Pieno low cost sfruttando i benzinai, la finanza: “Lavoratori al nero e illecita concorrenza”

Operazione “Petrol Station” – Nel mirino i distributori viterbesi del gruppo Ewa – Nuovi guai per i Salzillo padre e figlio, arrestati il 18 giugno

Viterbo – Benzinai sfruttati nelle stazioni di servizio del gruppo Ewa, scattano i provvedimenti di carattere amministrativo in seguito al calcolo di un presunto illecito profitto di 835mila euro, corrispondente ai compensi mai versati a 10 lavoratori in nero e 110 irregolari. 

E’ il seguito dell’operazione anti-caporalato “Petrol Station”, sfociata lo scorso 18 giugno negli arresti domiciliari di due imprenditori di Marcianise, in provincia di Caserta: Vincenzo Salzillo e il figlio Charles Salvatore Maria Salzillo, 63 e 28 anni, entrambi finiti già in passato nel mirino della magistratura campana, sempre per vicende legate alla catena di distributori di famiglia.

Per Salzillo senior i domiciliari sono scattati in seguito all’aggravamento della misura interdittiva (del 23 luglio 2020) della sospensione dalla carica di amministratore della società, cui fanno capo tre distributori Ewa di Viterbo e altri cinque sul territorio provinciale, dalla superstrada, a Montefiascone e Canepina. Un “avvertimento”, come lo hanno definito gli investigatori, che non avrebbe impedito a lui e al figlio di proseguire nell’attività di sfruttamento dei lavoratori.  

Le ulteriori indagini a carico di sei società tra loro collegate, facenti capo a Vincenzo Salzillo e ai suoi familiari, hanno consentito alla guardia di finanza – col contributo dei funzionari dell’ispettorato territoriale del lavoro di Viterbo – di ricostruire un illecito profitto pari a 835.235 euro, corrispondente ai compensi che sarebbero spettati, ma non sono mai stati erogati, a beneficio dei lavoratori per le prestazioni che avevano svolto.

L’operazione, ha consentito inoltre di individuare, in stretta sinergia e collaborazione con l’Inps, tra quegli stessi lavoratori irregolarmente impiegati, 7 soggetti che avrebbero percepito illegittimamente il reddito di cittadinanza, tutti denunciati all’autorità giudiziaria competente.

Le indagini amministrative dei finanzieri si sono incrociate con quelle della squadra mobile coordinata dal pubblico ministero Massimiliano Siddi per la procura della repubblica di Viterbo, relativamente a “condotte criminali del tutto simili, commesse nel tempo dal medesimo gruppo imprenditoriale”.

In questi giorni, gli uomini della comando provinciale di via Cardarelli stanno procedendo alla notifica dei provvedimenti di carattere amministrativo, ulteriori a quelli già eseguiti in sede penale.

Le violazioni accertate in materia di lavoro, derivanti dall’utilizzazione di 10 lavoratori in nero e 110 lavoratori irregolari, hanno prodotto la segnalazione agli uffici accertatori competenti di contributi previdenziali ed assistenziali non versati per circa 139mila euro e sanzioni applicabili pari a circa 350mila euro.

La “trasversale attività criminosa”, oltre a consentire un indebito risparmio fiscale e contributivo in danno dell’erario, avrebbe permesso “il collocamento di beni sul mercato a prezzi estremamente vantaggiosi, a discapito delle imprese concorrenti operanti nel pieno rispetto della normativa fiscale e giuslavoristica, con estremo nocumento alle regole poste a tutela della concorrenza e del mercato”.


Lavoratori sfruttati 12 ore al giorno per 3 euro l’ora

Tredici al momento degli arresti di padre e figlio, lo scorso 18 giugno, le parti offese accertate, tutti dipendenti extracomunitari in regola col permesso di soggiorno, per lo più provenienti dall’Africa sudorientale, regolarmente assunti con contratti part time, ma costretti a lavorare di fatto fino a 12 ore al giorno, per 3 euro l’ora, con decurtazioni di 100-200 euro sullo stipendio per ammanchi o similari, in alcuni casi obbligati a vivere in alloggi di fortuna ricavati nei gabbiotti delle aree di servizio.


Reclutati tra chi porta carrelli al supermercato

Reclutati tramite passaparola oppure fuori dei supermercati, dove per pochi spicci aiutavano le signore coi carrelli, i “benzinai” avrebbero anche dovuto scattare fotografie delle targhe delle auto dei clienti e inviarle via WhatsApp per dimostrare di essere in servizio. Chi ha provato  a lamentarsi sarebbe stato licenziato, facendo scattare l’allarme e i sospetti degli investigatori.   


Il pieno a prezzi super competitivi

I Sanzillo, Vincenzo in particolare, sono finiti già in passato nel mirino della magistratura campana, e non solo, per vicende legate alla catena di distributori di famiglia. Sarebbero circa 150 in tutta Italia le pompe bianche riconducibili al “gruppo”, con prezzi sempre super competitivi. Nel Lazio sono localizzate, in particolare, nelle province di Viterbo e di Latina. Nessuno degli impuanti viterbesi è stato posto sotto sequestro in seguito all’inchiesta.

Fonte: tusciaweb

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oleoblitz
oleoblitz
1 mese fa

ci son gestori che lavorano a meno di 3 euro / ora !!!

MARIO
MARIO
Rispondi a  oleoblitz
1 mese fa

Anche per colpa di questi impianti che vendono il prodotto dai 10 ai 15 cent in meno al litro! Quindi ben venga che li arrestano ma devono anche sequestrargli gli impianti se no stiamo punto e a capo!

Kazunori
Kazunori
Rispondi a  oleoblitz
1 mese fa

Ciao Oleoblitz,io se mi dovessi ridurre in questo modo chiudo tutto e vado a raccogliere la frutta in campagna…e’ un mestiere molto piu’dignitoso.

luca eg
luca eg
1 mese fa

ma perchè i gestori quanto guadagnano? 😀 😀 😀
un impianto medio vende 3mila litri al giorno moltiplicati per 0.027 (contratto EG) e diviso per 12 ore di lavoro sono 6e LORDI l’ora.
acqua luce telefono contributi affitto etc..
forse rimane anche meno

utente
utente
Rispondi a  luca eg
1 mese fa

scusami luca, ma se è vero ciò che dici come fanno a far quadrare i conti? se un gestore è un imprenditore deve far quadrare i bilanci, tranne che ci sono altre entrate che non si conoscono e possibilmente in nero. non c’è altra alternativa.