Frodi carburanti, lo Stato deve reagire

Serve un segnale forte dalle istituzioni
Staffetta Quotidiana – La distribuzione carburanti sta cambiando volto. Non è ormai episodico l’ingresso nel settore di operatori nuovi e sconosciuti ma con molte disponibilità finanziarie. Restando agli ultimi eventi, citiamo il caso di Fixitalia, che un anno e mezzo fa ha avuto una subitanea conversione al settore per poi rastrellare una serie di depositi da società fallite. Partendo da Roma e andando a conquistare asset nelle zone più ricche del Paese, da Torino a Brescia a Treviso.

Percorso inverso, dal punto di vista geografico, sembra aver fatto la Petrol Rom, che ha da poco acquistato la Albergo Petroli. Petrol Rom ha sede ufficialmente a Milano. Il titolare, Franco Sabba, non è un nome noto nel settore. Secondo i dati camerali Sabba vive ad Asti, in un appartamento che non ha l’aspetto della dimora di un facoltoso imprenditore che ha da poco versato 500mila euro di capitale nell’azienda e ne ha acquistata una che vale decine di milioni.

Sembra dunque evidente, in questo caso, che dietro l’operazione c’è qualcuno che non vuole comparire, nascondendosi dietro un prestanome. Il problema è che questo qualcuno è arrivato in un certo senso al cuore del sistema della distribuzione carburanti. Albergo Petroli, oltre a essere un operatore di dimensioni rilevanti, era di proprietà di una famiglia storica del settore, alla seconda generazione. Francesco Albergo aveva un ruolo rilevante in Assopetroli. Circolano già video con decine di autobotti in coda presso il deposito di Bari, segno che la politica commerciale degli acquirenti deve essere piuttosto aggressiva.

L’associazione si è affrettata a comunicare le dimissioni di Albergo, con una nota tempestiva che è sembrata anche una doverosa presa di distanza da un’operazione dai contorni poco chiari (o fin troppo chiari). A quanto risulta anche Q8, che aveva un passaggio deposito, ha interrotto la collaborazione con l’azienda. Sempre in tempi recenti Assopetroli ha anche rifiutato la richiesta di adesione di Fixitalia.

Prese di distanza che ricordano quella di Assocostieri dello scorso ottobre nei confronti di Alpha Green Oil , società amministrata da Tiziana Zampieri (ex impiegata di TotalErg), Silvano Gerardo Pini (Energosuisse) e Marco Venuto (cestista professionista).

Un interesse davvero singolare, questo di tanti sconosciuti per un settore con volumi e margini in contrazione. Un settore cui i morsi della crisi pandemica sembrano aver dato un’ulteriore spallata, mentre si moltiplicano gli allarmi sulla presenza sempre più ingombrante delle mafie.

Ne ha parlato il presidente Draghi chiedendo la fiducia in Senato, se n’è occupata l’agenzia Cerved nei giorni scorsi . In settimana è uscito un rapporto della Direzione investigativa antimafia (Dia) che riassume le principiali operazioni condotte nella prima metà del 2020. Si parla tra l’altro di “‘ndrangheta silente, ma più che mai viva nella sua vocazione affaristica, tesa a farsi impresa”, con un “elevato numero di provvedimenti interdittivi antimafia adottati dalle Prefetture nei confronti di ditte ritenute contigue alle cosche calabresi, attive in svariati settori commerciali”, tra cui la distribuzione di carburante. Nel rapporto la parola “carburanti” compare 18 volte. Nel primo semestre del 2020 il contrabbando fa registrare un aumento, derivante soprattutto dai casi di contrabbando di carburante e di tabacchi lavorati esteri.

Nel capitolo “Proiezioni mafiose regionali – Specificità provinciali” si fa riferimento tra l’altro a “sinergie e convergenze delle diverse tipologie di criminalità” con il clan Casamonica che “ha più volte dimostrato la capacità e la volontà di stringere alleanze al massimo livello criminale”. Un assunto che “ha trovato conferma con l’operazione Fuel Discount, conclusa a Pavia il 5 febbraio 2020 dalla Guardia di finanza”. Al vertice dell’organizzazione criminale “sono stati individuati soggetti vicini al clan camorristico Polverino e al clan Casamonica, che si erano stabilmente associati allo scopo di commettere delitti in materia tributaria, falso in bilancio, appropriazione indebita ed autoriciclaggio”. In poco più di due anni l’organizzazione “era riuscita a sottrarre all’erario circa 100 milioni di euro sotto la forma di omesso versamento dell’Iva”.

Lo scorso 8 aprile è stato istituito al Viminale un Organismo permanente di monitoraggio e analisi sul rischio di infiltrazione nell’economia da parte della criminalità organizzata, di cui fa parte tra gli altri il generale di brigata della Guardia di Finanza Giuseppe Arbore e che è coordinato da Vittorio Rizzi, vice capo della Polizia.

L’aumento esponenziale del numero e della dimensione delle operazioni di polizia può essere segno che le nuove norme hanno un effetto, almeno nella prima fase delle indagini. Ma ora siamo davanti a un salto di livello. Le notizie degli ultimi giorni sono uno schiaffo per i tanti che dentro Assopetroli si sono dannati – anche correndo rischi personali – per contrastare il fenomeno. E sembrano dar ragione a quanti in questi anni di dilagare del fenomeno alla fine hanno gettato la spugna.

Il tempo delle chiacchiere e delle ambiguità è ormai scaduto, e nessuno può dirsi inconsapevole del fenomeno. È lampante da un pezzo che dietro i prezzi fuori mercato c’è la malavita organizzata. Chi rimesta nel torbido, chi annacqua la questione dell’illegalità ne è oggettivamente complice. Intanto i processi raramente arrivano a meta – e su questo bisognerebbe aprire un capitolo a parte – diventando di fatto un incentivo a delinquere invece che un deterrente.

Tornano alla mente le parole di Franco Ferrari Aggradi che nel 2014 denunciava in solitudine “l’illegalità che sfregia il mercato” . Sono passati sette anni e di fatto il settore è sfregiato.

Di fronte a questo disastro è necessario che la filiera abbandoni timidezze e ambiguità, ma soprattutto è indispensabile che le istituzioni mandino un segnale molto forte e inequivocabile. La Dia, l’Osservatorio, il gruppo di lavoro istituito ad hoc dalla Guardia di finanza devono interloquire con la parte sana del settore, rassicurando sulla presenza efficace dello Stato e dando la prospettiva di una soluzione. Altrimenti lo sconforto che già circola nel settore si trasformerà in rassegnazione. E non ci sarà più niente da fare.

Per gentile concessione di Staffetta Quotidiana 

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claudio
claudio
1 mese fa

Semplice, far pagare le accise e l’IVA subito!!! e il problema finisce.