Ancora un rinvio. Ancora una frenata su una riforma che il settore dei carburanti attende ormai da anni.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, il Disegno di Legge annuale sulla concorrenza non approderà nei tempi inizialmente previsti al Consiglio dei Ministri. Alla base dello slittamento vi sarebbe la necessità di definire una versione definitiva del testo alla luce del confronto ancora aperto con le associazioni dei gestori dei carburanti, oltre che su altri capitoli del provvedimento riguardanti RC Auto e telecomunicazioni.
La notizia conferma che il percorso della riforma del settore carburanti non è ancora concluso e che permangono alcuni nodi da sciogliere prima del via libera definitivo.
Secondo il quotidiano economico, la bozza predisposta dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy sembrava ormai vicina al traguardo. Tra le misure previste figurano uno stanziamento triennale per favorire la riconversione degli impianti verso infrastrutture dedicate alla ricarica dei veicoli elettrici o alla distribuzione di biocarburanti liquidi e gassosi e, soprattutto, una delle novità più attese: l’introduzione di un contratto di affidamento semplificato, con durata minima di quattro anni, destinato a disciplinare il rapporto tra compagnie e gestori.
Proprio quest’ultimo punto continua però a rappresentare uno degli aspetti più delicati della riforma.
Il tema dei rapporti contrattuali è infatti centrale per il futuro della rete carburanti. Da anni le Organizzazioni di categoria denunciano la diffusione di formule contrattuali che, nella pratica, hanno progressivamente sostituito il tradizionale comodato con modelli di appalto e servizi spesso contestati sotto il profilo dell’equilibrio contrattuale e della tutela dei gestori. E sopratutto furoi dalle regole del settore.
Il rinvio riportato dal Sole 24 Ore arriva in un momento particolarmente significativo. Resta ora da capire se il confronto con le associazioni consentirà di raggiungere quell’intesa finale necessaria per consentire al Governo di portare il testo in Consiglio dei Ministri e avviare finalmente l’iter parlamentare di una riforma attesa da troppo tempo.

