Quale Gestore nel punto vendita del futuro?

Di seguito riportiamo in forma integrale le interviste sulla rivista Muoversi (LINK) trimestrale di UNEM dei presidenti di Faib Confesercenti – Martino Landi, Fegica Cisl – Roberto Di Vincenzo, Figisc Confcommercio – Bruno Bearzi. 

Martino Landi – Siamo consapevoli di essere ad un punto di svolta. Di fronte abbiamo grandi cambiamenti e pensare di governarli con gli strumenti convenzionali sarebbe un grave errore.
Abbiamo un’emergenza climatica a cui si risponde con la ricerca di nuove motorizzazioni e nuove energie, l’innovazione tecnologica e digitale che incalza, la proposizione di nuovi format rete.
La mobilità necessariamente dovrà viaggiare con prodotti a basse emissioni e a basso impatto ambientale. La ricerca scientifica ha fatto nel campo della motorizzazione e dei carburanti progressi incredibili negli ultimi anni, consegnandoci prodotti già ad emissioni contenute. La ricerca è una variabile importante negli elementi di scenario, siamo convinti che ci porterà carburanti ancora più performanti nei prossimi anni.
Intanto, le motorizzazioni ibride e gassose oltre ai progressi di GNL e Idrogeno possono anch’esse alimentare un panorama ampio di fonti energetiche che con l’elettrico potranno costituire una ricca offerta da parte delle nostre aree di servizio, che nel frattempo stanno crescendo nella visione multifunzionale e “All Service”. Avremo aree dove è possibile alimentare diverse motorizzazioni e sbrigare diversi servizi nella logica multiutility. In questo quadro, crediamo che la rete stradale di distribuzione energetica sia un valore imprescindibile della mobilità futura e in questo scenario il ruolo dei gestori ha più centralità e necessariamente più professionalità, per competenza sui diversi prodotti energetici e sulla più ampia gamma di beni merceologici e dei profili di servizi offerti. In questa ottica anche il ruolo del gestore diventa fondamentale, pronto a offrire nuove opportunità al cliente, passando dalla stazione di rifornimento alla stazione dei servizi.
Il “Recovery Fund” è uno strumento formidabile per ammodernare e riqualificare in chiave digitale ed ambientale la rete, con un auspicabile piano di investimenti finalizzati alla riconversione obbligatoria eco-sostenibile di tutti gli impianti, con criteri selettivi di salvaguardia ambientali dell’aria e del suolo, partendo da quelli che hanno un indice di anzianità critica, tanti dei quali presentano un rischio di inquinamento elevatissimo. Sono temi che la Faib ha messo al centro della sua riflessione per rinnovare il quadro di riferimento e fare spazio alle nuove generazioni, a cui consegnare un settore che, con profili nuovi, continuerà a garantire la mobilità dei cittadini.

Roberto Di Vincenzo – Prima di ipotizzare qualsiasi scenario, forse bisognerebbe chiedersi se, nel futuro, ci sarà ancora una rete distributiva di carburanti o di prodotti destinati alla mobilità
dei cittadini. O se il “consumatore” non sarà avviato -facendo leva su prezzi/incentivazioni – alla ricerca della colonnina elettrica con il “prezzo più basso”. Con risultati facilmente ipotizzabili.
Supponendo, solo per amore di tesi, che una rete comunque catalogata dovesse rimanere si porrà il problema di avere strutture riqualificate (con consistenti investimenti), un numero di impianti molto più contenuto ed attività integrative che possano consentire agli impianti stessi di diventare (tornare ad essere) punti di riferimento nel territorio. Tali impianti dovrebbero poter contare su Gestori (ri)qualificati, capaci di intercettare la domanda, che svolgano in autonomia il proprio lavoro e che da tale attività traggano un “reddito” che possa farli vivere senza patemi.
Bisognerebbe, quindi, prendere consapevolezza della questione, invertire la tendenza e governare un cambiamento strutturale, con la partecipazione di tutti, per non venire tutti confinati nella residualità.
Oggi, a vincere – nell’immaginario collettivo – è quella ideologia che tutti, a parole, respingono: la realtà è che il nostro settore appare piegato sull’elettrico senza neppure provare a dire che la lunga transizione va attuata senza strappi. In questo dovrebbero aiutarci le statistiche sui consumi messe a punto da Aie che prevedono un declino dei prodotti petroliferi non immediato (almeno fino al 2050). È la cattiva coscienza diffusa nel settore che spinge gli opinion maker (non tutti) ad aspettare che gli eventi accadano senza far nulla. Senza nemmeno sostenere che un altro mondo è possibile o che l’elettrico di per sé, ammesso che fosse una ipotesi credibile nell’immediato, è inquinante più dei nuovi prodotti che alimentano i motori a combustione interna (Akio Toyoda o Franz Fehrenbach docunt).
Ma per sostenere con forza questa tesi ci vorrebbe che il settore recuperasse autorevolezza. Anche in momentanea “minoranza”.
Solo così, e nel contesto indicato, la rete distributiva avrebbe un nuovo futuro e con esso il Gestore. Ed è quello che auspichiamo, mettendoci al servizio di un’azione di trasformazione condivisa dei meccanismi regolatori del presente e delle scelte innovative del futuro.

Bruno Bearzi – Partiamo dall’attuale: una rete contrassegnata da un eccessivo numero di impianti ed erogati assolutamente di bassa efficienza, con pesante incidenza di impianti marginali ed insufficienti a garantire sostenibilità economica; dalla polverizzazione dei soggetti e per contro alla fuga di major storiche; da dilaganti infiltrazioni di illegalità di natura fiscale, organizzata al punto da prendersi pezzi della rete per smerciare prodotti, con grave inquinamento della concorrenza, al consumatore finale; da scarsissimo apporto di investimenti e di manutenzione, con quote di impianti che rimangono chiusi per assenza di gestione.
Se i decisori ritengono tutto ciò accettabile, visto che ci si appresta ad una transizione energetica che cambierà modi ed infrastrutture della mobilità, non è questa la nostra opinione e temiamo fortemente che non ci si metta mano perché si ritiene sia un tema superato. Né, proprio traguardando alla transizione ed al cambiamento, si vede come si possa affrontare questo lungo e complesso passaggio senza affrontare tali nodi – dalla ristrutturazione della rete alle misure per debellare l’illegalità, dalla progettualità per una nuova stazione di servizio plurifunzionale alla revisione degli strumenti contrattuali e del quadro delle relazioni commerciali.
La strada della differenziazione e graduale sostituzione dei prodotti sembra definita, almeno in linea di massima. Piuttosto indefinito, invece, è cosa debba essere la nuova rete in termini di offerta di altri servizi/funzioni e ciò che si vede, nelle politiche di qualche compagnia petrolifera, è solo una generica implementazione di servizi “replica” di prestazioni già offerte in maniera specializzata e dedicata dal mercato.
Ci si deve confrontare, quindi, su un progetto complessivo, e ciò non può prescindere né da una condivisione delle cose che vanno fatte per mettere rimedio alle gravi criticità del settore e neanche dagli aspetti legati alla contrattualità e giustificazione economica delle gestioni, di cui va valorizzata la professionalità per affrontare una transizione che non può prescindere dal rapporto col cliente/consumatore.
Per capirci: il gestore di domani non può essere solo il “posteggiatore” delle auto alle colonnine elettriche o lo smistatore di pacchi e pacchetti.
Più che lo spazio alla “immaginazione”, pur necessaria, del futuro, serve una dose di marcata fattualità a partire dal presente.

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antimo
antimo
1 mese fa

Il futuro è il pakistano che dorme nell’impianto a 667 euro al mese +iva+qualche millesimo sul servito, da garantire 24 ore su 24. Ma di che state parlando?

Gio'
Gio'
1 mese fa

Non esiste un futuro..
Il gestore e’ gia’ cadavere..

pippo
pippo
1 mese fa

Quale Sindacato nel futuro a sostegno dei gestori carburanti ?
Anche questo potrebbe essere uno spunto di discussione
Si potrebbe dire quasi con certezza che al di là dei discorsi degli intervistati dove si vorrebbe far rientrare il gestore uscito dalla porta ,dalla finestra .mera illusione ,tanto quel povero scemo se la beve ,e visto che avverrà il tutto tra qualche anno il pollo gestore resterà calmo e buono
Come si fa ha illudere delle persone che saranno “fondamentali ” nella RISTROTTURAZIONE e nel passaggi Green ,quando già adesso il gestore non viene nemmeno preso in considerazione ,chi volere illudere con i vs discorsi !!!non VI basta dove ci avete portato ? Non Vi basta non fare nulla per cambiare registro e PRETENDERE qualcosa di più per i gestori ?
Cosa VI interessa di come avverrà la transizione energetica trà 15 anni ,siete pagati dai verdi ? Cosa Vi interessa delle truffe dei carburanti ,siete diventati Finanzieri !!!!Interessatevi dei problemi dei gestori a 3 centesimi al litro !!! alla perdita del 50 % sul venduto !! ai ristori pagliacceschi che non arrivano Al FUTURO DEI GESTORI !!!!!!
Maaaa forse è colpa dei gestori

roberto timpani
roberto timpani
Rispondi a  pippo
1 mese fa

Caro Pippo, se leggi bene, anche se il ragionamento appare basato sulla transizione energetica , la riproposizione della concessione serve per intervenire , non con sporadici indagini delle autorità di controllo, ma attuando un serio controllo su tutte le attività di operatori petroliferi che in questo momento, per le sanzioni poco rigide, entrano nel mercato in modo spavaldo e truffaldino Servirà, te lo anticipo, anche per avere operatori petroliferi che dovranno rispettare certe norme e certi accordi. E’ una prima pietra e il fatto che ci si sia rivolti al ministro Cingolani, non è una scelta green , ma obbligata, visto che a lui sono andate le competenze in questo settore. Sui ristori pagliacci, non entro perchè da un po’ che vedo che sbagli i conti e nonostante qualche intervento , non ti convinci del contrario. Certo, adesso sono fuori quelli che non hanno perso piu’ del 30 per cento tra il 2020 ed il 2019 , ma questa è una regola europea purtroppo. Era andata meglio nel fondo perduto certo. Ma mi pare anche in quella occasione parlavi di briciole. Ed invece cosi’ non è stato per la stragrande maggioranza di gestori..

pippo
pippo
Rispondi a  roberto timpani
1 mese fa

BUONGIORNO TINPANI
Mi scuso se a volte non so farmi capire
Ristori ,perché invece di tanti giri di leggi e articoli non Mi/Ci fa un semplice esempio ? 2019 ,3 milioni di venduto ,2020 MENO il 30% quanto ristoro ? tenendo conto dei prezzi medi ? non sembra difficile
Se poi ci sono gestori che hanno denunciato come perdite le accise o altro
Secondo penso che oggi ai gestori non interessi molto cosa fanno le autorità di controllo del Cingolani di turno che trà un anno non ci sarà più ma interessa del margine ,e del futuro che gli aspetta ,e sinceramente negli ultimi articoli e prese di posizione di petrolifere ,leggi ENI ,retisti vari ,il gestore non è certo nei loro piani
Quindi preferirei ,e forse molti altri gestori ,che l sindacato si impegnasse non a fare lo “sceriffo ” per gli altri ,ma si sforzasse per portare a casa il più possibile ,consapevoli che il gestore trà 10 /15 anni sarà una figura professionale estinta ,non più utile alla società ,come il calzolaio o la piccola ferramenta. Saluti

roberto timpani
roberto timpani
Rispondi a  pippo
1 mese fa

Sui “sostegni” ti potrei dire sinteticamente che, fatto salvo un calcolo preciso al centesimo, non avendo i corrispettivi nel dettaglio, un impianto con soli carburanti che sia passato da 3 milioni di litri a circa 2 milioni ( circa il 33 per cento di perdita cosi la facciamo semplice) dovrebbe avere una cifra tra i 55 ed i 65 mila , se considero un margine pro litro di circa 4 centesimi, ma anche se considero che ne abbia 100, considerano i ricavi 2019 . Va quindi nella fascia di cui alla lettera b) dell’art. 1, comma 5 del Decreto tra i 100 mila euro ed i 400 mila. In secondo luogo, ripeto, noi stiamo per proporre un breve testo di legge in cui questo Governo – che duri un anno o due fino al 2023 – dovrebbe crederci. La transizione energetica e la lotta alla delinquenza sono i due binari principali, dentro c’è da mettere mano ai contratti e agli accordi e alla illegalità di chi adotta contratti da presidiante o da custode anzichè quelli consentiti. Ne sarai piu’ convinto quando vedrai il testo della proposta. Non guardiamo solo la superficie, andremo nel profondo. E non fra 10 o 15 anni, roba da fare subito.

pippo
pippo
Rispondi a  roberto timpani
1 mese fa

Quindi in soldoni ,se un gestore ha “preso “nel 2019 ,120mila € (3 Milioni Per o.o4) LORDI ,mentre ha “perso “nel 2020 un milione di litri ,il 33% “perdendo 40 mila € ,Di ristoro AVREBBE 55/65 Mila € netti ,circa il 160 % di quello perso Spero sia cosi ma ne dubito I miei conti, facendo la media mensile il bonus è di circa 2100 € ,felicissimo di sbagliarmi
Per altro spero vivamente che abbiate ragione ,ma attualmente nel profondo ci siamo noi gestori e non stiamo vedendo nessuna luce ,anzi abbiamo il sospetto che la luce sia un treno che ci travolgerà beati Voi che siete tranquilli ,io i” soldi ” li farei sputare a chi li ha ,le compagnie e retisti ,dopo si discuterà oggi ci servono i soldi non piani a lungo termine .
Una piccola notizia di cosa parliamo quando si dice il gestore é finito Tre colloqui, uno con una compagnia e 2 con retisti .Nessuno vuole sentire parlare di gestione .Quindi ? Saluti

roberto timpani
roberto timpani
Rispondi a  pippo
1 mese fa

Non hanno capito che l’unico soggetto in grado di valorizzare un impianto è solo un gestore vero, autentico e con la giusta profittabilità , puo’ rendere al meglio . Stupido il funzionario di quella compagnia stupidi i due retisti… Se muoiono i gestori subito dopo è il loro turno…

pippo
pippo
Rispondi a  roberto timpani
1 mese fa

Purtroppo no è vero anche se ci spero ,ma la realtà è contro Ci sono centinaia di impianti gestiti NON con il gestore ,il 99% delle P bianche sono senza gestore ,Funzionano bene ? male ? funzionano ,il carburante si vende
Sembrava un eresia il telepass ,la macchinetta per le sigarette ,il carrello al supermercato ,oggi sono comuni
Il gestore saà rimpiazzato da altre figure professionali .Questo è il futuro A meno che il sindacato e i gestori consapevoli fella situazione non impongano ,come non so sinceramente ,ma forse sfruttando l attuale situazione di “nero ” dilagante ,dove a ogni impianto corrisponda un gestore .A ogni gestore una licenza ,levare il monopolio alle compagnie e retisti ,vendita carburanti solo nei P V Acquisto solo da depositi certificati ,invertendo il libero tutti
Ultima notizia Veneto evasa iva per 20 MILIONIIIIIIIIIIII 113milioni di litri in nero .Possiamo continuare cosi ?
Buon giorno Timpani