Petrol-Mafie, chi comprava e da dove veniva il prodotto

Cosa emerge dall’ordinanza dei PM di Reggio Calabria, uno dei quattro filoni dell’inchiesta

Staffetta Quotidiana – Per la stampa generalista l’interesse per l’inchiesta Petrol-Mafie si è limitato sostanzialmente ad Anna Bettozzi e Lele Mora, di cui su queste pagine abbiamo parlato quasi tre anni fa. Ma le ordinanze dei pubblici ministeri sono una miniera di informazioni su come, secondo la procura, funzionava il “giro”, sulla pervasività dell’organizzazione criminale, su chi comprava, chi vendeva e come venivano fuori i profitti milionari. Nomi e pratiche note da tempo nel settore e che per la prima volta vengono messe nero su bianco con questa completezza.

Un primo approfondimento lo dedichiamo alle oltre 1.200 pagine dell’ordinanza della procura di Reggio Calabria, il filone di indagine che ha portato tra l’altro all’arresto per associazione mafiosa di Gianfranco Ruggiero e Domenico e Giovanni Camastra come esponenti della ‘ndrangheta a capo dell’associazione messa su per evadere Iva e accise attraverso le frodi nella distribuzione carburanti. In questo filone sono stati in tutto 23 gli arresti.

Queste sono le “specifiche modalità seguite dall’organizzazione criminale per la gestione della commercializzazione e della collegata frode fiscale”, come ricostruite dagli investigatori. Perno di tutto il meccanismo è il deposito Italpetroli srl di Locri, che sfrutta l’indebita presentazione di dichiarazioni di intento fino a febbraio 2019 per poi modificare la modalità di frode dopo un controllo dell’Agenzia delle Entrate di Napoli.

La realizzazione del disegno criminoso – si legge – avveniva attraverso “un articolato sistema fraudolento attuato in tuta la filiera commerciale, consistente in una serie di cessioni di carburanti solo cartolari che vedevano i seguenti protagonisti: i fornitori dell’Italpetroli, ovvero Enifuel spa, Albergo Petroli, Basile Petroli e Opera International Limited Business ltd (società queste non coinvolte nella frode, ndr); il deposito fiscale Italpetroli; le società cartiere, asservite all’organizzazione in qualità di clienti Italpetroli”, tra cui vi erano la Scevola deposito di Scevola Emanuela, la Wholesale Fuel, la Ried, la Juarez, e la Ghent; e i clienti delle cartiere.

Le operazioni di cessione, sottolineano i PM, “venivano avallate mediante documenti di comodo emessi” dalle cartiere, “da riferirsi a operazioni di fatto inesistenti in quanto la reale cessione di prodotto petrolifero avveniva di fatto solo tra i fornitori dell’Italpetroli e i clienti delle società cartiere. Le fatture per operazioni inesistenti consentivano all’organizzazione di incamerare il profitto illecito derivante dall’omesso versamento delle imposte dovute”. Italpetroli acquistava il carburante in sospensione d’imposta dai depositi Enifuel di Vibo Valentia, Taranto e Milazzo; dall’Albergo Petroli di Bari; dalla Basile Petroli di Taranto; dalla Opera presso il deposito Garolla.

Quanto agli acquirenti finali, tra il 2018 e il 2019 diverse partite di carburanti sono state destinate a punti vendita SP Energia Siciliana nelle province di Catania e Messina, sotto la regia di Orazio Romeo, socio unico e amministratore unico della SP, oltre che nipote del fondatore Sebastiano Pappalardo.

Tra le altre società coinvolte, di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi, la Rubino Petroli che svolge secondo gli investigatori un ruolo di “società filtro preposta all’acquisto di carburante dalle cartiere e alla rivendita ad altri clienti”.

Tra gli ideatori della frode, secondo i pm, c’è Salvatore Sabatino, già dipendente insieme a Renato Smimmo della Petrolifera Italiana, la società che controllava la Life srl che aveva a sua volta acquistato la Dct (Depositi Costieri Trieste), e i cui vertici sono stati poi arrestati per associazione a delinquere.

Tra le società cartiere troviamo invece la Essefuel e la Avion Petrol. Della prima si dice che le lettere di intento utilizzate per acquistare carburanti in esenzione Iva sono false e preordinate alla frode. Tra i clienti Essefuel, troviamo Mucci Carburanti, Sergio Petroli, Star Fuel. I titolari di queste sono indagati per dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.

Lo stesso schema si ripete per ciascuna delle cartiere, con gli stessi o diversi clienti, tra cui la Spik Oil, già coinvolta in un’indagine a Verona , e Califano Service, già coinvolta in altre due indagini.

Per gentile concessione di Staffetta Quotidiana

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scaloppino
scaloppino
1 mese fa

dobbiamo chiedere spegazioni al prof monti e alle sue liberizzazioni