Interogazione parlamentare di Squeri “riconsiderare la decisione del Cite sullo stop ai motori a combustione dal 2035”

Luca Squeri, responsabile Energia di Forza Italia, in un’interrogazione a firma congiunta con il deputato di Forza Italia Claudia Porchietto ha chiesto ai ministri della Transizione ecologica, delle Infrastrutture e mobilità sostenibili e dello Sviluppo economico di riconsiderare la decisione del Cite sullo stop ai motori a combustione dal 2035 rinviandola alle opportune consultazioni con le organizzazioni di settore, nell’ambito del Tavolo automotive e del Tavolo tecnico della filiera distributiva; intervenire in sede UE affinché adotti pienamente la metodologia sul ciclo di vita per valutare gli impatti del parco mezzi circolante nell’Unione.

Di seguito pubblichiamo in forma integrale l’interrogazione parlamentare a firma Squeri, Porchietto

il Cite, comitato interministeriale per la transizione ecologica, composto dai ministri della Transizione ecologica di Infrastrutture e mobilità sostenibile e dello Sviluppo economico ha stabilito nei giorni scorsi che Il motore a combustione interna è destinato all’estinzione entro il 2035, con una proroga al 2040 per furgoni e veicoli commerciali leggeri;
immediate le reazioni negative delle imprese di settore: l’Anfia che rappresenta la filiera produttiva delle aziende italiane ha dichiarato che la decisione: “…ha sorpreso e messo in allarme tutti gli imprenditori e le decine di migliaia di lavoratori che rischiano il posto a causa di un’accelerazione troppo spinta verso l’elettrificazione”. Confindustria denota la “mancanza di una progettualità chiara che consenta a migliaia di aziende italiane del settore di adeguarsi gradualmente all’imposizione dell’Ue”;
la Clepa, l’associazione europea della componentistica, ha pubblicato uno studio che quantifica i danni, occupazionali ed economici, derivanti dalla possibile messa al bando dei motori a combustione interna al 2035.

Solo l’Italia secondo lo studio “rischia di perdere, al 2040, circa 73.000 posti di lavoro, di cui 67.000 già nel periodo 2025-2030.”;
l’industria dell’automotive è uno dei fiori all’occhiello italiani e rappresenta una importante quota del nostro PIL. Il comparto auto, nel 2019, ha fatturato circa 93 miliardi di euro, pari al 5,6% del PIL con 5.700 imprese e 250 mila occupati, il 7% dell’intera forza lavoro dell’industria manifatturiera italiana. Con l’indotto, il settore dà lavoro a circa un milione di persone;
nonostante la sua importanza strategica, il comparto auto sta vivendo un momento di profonda crisi, un processo deficitario già in atto da anni, reso più rapido e impattante dall’avvento della pandemia; a fine novembre 2021, le immatricolazioni 2021 totali in Italia sono state 104.478, con una diminuzione del 24,6% rispetto allo stesso mese del 2020, quando le unità immatricolate erano 138.612 e una flessione del 30,8% sul 2019, epoca pre-Covid.

A ottobre 2021 in Europa sono state immatricolate 798.693 vetture con una perdita del 29,3% sul 2020;
reazioni preoccupate anche dalle associazioni che operano nel settore delle fonti fossili, le quali sostengono che l’individuazione di una data di fine vita per i motori endotermici farà venir meno la spinta agli investimenti in S&S, mettendo anche a repentaglio la disponibilità degli stessi per la copertura del fabbisogno dei c.d. settori “hard to abate”. Senza considerare anche i minori introiti per la fiscalità generale derivanti dall’IVA e dalle accise sugli oli minerali, pari a 39 miliardi di euro l’anno;
Si allarga il fronte delle aziende e degli esperti del settore che chiede che le normative sulle emissioni di CO2 tengano conto dell’impatto dei veicoli sulla intera durata del ciclo vita (Life Cycle Assessment-LCA, definito dallo standard ISO 14040/44), allo scopo di chiarire l’impronta di carbonio delle auto elettriche rispetto a quelle con motori termici. Le metodologie di calcolo degli impatti adottato dalla UE non tengono adeguatamente conto del fatto che la produzione e lo smaltimento celle della batteria rappresentano oltre il 40% delle emissioni di carbonio derivanti dalla produzione di veicoli elettrici, senza contare le modalità di produzione dell’elettricità che li alimenta;
È necessario accompagnare i settori automotive e della distribuzione dei carburanti verso le profonde ristrutturazioni che li attendono, con la necessità di riconvertire le produzioni e riqualificare i lavoratori senza stravolgere i fondamentali economici e produttivi;per sapere se non ritengo opportuno riconsiderare la decisione del CITE rinviandola alle opportune consultazioni con le organizzazioni di settore, nell’ambito del Tavolo automotive e del Tavolo tecnico della filiera distributiva, quali sedi opportune nelle quali stabilire le corrette modalità della transizione ecologica per le suddette filiere;
se non ritenga intervenire in sede UE affinché adotti pienamente la metodologia LCA per valutare gli impatti del parco mezzi circolante nell’Unione.

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