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Prezzi carburanti: meno trasparenza non è la soluzione. Serve chiarezza su chi decide davvero i prezzi

Il dibattito aperto dal DL n. 33/2026 sui carburanti sta mettendo in evidenza un nodo politico e strutturale che da anni caratterizza il settore: la mancanza di chiarezza – e quindi le reali responsabilità – su chi determina realmente i prezzi.

Ricordiamo che l’Articolo 1 del decreto legge su  “Prevenzione e contrasto alle manovre speculative sui carburanti” prevede che “le società petrolifere o i soggetti giuridici che assicurano l’approvvigionamento della rete di vendita dei carburanti per autotrazione per uso civile comunicano giornalmente agli esercenti i prezzi consigliati di vendita ai clienti finali ovvero previsti per la propria rete di distribuzione e vendita, curandone la pubblicazione con adeguata evidenza sui propri siti internet e li trasmettono al Garante per la sorveglianza dei prezzi e al Garante per la concorrenza e il mercato ai fini del monitoraggio della filiera e delle valutazioni di competenza relative al corretto funzionamento del mercato. In caso di violazione degli obblighi di cui al presente comma, si applica una sanzione pari allo 0,1 per cento del fatturato giornaliero.”

Alcune compagnie, compresi anche alcuni retisti privati, si sono adeguati ed hanno iniziato a pubblicare quanto previsto dal decreto carburanti. Altri non hanno ancora ottemperato a tale obbligo.  Nel dibattito andato in scena anche in commissione Finanze del Senato nell’ambito dell’esame del disegno di legge di conversione del DL Carburanti è intervenuta da un lato, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato suggerendo di eliminare l’obbligo di pubblicazione dei prezzi consigliati sui siti delle compagnie, ritenendolo potenzialmente idoneo a favorire dinamiche collusive.

Dall’altro, le compagnie petrolifere – attraverso Unem – accolgono con favore questa indicazione, chiedendo che venga recepita nel processo di conversione del decreto. Una convergenza che alimenta più che un sospetto visto che le compagnie petrolifere sono le prime indiziate ad alimentare un processo sulla determinazione del prezzo dei carburanti poco credibile. .

Oggi i prezzi praticati per ogni impianto sono già pubblici e accessibili attraverso l’Osservatorio Prezzi Carburanti, grazie alla pubblicazione quotidiana dei gestori. I cittadini possono sapere in ogni momento quanto costa un litro di carburante in ogni impianto. Ma questa trasparenza riguarda esclusivamente il prezzo finale. Non dice nulla su come quel prezzo si forma, né su chi lo determina e nemmeno quale sia quello consigliato dalle compagnie petrolifere.

Il meccanismo previsto dal decreto – la pubblicazione dei prezzi consigliati o imposti dalle compagnie – avrebbe avuto proprio questo obiettivo: fare luce sul livello a monte della filiera.

Ha come obbiettivo quello di consentito di chiarire, in modo oggettivo e verificabile, che il prezzo non nasce nell’impianto, ma viene definito altrove. E soprattutto avrebbe permesso di distinguere con precisione le responsabilità, evitando che i gestori continuino a essere indicati come i principali responsabili del caro carburanti.

La proposta di eliminare questo obbligo rischia invece di mantenere una situazione di opacità su un passaggio cruciale. Si continuerebbe ad avere piena visibilità sui prezzi finali, ma non sulle dinamiche che li generano. In un contesto già segnato da forti tensioni sui prezzi, questo non contribuisce a rafforzare la fiducia nel sistema, né a chiarire le responsabilità.

Il tema della trasparenza va affrontato nella sua interezza. Non si può sostenere che la pubblicazione dei prezzi consigliati favorisca possibili comportamenti collusivi, senza considerare che le compagnie dispongono già di strumenti capillari per monitorare quotidianamente i prezzi della concorrenza, spesso attraverso rilevazioni dirette effettuate sul territorio o richieste direttamente al gestore in particolari sezioni dei sistemi gestionali. 

La questione non è solo tecnica o regolatoria. È una scelta politica. Si tratta di decidere se rendere realmente trasparente la formazione dei prezzi o continuare a mantenere una distinzione tra chi conosce i meccanismi e chi ne subisce gli effetti. La pubblicazione dei prezzi consigliati arappresenterebbe un passo importante verso una maggiore chiarezza e responsabilità lungo tutta la filiera.

Daltronde, se i prezzi finali sono già pubblici, è sul processo che li genera che occorre intervenire. Solo rendendo visibile anche questo livello sarà possibile superare ambiguità, evitare scarichi di responsabilità e restituire equilibrio al sistema.

Perché senza chiarezza su chi decide davvero i prezzi, ogni intervento rischia di rimanere parziale. E di un sistema opaco a goderne è sicuramente chi fa speculazione. 

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