La rete carburanti del futuro secondo McKinsey

Il calo dei consumi, le nuove fonti di profitto

Staffetta Quotidiana – Dallo sviluppo del non oil all’alleanza con i grandi marchi della distribuzione e della ristorazione; dalla redditività delle ricariche elettriche al calo strutturale dei consumi petroliferi. La società di consulenza McKinsey ha messo a punto un rapporto sul futuro della distribuzione carburanti, dopo la pandemia e in relazione alla nuova mobilità.

Secondo l’analisi il settore può continuare a offrire rendimenti interessanti in futuro, soprattutto attingendo a fonti di reddito aggiuntive, dal non oil alla ricarica elettrica. Per attingere a queste fonti, gli operatori dovranno ripensare le proprie strategie, sviluppare le proprie capacità e trasformare le proprie attività.

Quanto al non oil, il documento indica una possibilità nella crescita dei minimarket, sulla scia del desiderio dei consumatori di evitare supermercati affollati.

In generale e a livello globale, i profitti dalla vendita al dettaglio di carburanti sono previsti in calo dagli 87 miliardi di dollari del 2019 a 79 miliardi nel 2030. Un calo che però dovrebbe essere compensato dai guadagni nelle vendite non oil, previsti in aumento da 22 a 30 miliardi. Dalle ricariche di veicoli elettrici, il cui contributo oggi è trascurabile, dovrebbero arrivare 20 miliardi di dollari entro il 2030. Per agganciare questa opportunità, saranno necessari investimenti significativi non solo nelle infrastrutture di ricarica ma anche in strutture per i clienti in attesa.

Il calo dei consumi determinerà nelle economie mature una razionalizzazione delle reti, anche se probabilmente non sulla scala vista negli anni ’80. A lungo termine, i margini del settore dipenderanno dalle caratteristiche del mercato locale – livello di concorrenza, penetrazione degli ipermercati, prevalenza di stazioni non presidiate – e probabilmente si dimostreranno più resilienti dei volumi di vendita.

Tra le tendenze del non oil, il documento individua l’aumento degli acquisti di generi alimentari in piccoli negozi locali rispetto alle grandi spese nei supermercati; l’aumento degli ordini online di cibo; l’uso di menu digitali e soluzioni di pagamento contactless nei negozi. Queste tre tendenze, secondo McKinsey, metteranno sotto pressione alcuni settori commerciali (tabacco, bevande, snack, riviste e servizi telefonici). I distributori di carburanti dovranno prepararsi a soddisfare le nuove esigenze con nuovi modelli di business, dallo sviluppo di punti vendita multifunzione (alimentari, farmacia, servizi postali) al multibrand (partnership con aziende come McDonald’s e Starbucks).

Per gentile concessione di Staffetta Quotidiana

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Alex
Alex
1 mese fa

Questo studio prende origine dagli eni cafè, dove il gestore
lavora 16/18 ore al giorno,
non fa un giorno di malattia,
non consce la 104,
non sa cosa significa TFR,
non conosce il ROL,
non sa cosa sono i riposi,
non sa cosa sono le ferie,
non conosce gli straordinari,
PAGA IL ROYALTIES,
AQUISTA IL PRODOTTO AL INGROSSO CON IL PREZZO PIU’ ALTO DEL PREZZO VENDUTO AL DETTAGLIO SUL MERCATO,
paga l’affitto come se fosse un riscatto della struttura,
gli consegnano i prodotti vicino alla scadenza
e con il margine deve pagare l’energia per un locale non classificato come consumo energetico, pagare l’acqua, la spazzatura, lo smaltimento, il cud, il consulente, hccp, i corsi vari, tutti gli obblighi di legge, GLI SCONTI, LE PROMZIONI, e chi più ne ha più ne mette.
SE IN TUTTO QUESTO NON RIPORTI UN GIUSTO MARGINE E SEMPLICEMENTE CHE SEI UN INCAPACE.

pippo
pippo
1 mese fa

alcune cose a questa MecKinsey
Senza un adeguato contraddittorio è molto facile sparare cazzate
Quello che prevede ,è già stato fatto anni fa dai mini market ,ai tabacchi ecc si chiamava SFRUTTAMENTO DE PIAZZALE ,si sfruttavano i vari spazi inutilizzati del piazzale ,e di conseguenza si sfruttava , e si sfrutta il gestore
Altra cosa ,certo in tutta questa ristrutturazione il gestore non è compreso ,ma quanti impianti sono in grado di supportare tale organizzazione ? chiuderanno i piccoli e medi e ricominceremmo a costruire nei piazzali di McDonald e centri commerciali ? ricordiamoci che Ipercoop e Conad sono stati dismessi quindi dove sta il futuro ?Ultima cosa ,vedremmo se finito questo periodo di pandemia ,tra uno /due anni ,i clienti rimarranno fedeli ai piccoli negozi ,perché l unica cosa che interessa oggi sono i prezzi concorrenziali ,del green ,dell inquinamento ,interessa a pochissimi ,la pseudo auto elettrica la comperano convinti di risparmiare ,altro che colonnine
Qualcuno dovrebbe scendere dal pero e venire qualche mese in piazzale ,Fatica e!!!!

mario
mario
Rispondi a  pippo
1 mese fa

già oggi chi vive di solo carburante è probabile che se la passi male,è arrivato il nuovo ristoro tutti contenti

luca
luca
Rispondi a  mario
1 mese fa

ti posso garantire che con una perdita del 28% non mi spetta proprio nulla. come se in confronto a chi ha perso il 30 io sono ricco.

condivido il pensiero di pippo: chi deve prendere decisioni deve prima lavorare minimo due mesi in un piazzale per poter parlare

pippo
pippo
Rispondi a  luca
1 mese fa

Hai ragione ,è una vergogna !!!! e ancora più vergognoso è l immobilismo di chi ,nuovo o vecchio ci dovrebbe rappresentare .Certo la colpa è dei gestori ,che dovevano fare di conto ,essere veggenti ,.per calcolare almeno una perdita del 30% per essere considerati poveri
La prossima volta che ci /vi obbligheranno a rimanere aperti ,mandateli a fare in culo, papale papale

Alex
Alex
1 mese fa

Quanto al non oil, il documento indica una possibilità nella crescita dei minimarket, sulla scia del desiderio dei consumatori di evitare supermercati affollati. 
a soddisfare le nuove esigenze con nuovi modelli di business, dallo sviluppo di punti vendita multifunzione (alimentari, farmacia, servizi postali) al multibrand (partnership con aziende come McDonald’s e Starbucks).
X scrivere queste fandonie non avevamo bisogno di un luminare che veniva da extra continente, bastavano i nostri, già ne dicono tante.
Il Mc in molte città è in declino, le farmacie sono lobby intoccabili, i servizi postali oramai con nomi diversi lo offrono tutti, quindi andremo ad immetterci in un mercato di pezzenti dove i clienti hanno già trovato corsie più economiche la dimostrazione sono le percentuali basse delle transazioni che facciamo dei bollettini postali.
A noi servono strategie che garantiscono la nostra sopravvivenza e non idee per impegnare la giornata e indebitarsi con lo stato.

Davide
Davide
1 mese fa

I P.V. fateli gestire direttamente alle società petrolifere! O dai loro addetti commerciali e capi area! Vediamo poi chi fa loro i regali ogni anno o chi da loro le buste o alla divisione delle note credito per difesa mercato.