Alla fine, gli aiuti aggiuntivi per il caro carburanti non arriveranno. E il mondo dell’autotrasporto ha deciso di fermarsi.
Dopo il ritiro degli emendamenti che avrebbero dovuto aumentare le risorse destinate alle imprese del settore, Unatras ha confermato il fermo nazionale degli autotrasportatori dal 25 al 29 maggio.
Una decisione che era nell’aria da giorni, ma che adesso diventa realtà.
Il nodo è sempre lo stesso: il prezzo del gasolio. Da mesi il diesel resta stabilmente sopra i due euro al litro e per chi lavora ogni giorno su strada la situazione è diventata sempre più difficile da sostenere.
Secondo le stime delle associazioni di categoria, ogni camion in circolazione sta sopportando un aggravio che può arrivare a circa 9 mila euro l’anno. Numeri che per le piccole e medie imprese significano margini azzerati, difficoltà finanziarie e, in molti casi, il rischio concreto di non riuscire più a stare sul mercato.
Per questo, nelle scorse settimane, erano stati presentati alcuni emendamenti al decreto fiscale da parte di Fratelli d’Italia e Lega con l’obiettivo di aumentare di altri 100 milioni di euro il fondo destinato agli autotrasportatori.
Ma il Governo ha chiesto il ritiro delle proposte, spiegando che non ci sono le coperture economiche necessarie.
A quel punto, i senatori firmatari hanno fatto marcia indietro e il settore ha deciso di passare dalle proteste al fermo vero e proprio.
La tensione, del resto, era già altissima. Il Decreto Legge del 18 marzo aveva previsto una riduzione temporanea delle accise e un credito d’imposta straordinario per compensare almeno in parte l’aumento dei costi del carburante. Ma gli operatori sostengono che quelle misure siano state troppo limitate rispetto alla gravità della situazione.
Anche perché nel frattempo il mercato internazionale non si è mai realmente stabilizzato. Le tensioni geopolitiche, la crisi energetica e le difficoltà negli approvvigionamenti hanno continuato a spingere in alto i prezzi del petrolio e dei prodotti raffinati.
E quando il diesel resta sopra certe soglie troppo a lungo, a pagare il conto non sono soltanto gli autotrasportatori.
Perché il trasporto merci è il motore silenzioso che tiene in piedi tutta la filiera: supermercati, industrie, distribuzione, logistica. Se quel motore rallenta o si ferma, gli effetti arrivano inevitabilmente ovunque.
Adesso il rischio è proprio questo: che lo sciopero di fine maggio diventi il segnale di una crisi più profonda che il settore denuncia ormai da mesi senza aver trovato, finora, risposte sufficienti.

