Cambia il mercato del lavoro. Crolla il lavoro autonomo e cresce quello dipendente

Il fascino di gestire una piccola impresa tradizionale sta svanendo poiché sempre più persone optano per un impiego da dipendente.

Negli ultimi anni, il tessuto lavorativo italiano ha subito significative trasformazioni, evidenti nei dati relativi ai lavoratori autonomi tradizionali e ai dipendenti. Secondo il ventiduesimo rapporto annuale dell’INPS, nel triennio dal 2019 al 2022 si è assistito a un declino significativo degli artigiani, dei commercianti e degli agricoltori, con una diminuzione rispettivamente del 3,6%, 2,2% e 3,1%. Sorprendentemente, i neo-artigiani, coloro che hanno intrapreso questa professione da meno di un anno, sono diminuiti addirittura del 38%.

In contrasto, il lavoro dipendente ha sperimentato un costante incremento, passando dal 72% dell’occupazione a un considerevole 78%. Questa preferenza verso il lavoro dipendente può essere attribuita alle tutele maggiori garantite a questa categoria di lavoratori. Tuttavia, questa scelta comporta anche un costo più elevato in termini di contributi versati sul reddito o la retribuzione, che è salito al 36,6% nel 2022 rispetto al 35,5% nel 2021 e al 36,1% nel 2019.

Le organizzazioni sindacali principali (Cgil, Cisl, Uil) tutelano ben 13,5 milioni di lavoratori dipendenti, rappresentando il 96% del totale. D’altra parte, quasi 500.000 lavoratori autonomi non sono tutelati da nessuna di queste organizzazioni sindacali, evidenziando la necessità di un focus maggiormente dedicato a questa categoria.

Il mercato del lavoro gode di ottima salute, spiega l’Inps. Perche il tasso di occupazione è al 61% e rappresenta il massimo storico. Idem per il numero di iscritti all’Inps, che rappresentano oltre il 95% del totale degli occupati, aumentato rispetto al 2019 (anno di riferimento pre-pandemia) sia in numero (oltre 26,2 mln di persone con almeno un versamento contributiivo nel 2022 rispetto a 25,5 mln nel 2019), sia in settimane lavorate (in media 43 nel 2022 rispetto a 42.9 nel 2019). Ciò che è cambiata è la composizione del mercato del lavoro: sono cresciuti i lavoratori dipendenti privali e quelli iscritti alla gestione separata, mentre il lavoro autonomo si è ridimensionato ( proseguendo un trend degli ultimi anni). Il lavoro di-pendente è oggi al 78% con una crescita continua che non si è arrestata neppure con il Covid.

Il lavoro autonomo “classico”, invece, manifesta un trend decrescente. Artigiani, commercianti e agricoltori diminuiscono in numerosità, anche se ultimamente c’è una netta distinzione tra nati in Italia (in declino) e nati all’estero (in aumento).

Nel 2022 artigiani, commercianti e agricoltori calano, rispettivamente, del 2,2%, dello 0,1% e dell’1,1% sull’anno 2021 e del 3,6%, del 2,2% e del 3.1% sul 2019. Per gli artigiani (in numero pari a 1,542 mln) prosegue anche l’invecchiamento: la classe 55-67 anni segna un 3,3% rispetto all’anno precedente e un più marcalo 5.9% degli overb 67. Crolla il segmento dei neo-artigiani, quelli con un’anzianità d’iscrizione inferiore a un anno: – 38,0%. Piuttosto inedita è la crescila, invece, per il secondo anno consecutivo, delle posizioni secondarie, vale a dire casi in cui il reddito prevalente e di fonte diversa dall’artigianato. I commercianti sono 2,084 mln, oltre mezzo milione più degli artigiani.

Anche tra i commercianti serpeggia l’invecchiamento: la classe 55-67 anni segna un + 3,5% rispetto all’anno precedente, mentre l’incremento degli over 67 è del 6%. I lavoratori autonomi agricoli (coltivatori diretti, coloni, mezzadri, imprenditori agricoli professionali) sono la componente meno numerosa del lavoro autonomo, meno di mezzo milione (432 mila nel 2022, in calo dell’1, 1% rispetto al 2021 e del 3,1% rispettoal 2019). Diversamente da artigiani e commercianti, nel settore agricolo non ha alcun peso la componente straniera. I dati sull’invecchiamento, invece, hanno lo stesso trend già visto per artigiani e commerciatili, ma con un’incidenza decisamente più elevata: gli over 54 sono quasi il 50% del totale e uno su tre è over67. Infine, anche nel caso degli autono mi agricoli, accanto alle posizio-ni esclusive, che sono in assoluta maggioranza (87%), crescono le posizioni secondarie (+12,4% rispetto all’anno precedente: +25% rispetto all’anno 2019).

I parasubordinati. L’approfondimento relativo ai lavoratori iscritti alla gestione separata è apostrofato dall’Inps come “mappatura di mondi confusi”. In effetti, la gestione accoglie un po’ di lutto: oltre i tradizionali pa-rasubordinati (i cd.co.co.co.), anche amministratori, professionisti e medici. Il numero di iscritti contribuenti alla gestione separata ( soggetti, cioè, che versano i contributi) è in crescita. Sono amministratori, collaboratori, medici specializzandi, venditori a domicilio, e professionisti senza cassa che, più degli altri, registrano numeri importanti: erano meno di 200mila fino al 2004, hanno raggiunto quota 300mila nel 2013, oltre 400mila dal 2019 e adesso mezzo milione. In totale, i contribuenti alla gestione separata sono oltre 1,5 mln nell’ an-no 2022: +5,6% rispetto al 2021. A fini schematici e consuetudine dividere i soggetti in due macro-gruppi: collaboratori in senso ampio e professionisti con par tita Iva. I primi, nell’anno 2022, sono più di un milione, aumentati del 14% rispetto a 5 anni prima, ma calati del 27% rispetto a 10 anni prima e del 37% rispetto a 15 anni prima. All’interno del gruppo cd. dei collaboratori, l’ Inps distingue quattro gruppi:
– gli amministratori: il gruppo più numeroso (600 mila nel 2022, il 57% senza partita Iva) e comprende il vasto mondo degli incarichi aziendali, specie nelle società di capitali e a responsabilità limita (amministratori unici, sindaci, revisori dei conti ). Per gran parte si tratta dell’impegno professionale esclusivo (247.000, ossia il 41% ) e spesso sono veri e propri imprenditori. Nell’assoluta maggioranza dei casi (91%) lavorano per un’unica azienda;
i collaboratori in senso stretto i (co.co.co.): è il gruppo dimezzato dalla riforma del Jobs Act (nel 2014 erano 530.000 oggi so-no 289 mila).
– i soggetti in formazione post-laurea: 113.000 nel 2021 e 126.000 nel 2022, tra cui i medici specializzandi;
– altre tipologie: nel 2022 sono 33.000 ( 15mila venditori porta a porta e 10 mila lavoratori autonomi occasionali).

I professionisti con partita Iva (secondo macro-gruppo) sono cresciuti del 38% rispetto a 5 anni prima, del 63% rispetto a 10 anni prima e del 116% rispello a 15 anni prima. Sono sia liberi professionisti privi di cassa, sia prestatori di attività più tipicamente para-subordinate.

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SALVATORE
SALVATORE
8 mesi fa

MA SCUSATE GLI AUTONOMI IN QUESTO PAESE SONO SEMPRE STATI VISTI COME MUCCHE DA MUNGERE, OPPURE EVASORI FISCALI SENZA RENDERSI CONTO CHE DAL PICCOLO ARTIGIANO O COMMERCIANTE CHE SIA, ORAMAI TARTASSATI E CON UNA MIRIADE DI ADEMPIMENTI FISCALI E MISERI GUADAGNI CON ORE DI LAVORO INTERMINABILI NON PUOI PIU CAMPARE , QUINDI CHI RIESCE A TROVASI UN LAVORO DA DIPENDENTE FA PIù CHE BENE PERLOMENO CI GUADAGNA IN SALUTE…E QUESTO LO DICE UNO CHE è 30 ANNI CHE FA IL COMMERCIANTE…

Sal
Sal
8 mesi fa

E cosa pensavano di scoprire? quando hai una pressione fiscale che supera il 100% nello stesso anno solare (saldi+acconti) resiste solo chi può evadere qualcosa, oppure ha una marginalità talmente alta, che pagando tutte le tasse, imposte, gabelle, varie riesce ancora a sopravvivere…noi benzinari, non siamo ne tra i primi (ricavi certificati dalle accise) ne tra i secondi (margine più basso in percentuale mondiale) direi senza mezzi termini: che culo!

Gestore stufo
Gestore stufo
8 mesi fa

Se mio figlio mi dirà di di voler prendere una partita iva, chiamerò i Carabinieri per farlo arrestare, se invece mi dirà di voler fare il gestore, lo farò interdire.