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La legge dell'Eni: o guardiano o muori

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"Il cane a sei zampe, benché attrezzato per lunghi percorsi, ha interrotto ieri il proprio cammino". E' stata raccontata partendo da questa considerazioni la Storia del Collega Paolo Fucci,  Gestore di una stazione di servizio Eni ad Airola che a gennaio di quest'anno e dopo circa quarantadue anni di attività ha dovuto licenziare prima i propri dipendenti e poi chiudere per sempre.

I motivi per i quali si è giunti alla chiusura sono ormai sempre i soliti: da un lato la concorrenza diffusa delle non poche "pompe bianche", esistenti in zona, concorrenza non contrastabile a causa dei prezzi imposti dal gestore Eni; dall’altro, "la mancata sensibilità - si legge nella nota ufficiale-mostrata da alcuni dirigenti della società petrolifera nei confronti di precise richieste formulate dal gestore": divieto, dunque, a migliorare il servizio con attività alternative di ristorazione. Nella sostanza il gestore aveva fatto richiesta di poter porre in essere, con investimenti propri, una serie di attività riconducibili al comma 8 della legge, senza ricevere dai dirigenti dall’Eni alcuna autorizzazione. O peggio la prospettiva di diventare a 666 euro al mese il guardiano dell'impianto. E cosi,  essendo il bilancio al limite della passività, non è rimasto altro da fare che chiudere definitivamente l’impianto.

Di seguito pubblichiamo l'articolo con il quale la Fegica Cisl, nel suo sito web, ha raccontato la vicenda. 

IL GESTORE CHIEDE IL PERMESSO DI INVESTIRE. L'ENI RISPONDE: FAI IL GUARDIANO. IMPIANTO CHIUSO

"Secondo i canoni lungo i quali si muove generalmente il meccanismo dell'informazione non sarebbe propriamente una "notizia": é una vicenda che, ormai, si ripete tutti i giorni, in tutto il Paese.

Tuttavia, vale la pena di evidenziarla proprio per la sua tipicità e per l'estrema chiarezza dei contorni di quanto accaduto. 

Un gestore chiude la sua attività dopo che, per quarantadue anni, prima il padre, Salvatore Carlo Fucci, e poi il figlio, Paolo, hanno gestito l'impianto di Airoli, l'unico posizionato lungo la provinciale che collega il paese all'Appia, nel tratto Napoli-Caserta.

Oltre quattro decenni di lavoro che si sono dovuti arrendere di fronte ai prezzi, platealmente fuori mercato, imposti alla gestione dall'Eni che hanno sviato le vendite verso altri impianti della zona.

Un destino scientemente disegnato a tavolino da altri che -come detto- sta toccando ad un numero sempre maggiore di gestioni.

Ma nonostante questo, Paolo prova a reagire.

Sente in tv quelli che esortano a comprendere che il mondo è cambiato, il futuro è arrivato e bisogna darsi da fare.

Legge "autorevoli esperti del settore" (la cui qualità è un ulteriore indicatore del drammatico stato di degrado raggiunto) i quali ammoniscono che a nulla serve puntare il dito sul prezzo che ti viene imposto, che sopravvive chi si evolve per trovarsi il cibo da solo, che bisogna innovare e non conservare.

Ascolta i professori al Governo che annunciano che, grazie alla nuove leggi, tra un po' ci saranno contratti evoluti e innovativi che consentiranno ai gestori di avere maggiori autonomie e nuove opportunità commerciali, ma che, proprio per questo, i gestori debbono attrezzarsi a fare il salto di qualità.

Va alle convention aziendali e apprende che, purtroppo, la situazione è difficile, l'azienda è in crisi, bisogna stringere la cinghia e raddoppiare gli sforzi.

Preso il coraggio a quattro mani, con la legge che sancisce (per l'ennesima volta) il diritto ad esercitare il "non oil" sotto il braccio, Paolo scrive all'Eni e chiede il permesso di investire i suoi risparmi nel punto vendita dell'azienda e rivitalizzarne l'attività.

La risposta (scritta) di Eni non giungerà mai.

Ma Paolo -che qualcuno potrà forse giudicare un po' ingenuo, ma non certo stupido- capisce l'antifona quando gli sventolano sotto il naso il contratto nuovo di zecca.

Quello che innova e non conserva, quello che sviluppa e non frena, quello che profuma di mercato e non puzza di CIP (prezzo amministrato), quello che guarda al futuro e non al passato, quello che invita a imprendere e non a chiedere assistenza, quello che spicca il volo verso il progresso e non si ostina a tenere ostaggio il Paese nella palude dell'immobilismo e dell'improduttività.

Quello che, in poche parole, trasforma il gestore in guardiano.

Fai il prestatore d'opera a 666 euro al mese, hanno detto a Paolo.

L'impianto di Airoli ora è fermo.

Ma questo importa a Paolo e, al più, a qualche giornalista del posto che, con un pizzico di superficialità, enfatizza l'accaduto come "effetto della crisi".

In Eni hanno ben altro da fare che occuparsi della rete.

Quanto agli altri intenditori continueranno, impassibili e cinici reggitori di code, ad esercitarsi lanciando vacui richiami alla modernità, senza neanche disturbarsi a scrollarsi di dosso le ragnatele."

Commenti (13)
  • diabolik eni

    tristezze che purtroppo ci dovremo preparare a fronteggiare più o meno tutti sia chi fa scontie chi non li fa perchè loro hanno deciso su quali impianti puntare per il futuro senza guardare in faccia il Gestore. certo che se fossimo meno arrendevoli non avrebbero vita così facile ma cè ancora gente che firma in cambio di una promessa.......

  • Anonimo

    RISTRUTTURAZIONE RETE PER FALLIMENTO DEL Gestore: è dal lontano 1998, ai tempi della legge 32, che continuo a dirlo:" margine garantito al Gestore"., come c'era una volta per i dipendenti chiamato "SUPERMINIMO". I 3,5 cent/litro dovevano rimanere intoccabili, e non decurtati da campagne, sconti ecc. Le società petrolifere sono state così furbe che la concorrenza tra società,l'hanno buttata sulle spalle del Gestore, generando così la guerra tra poveri, mentre loro sguazzano tra bilanci e dividendi da nababbi, senza parlare di mazzette, ottenute strappando di dosso la pelle ai Gestori. Queste sono le cause che stanno portando al fallimento i Gestori. PROPOSTA: ogni qualvolta si verifichi chiusura o cambio di contratto ad un Gestore, di qualsiasi colore, gli impianti della provincia di quel colore chiudono per protesta, e tutti in divisa sotto gli uffici di quella società e sull'impianto del collegafinchè non si risoleve il problema.

  • Gestore ip prossimo a chiusura

    sei sicuro che i colleghgi vengono a scioperare per te ? o magari dicono magari avesse chiuso prima! penso che ora come ora ognuno aspetta che il vicino chiuda in quanto siamo tutti nella stessa barca, e di tutti i colori , la maggior parte dei volumi so sono sposati nelle pompe bianche e ghost e centri commerciali .... gli impinati a marchio arrancano dove non ci sono questi pv vicini rubando litri al collega vicino per qualche centesimo di differenza ..non so quanti Gestori janno solide basi economiche , ma le mie in 2 anni sono finite . e ora di decidere che cosa fare xkè continuare con i volumi attuali significa pagare solo le spese di gestione e rimetterci anche il capitale e senza portare nientea casa , a questo punto quei pochi soldi rimasti posso mangiare qualche mese senza neanche lavorare , almeno non do un c***o ne a compagnia ne di tasse a quei mangioni che stanno a roma ..

  • ttr

    Se la foto inserita in testa all'articolo è dell'impianto coinvolto , sembra non certo un impianto da marciapiede , eni ha investito per cambio di immagine , avrà fatto i suoi conti sul futuro commerciale , e poi ha declassato l'impianto a marginale per inserirlo nella fascia "di prossima chiusura". L'imprenditorialità del Gestore conta niente , si butta tutto il pregresso nel secchio , e con il contratto 666 si pensa di rilanciare o compensare l'inefficenza eni ( non certo del Gestore ) .
    Non ci sono parole di commento. Ogni sei mesi cambiano politiche . prima il Gestore , l'eccellenza , il servizio . Ora levatevi dai piedi che non ci stiamo più dento con i conti. Domani tutto self senza neanche l'odore del dopobarba del Gestore . Dopodomani tornate a gestire perchè si è sbagliato tutto. A quel punto il danno sarà fatto e irrimediabilmente .
    La sensazione è che navigano a vista e la visione commerciale è solo per arrivare al bilancio di fine anno per accontentare gli "azionisti".
    .A parte la considerazioni sul nostro futuro , una grande pena per l'incapacità di una dirigenza che non ne acchiappa una giusta , tranne lo stipendio percepito.

  • raffaele

    navigano a vista condivido........... visto che l ultimo intervento di scaroni asseriva che stiamo sempre chiusi adesso ghost senza Gestore che grande menager

  • mp

    tutto questo è dovuto alla politica dell'arrivismo, delle raccomandazioni, della corruzione, per cui chi sale a dirigere un azienda, sia piccola che grande, vi è arrivato non per merito ma con "amicizie"o la classica spintarella. Questo oramai vale per tutto in italia dal lavoro alla scuola alla sanità. Sono solo in grado di mandare alla rovina tutto non essendo all'altezza di gestire le situazioni.
    Forse ce lo meritiamo.... in fondo è solo colpa nostra.

  • Max

    il non oil e' un arma a doppio taglio...e' vero che potenziare un impianto porta litri ma e' anche vero che tutte le attivita' extra sono gravate da affitti ovviamente riscossi dalla compagnia petrolifera e con 3 mesi in anticipo..
    poi c'e' da contare l'investimento iniziale che non e' certo di pochi euro...e di questi tempi i tempi di ammortamento sono diventati veramente molto piu' lunghi..
    una volta le opzioni erano 2...l'investimento lo faceva la casa madre e tu pagavi di piu' d'affitto...oppure lo facevi tu e l'affitto si riduceva..oggi tocca solo a te ...e cosi' il rischio d'impresa e' tutto tuo..
    oggi vedo solo impianti trascurati ,che cadono a pezzi e che vengono chiusi perche' non si trovano piu' ne soldi ne Gestori..
    e allora perche' far andar via chi invece ha ancora coraggio e voglia di mettersi in gioco?

  • rebbibbia

    A Paolo Fucci innanzitutto la mia e la nostra solidarietà per il verdetto eni che lo VORREBBE condannare. Paolo , non ti arrendere , la categoria ti è vicina , il despotismo ha raggiunto il culmine ; la tua è la nostra battaglia , la notizia l'avevo letta su fegica.com ( leggo tutto pure l'introvabile ) . Se è stata notiziata (perchè non passa tutto ) la tua avventura è entrata nel novero delle battaglie di riferimento.
    Ai sindacati , dateci qualche imput immediato , vabbè che state lavorando , e ci posso anche credere , ma a casi come questo come vogliamo rispondere subito ???

  • rebbibbia

    scusate una precisazione , ma mi firmo rebbibbia , in romano , ma in termini comuni si sarebbe detto rebibbia. Non è una setta religiosa, ma il nome del secondo carcere romano per importanza. Negli anni 70 , per chi non se lo ricorda , esponenti del sindacato benzinai furono carcerati per la lotta estrema che è stata portata avanti . E finalmente , tra le altre cose , siamo rimasti a casa 3 domeniche su quattro come quelli che potevano andare a messa la domenica dopo sole 40 ore lavorate.
    E in ricordo di quelle persone , ospitate a rebibbia ( in romano rebbibbia) o regina coeli ( regina celi ) , che oggi mi firmo ; persone alle quali dobbiamo, o dovremmo MOLTO per le conquiste sindacali ottenute.
    C'è una parte di noi che ha conosciuto anche il carcere pur di portare avanti un'idea sindacale . Ormai sono in pensione , ma sarebbe il massimo se qualcuno portasse ancora la sua esperienza e testimonianza.
    Noi siamo la seconda/terza generazione dopo di loro , vediamo di essere degni delle lotte che abbiamo ereditato. Sindacati compresi.

  • Gestore incazzato  - cala braghe

    Siamo troppo tolleranti ...Non siamo uniti, siamo una categoria di cala braghe e l'azienda lo sa..Se fossimo uniti e non arrendevoli le cose sarebbero cambiate. Ricordate che c'è sempre un filo di speranza, Sindacati fuori dalle balle non ci rappresentano. Ci vuole una azione dura questo è il momento giusto per salvare il salvabile. ci vogliono coglioni e idee chiare.

  • Gestore eni

    Cari amici, condivido in parte le vostre idee ma, io credo che la causa principale sia il sindacato di categoria che non funziona. Se si aprisse un tavolo di lavoro società, rappresentanti dei Gestori, governo e si andrebbero a cercare le intese più idonee ad affrontare i problemi della categoria ed una volta raggiunto l'accordo questo verrebbe rispettato da tutti mettendo delle penalità a chi non le rispetta, credo che qualcosa cambierebbe. Tornando alla discussione del nostro amico sfortunato(che prima o poi ci arriveremo tutti a quello stato) credo che la colpa sia delle stesse compagnie, per l'esistenza di quest i impianti no logo. Il carburante a questi chi glielo vende? a che prezzo?.......e come quando andiamo ai supermercati e troviamo l'olio ad un prezzo di vendita che è uguale se non più baso del nostro prezzo di acquisto! Come possiamo noi fare concorrenza?.....per quanto riguardale attività alternative, secondo me sono collegate sempre al prezzo della benzina, se il prezzo è alto che vuoi che entra a fare rifornimento......se non si ferma nessuno come funzionano gli altri servizi?......quindi alle pompe no logo far pagare la benzina ad un prezzo più alto....ai supermercati o alle officine far pagare l'olio al nostro stesso prezzo.....in questa maniera rimarremmo competitivi sul mercato....ci sarebbe da parlare anche dei troppi impianti che continuano a far aprire....però per il momento si può intervenire su queste cose che non costerebbero nulla alle compagnie....ci sarebbero tante altre iniziative, però quì non abbiamo abbastanza spazio per menzionarle......

  • piero bell

    ma perchè hanno arrestato orsi di finmeccanica per corruzzione internazionale e quella m***a di scaroni ancora è a piede libero?ma che c***o di nazione siamo? ripeto fino alla noia : se davvero mettono le mani su eni( enirete oil&nonoil) le manette non basteranno.

  • Anonimo

    eni=mafia.mafia=manette.

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