Le associazioni dei gestori: “basta con l’altalena delle accise”
“È arrivato il momento di affrontare seriamente la questione dei prezzi per restituire ai cittadini quanto eroso da guerre e situazione internazionale. Con un barile di petrolio sotto i 90 $, è scandaloso che i prezzi al distributore per i consumatori continuino a crescere”. Lo scrivono Faib e Fegica, organizzazioni di categoria dei gestori degli impianti di distribuzione carburanti, chiedendo a Governo e Parlamento di attivare la clausola contenuta nella delibera Cipe “che ha introdotto la liberalizzazione dei prezzi ma ha lasciato una strada aperta alla sospensione in caso che tensioni mettessero i prezzi fuori controllo. Le norme per tornare – almeno transitoriamente – al prezzo sorvegliato (amministrato) esistono”, scrivono i gestori in una nota. “Ed anche sull’accisa mobile forse potrebbe essere spesa qualche altra iniziativa: a partire dalla definizione di una fascia di invarianza per mantenere i prezzi stabili per periodi definiti”.
Le due associazioni puntano il dito anche sul Platts: “chi è contro la trasparenza torni a rifugiarsi nel cosiddetto prezzo internazionale Platts (frutto avvelenato delle mancate scelte dell’Europa) che già al suo interno valorizza le vere (o presunte) oscillazioni dei prezzi”, “senza bisogno che a questo si aggiungano ulteriori differenziali a carico dei cittadini”.
Il problema, prosegue la nota, “non è ridurre i consumi fino al ricorso alle targhe alterne – come qualche sedicente esperto sta vaneggiando – ma di una politica di attenzione verso il sistema dell’energia – complessivamente considerato – che, come dimostrano i fatti, non può essere lasciato all’estemporaneità delle scelte assunte sull’onda dell’emozione. Potrà non piacere l’assunto, ma c’è bisogno di programmazione e di gestire, insieme alle fasi acute, anche quelle di riflusso. Continuare ad intervenire sulle accise – che pure nell’immediato è una misura tampone necessaria – non risolve il problema: non va dimenticato che, storicamente, il gettito sulle accide dei prodotti petroliferi, copre una parte significativa (circa 40 mld di € delle spese post a carico della fiscalità generale – e questo sarà un altro problema da affrontare in sede di migrazione verso la mobilità elettrica). Poiché esiste una certa ritrosia da parte di chi sta guadagnando (soprattutto da raffinazione) a ragionare in termini di economicità di sistema, il Governo (e il Parlamento) potrebbe gettare il cuore oltre l’ostacolo ed attivare quella clausola contenuta nella delibera Cipe che ha introdotto la liberalizzazione dei prezzi ma ha lasciato una strada aperta alla sospensione in caso che tensioni mettessero i prezzi fuori controllo. Delle due, l’una: o tutti giocano la stessa partita o le norme per tornare – almeno transitoriamente – al prezzo sorvegliato (amministrato) esistono. Ed anche sull’accisa mobile forse potrebbe essere spesa qualche altra iniziativa: a partire dalla definizione di una fascia di invarianza per mantenere i prezzi stabili per periodi definiti”.

