Le Associazioni dei Gestori scrivono a Governo e Compagnie Petrolifere per richiedere sostegni al caro energia

Con due comunicazione distinte le associazioni dei Gestori Faib, Fegica e Figisc hanno scritto al governo e alle compagnie petrolifere per denunciare la grave crisi della categoria ormai stretta da diverse settimane dal caro – energia.

Nella lettera all’esecutivo i Gestori avvisano che “In assenza di interventi si rischia il dissesto economico con effetti sulla continuativa apertura degli impianti di distribuzione”.

Pertanto le associazioni dei Gestori chiedono un immediato sostegno che permetta di evitare la “gravosità dell’approvvigionamento elettrico”, essenziale per lo svolgimento dell’attività. Tema “la cui soluzione non può essere rinviata più oltre, a pena della scelta di sospendere l’attività fino a quando (e se), la situazione non tornerà alla normalità”.

L’escalation dei prezzi, sottolineano i Gestori, si inserisce in un contesto di vendite carburanti ancora in calo nel confronto con il 2019. Per poi rimarcare che gli “accordi economici stipulati ex Lege con le controparti naturali non consentono in alcun modo il riassorbimento nel prezzo al pubblico di maggiori costi derivanti da circostanze impreviste dalle parti in sede di stipula dei medesimi contratti ed accordi economici”.

Pertanto senza interventi di riequilibrio della componente “costi”, la conseguenza, a breve, “è il dissesto economico delle gestioni con grave pregiudizio del normale funzionamento del ciclo distributivo e della continuativa apertura degli impianti di distribuzione per garantire la mobilità dei cittadini”.

Di qui la richiesta delle tre federazioni di “un intervento risolutore che, muovendosi nel solco delle decisioni già assunte da Governo e Parlamento in tema di ‘sostegno’ alle categorie interessate dal ‘caro energia’, consenta anche ai gestori degli impianti di distribuzione carburanti di essere inseriti fra i beneficiari degli interventi già adottati (o che verranno adottati in seguito)”.

Per Faib, Fegica e Figisc/Anisa “non è infatti sostenibile che il gestore, peraltro già penalizzato da un mercato nel quale spadroneggiano una illecita concorrenza (come ampiamente dimostrato anche dall’Autorità giudiziaria) possa -da solo- affrontare una situazione nella quale non esiste alcuna regola oggettiva e non si profila neppure un intervento dei titolari degli impianti che, pure, sono parte essenziale del processo distributivo”.

Una comunicazione che segue quella inviata alle aziende petrolifere dove le associazioni informano di aver inviato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed ai Ministri interessati, una pressante richiesta affinché la Categoria venga ricompresa fra i soggetti economici destinatari di provvedimenti di “sostegno” a compensazione del “caro energia”.

Le associazioni sottolineano che i sostegni richiesti al governo non possono essere “sufficiente ad alleviare la sofferenza delle gestioni sempre più costrette fra margini insufficienti ed esplosione dei costi” e pertanto si rende quindi necessario “che i titolari di impianti debbano farsi, in qualche modo, carico dei crescenti aumenti delle “bollette” per evitare il tracollo economico delle gestioni (la riduzione del servizio, l’azzeramento dell’illuminazione notturna, ecc.).”

Faib Fegica e Figisc sottolineano come siano gli stessi titolari di impianti “i soli a poter muovere liberamente il prezzo raccomandato al pubblico come risultante dell’impennata del prezzo dei greggi” (e dei prodotti finiti) ma anche dell’energia elettrica, spalmando in un mercato molto più ampio di quello del Gestore che ha come proprio limite e confine il passo carrabile dell’impianto. E l’aumento dei prezzi maturato in questi mesi sta a testimoniare la scelta fatta dai titolari di autorizzazione/concessione.”

E’ necessario, continuano i Gestori, “promuovere azioni che abbiano come obiettivo quello di mantenere il prezzo all’interno del range previsto dagli Accordi: proprio per questo motivo, le scriventi chiedono un urgente ed indifferibile incontro prima di adottare iniziative unilaterali che potrebbero gravare sul prezzo al pubblico e sulla riduzione del ricorso all’illuminazione dei piazzali, come annunciato nella lettera allegata che indica, insieme alla insostenibilità della situazione, anche possibili “sbocchi” della protesta.”

Sottolineando che “non appare sostenibile che sia il Gestore, peraltro già penalizzato da un mercato aggressivamente concorrente in forme lecite ed illecite, possa -lui solo- fare fronte a questa situazione senza ricorrere a forme estreme di protesta.”

FAib, Fegica e Figisc hanno chiesto pertanto alle aziende petrolifere di “avviare in tempi strettissimi il richiesto confronto evidenziando che, in assenza di iniziative concordate, dovranno attivare iniziative sindacali atte a garantire almeno le minime tutele alla Categoria.”

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lucai eg
lucai eg
3 mesi fa

ricordo che al momento abbiamo circa 23000 euro di spese l’anno su un guadagno di 32000 (impianto da 1 milione di litri)
stiamo lavorando, se ci va bene, per 3€ l’ora per 10 ore al giorno
il capolarato non è solo per chi raccoglie pomodori
c’è un capolarato legalizzato
io penso di chiudere l’impianto prima dell’estate. consegno le chiavi e poi se la sbrogliano loro se sono capaci

pippo
pippo
3 mesi fa

Egregi gruppo sindacale unitari
Due cosette .Il gestore non ha bisogno del elemosina ,ha solo bisogno di un MARGINE di guadagno adeguato alla vita reale attuale .potendo autonomamente aumentare o diminuire il proprio GUADAGNO ,come fanno e stanno facendo tutti i commercianti in base alle sue esigenze PUNTOOOOOO
E’ assurdo che nel 2022 ci siano commercianti ,e il gestore è un commerciante lavori a cottimo, a 5 € ora
Siamo stanche vedere la solita processione inconcludente !!!per il solo fatto di “ci siamo anche noi “addirittura quasi a scusarsi per il disturbo
SCIOPERO SUBITO !! sulla scia dei camionisti , Blocco delle raffinerie ,’ pretendere l autonomia dei margini
Altro che dovremmo attivare a garantire il minimo delle tutele
Basta elemosine ,se non si sfrutta questa scia siamo morti!!!!