Assopetroli chiede a Giorgia Meloni un tavolo immediato di filiera, mentre un distributore indipendente calabrese presenta un esposto all’Antitrust. Il problema è lo stesso: le compagnie abbassano i prezzi sulle proprie reti, ma gli operatori indipendenti continuano ad acquistare sul mercato all’ingrosso a valori che, in alcuni casi, risultano persino superiori al prezzo finale praticato dagli impianti a marchio.
Il price cap sui carburanti si sta rapidamente allargando. Dopo l’iniziativa di Eni, altre grandi compagnie hanno deciso di intervenire sui prezzi alla pompa. Ma mentre cresce il numero degli impianti interessati, emerge con sempre maggiore forza un problema che riguarda una parte fondamentale della distribuzione italiana: la rete indipendente rischia di non essere materialmente nelle condizioni di competere con i prezzi praticati dalle compagnie sulle proprie reti. Anche fonti internazionali hanno segnalato le preoccupazioni per la pressione esercitata dal nuovo scenario sui piccoli operatori indipendenti.
A portare la questione direttamente sul tavolo del Governo è Assopetroli-Assoenergia, che ha scritto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni chiedendo l’immediata convocazione di un tavolo con Governo, compagnie petrolifere e distribuzione indipendente.
L’associazione condivide l’obiettivo di contenere il costo dei carburanti e guarda favorevolmente alle iniziative assunte dalle compagnie, ma pone una questione precisa: la riduzione applicata sulle reti a marchio non viene automaticamente trasferita ai prezzi di fornitura praticati agli indipendenti.
Si determina così un’asimmetria particolarmente delicata. La stessa compagnia può vendere carburante al pubblico sulla propria rete a un prezzo che un distributore indipendente, che acquista il prodotto sul mercato all’ingrosso, non riesce a replicare. Quest’ultimo, infatti, deve aggiungere al costo del prodotto trasporto, logistica, personale, energia, manutenzioni, assicurazioni e tutti gli altri costi necessari per far funzionare l’impianto.
Il paradosso è stato sintetizzato anche da Assopetroli nei giorni scorsi: gli stessi fornitori possono praticare prezzi fortemente ridotti sulle proprie reti continuando contemporaneamente a vendere prodotto sul canale extrarete a prezzi di mercato, con il risultato che il prezzo all’ingrosso può risultare superiore a quello praticato al dettaglio dalla stessa compagnia.
Il caso calabrese: benzina acquistata a 2,040 euro, price cap Eni a 1,99
A trasformare questa situazione da problema generale a caso concreto è stata Schiavello Carburanti sas di Serra San Bruno, nel Vibonese.
Il 30 settembre il legale rappresentante Maurizio Schiavello ha presentato un esposto all’Autorità garante della concorrenza e del mercato chiedendo di verificare gli effetti del price cap Eni/Enilive sulla concorrenza e sulla possibilità degli operatori indipendenti di continuare a competere.
I numeri indicati nell’esposto spiegano immediatamente il problema.
Eni ha fissato per la propria rete Enilive un prezzo massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio.
Schiavello Carburanti indica invece, per una consegna prevista il 30 settembre, quotazioni di approvvigionamento pari a circa 2,040 euro al litro per la benzina e 2,237 euro per il gasolio. Significa che, secondo i dati forniti dall’impresa, il solo prezzo di acquisto risultava già superiore di circa 5 centesimi al litro sulla benzina e 4,7 centesimi sul gasolio rispetto al tetto applicato da Eni al consumatore finale.
E tutto questo prima ancora di aggiungere i costi necessari per portare quel carburante sull’impianto e venderlo.
È proprio su questa situazione che l’impresa calabrese chiede all’Antitrust di fare chiarezza. Nell’esposto viene sollecitata una verifica sui costi effettivamente sostenuti da Eni, sui margini della rete Enilive e sulle condizioni economiche applicate lungo la filiera. Viene inoltre chiesto all’Autorità di valutare l’eventuale configurabilità di condotte escludenti o di prezzo predatorio: si tratta, è importante precisarlo, di ipotesi sottoposte all’Agcm e non di condotte già accertate dall’Autorità.
È esattamente lo stesso squilibrio sul quale interviene Assopetroli.
Secondo l’associazione, gli operatori indipendenti rischiano di perdere la possibilità concreta di competere anche quando operano in maniera efficiente, perché non possono vendere stabilmente un prodotto a un prezzo inferiore a quello necessario per acquistarlo e distribuirlo.
Assopetroli segnala inoltre che lo spostamento della clientela verso gli impianti che applicano i prezzi calmierati sarebbe già in corso e teme che, se la situazione dovesse protrarsi per settimane, la perdita di volumi e ricavi possa compromettere la permanenza sul mercato di una parte degli operatori.
La questione non riguarda soltanto le cosiddette “pompe bianche”. Dietro la distribuzione indipendente ci sono migliaia di piccole e medie imprese che acquistano, trasportano e distribuiscono carburante sul territorio, rifornendo punti vendita, imprese, autotrasportatori, aziende agricole, cantieri e attività produttive.
Ed è proprio per questo che Assopetroli chiede che alla riduzione dei prezzi praticata dalle compagnie sulle proprie reti corrisponda una riduzione dei prezzi di fornitura agli operatori indipendenti, lasciando loro lo spazio economico necessario per sostenere i costi della distribuzione e trasferire il beneficio al cliente finale.
L’associazione propone che queste modalità vengano individuate attraverso un tavolo immediato tra Governo, compagnie e distribuzione indipendente, mediante soluzioni trasparenti e verificabili e nel rispetto delle regole sulla concorrenza.
Il tetto ai prezzi nasce con l’obiettivo di offrire un sollievo immediato a famiglie e imprese alle prese con il caro carburanti. Eni ha fissato dal 28 settembre il proprio limite a 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il gasolio, spiegando di voler contribuire a contenere gli effetti delle tensioni internazionali sui prezzi.
Ma l’allargamento dell’iniziativa sta facendo emergere un problema che non riguarda più soltanto il prezzo esposto sul totem.
Riguarda il rapporto tra rete ed extrarete e la possibilità per migliaia di operatori indipendenti di acquistare carburante a condizioni che consentano loro di continuare a competere.
Da una parte c’è quindi la richiesta di Assopetroli al Governo di convocare immediatamente l’intera filiera. Dall’altra c’è già un’impresa che ha scelto la strada dell’esposto all’Antitrust, mettendo nero su bianco prezzi di approvvigionamento superiori al tetto praticato al pubblico dalla rete Eni.
Due iniziative diverse che portano sul tavolo la stessa domanda: come può un distributore indipendente competere con un prezzo al pubblico inferiore al prezzo al quale riesce ad acquistare il carburante?
È questo il nodo che, dopo la corsa delle grandi compagnie al price cap, Governo, Autorità e industria petrolifera sono ora chiamati ad affrontare.

