti impianti da 300000 litri.

Marco
Marco
Rispondi a  Pino
1 mese fa

…mi permetta Sig. Pino,io gestisco un impianto che eroga circa 750000 litri annui il reteista mi riconosce 5 cent litro il carico l’ho pago con bonifico a 12 giorni dalla consegna.Non pago affitto,manutenzioni,controlli metrici,controllo estintori e verifiche varie.Ci pensa sempre lui,logicamente il resto cioè tasse varie,commercialista,luce,rifiuti ecc sono a mio carico.Non facciamo differenza tra prezzo self e servito oggi il prezzo alla pompa è di 1,389 benzina e 1,279 gasolio…e sinceramente fatti due conti e visto che qui ci lavoro da 10 anni mi sembra di vivere dignitosamente.Perciò trovando i giusti compromessi dire che per vivere bisogna vendere più di 1000000 di litri mi sembra non veritiero.

gioeni
gioeni
Rispondi a  Marco
1 mese fa

beato te che ti danno 5 cent/litro e bonifico a 12 giorni… a me e a tantissimi altri 3cent/litro al fai da te e pagamento immediato con assegno circolare o rid. allora si che puoi vivere con 750000litri…

Pino
Pino
Rispondi a  Marco
1 mese fa

Ribadisco che sotto il milione, gli impianti vanno chiusi. Soprattutto dove c’è eccesso di offerta. Chiaramente dove è presente un solo p.v. Si deroga… Qui chiaramente bisogna fare un piano di razionalizzazione serio. Per il resto un caso come il tuo e abbastanza raro. Considera alcuni piccoli centri dove ci sono due o tre impianti piccoli o piccolissimi. In Italia sono tanti

Sergio Sergio
Sergio Sergio
1 mese fa

E nel frattempo si creano più agevolazioni a
Impianti e depositi uso privato, basterà una comunicazione alle Dogane: Dal 1° gennaio 2021 non sarà più necessaria la denuncia fiscale all’Agenzia delle Dogane per il possesso di impianti ad uso privato con capacità superiore ai 10 mc e non superiore ai 25 mc oppure collegati a serbatoi la cui capacità risulti superiore ai 5 mc e non superiore ai 10 mc.
Dove si troverà prodotto a basso costo.
Dove si troverà prodotto illecito

Roberto Timpani
Roberto Timpani
Rispondi a  Sergio Sergio
1 mese fa

provo ad intromettermi non pretendendo di dare risposte a tutto e a tutti. E’ vero, di ristrutturazione se ne parla e da molti anni. L’unica volta in cui si riusci a fare qualcosa di concreto fu quando, tra il 1989 e il 1 giugno 2000, tra vari ricorsi, sentenze e contenziosi amministrativi, per aprire un nuovo impianto o dotare un impianto con un latro prodotto bisognava chiuderne altri. Il Fondo Indennizzi era stato costituito – senza costi per la categoria – e si indennizzarono circa 7 mila gestori – con un meccanismo che teneva e tiene ancora conto dell’erogato medio degli ultimi due anni – quindi non c’entra nulla il periodo attuale del covid 19, l’anzianità gestionale del gestore, anche attraverso varie forme ( ditta individuale, socio di una società di gestione..) e gli anno contrattuali rimasti. Cifre buone che hanno consentito a migliaia di gestori di rifarsi una vita. da 1 giugno 2000, ormai sotto la mannaia dei liberisti ( a volte anche fra la stessa categoria) e l’Antitrust, progressivamente si liberalizza tutto, anche se avevamo resistito sin dal dicembre 1981 alle pressioni- che le potenti compagnie petrolifere di allora facevano – dei politici e delle stesse associazioni di consumatori – foraggiate da chi ? -Insomma, quasi venti anni di resistenza che poi alla fine ha ceduto. Da allora gli impianti non si sono ridotti ma si sono moltiplicati facendo felici GDO, retisti – quello di Marco nel commento sopra e’ una caso piu’ unico che raro – avventurieri, malavitosi, criminali etcc. Mentre Antitrust, associazioni dei consumatori, Petrolieri vari applaudivano al “Mercato libero” . Ora la proposta di Fegica serve a rilanciare – forse in ritardo, certamente impopolare – la necessità di dare un impulso a chiudere “coattivamente” una fascia di impianti, dando a gestori veri e alle loro famiglie un indennizzo congruo. Il Liberismo, come in altri settori, deve essere abbandonato quando ci sono esigenze superiori. La chiara infiltrazione criminale puo’ essere l’argomento per smuovere i Governi di adesso, a parte chi invece vuole dare la spallata finale con l’elettrico e la messa a bando dei carburanti tradizionali.