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Più di 130 impianti di benzina chiusi a Roma negli ultimi 5 mesi

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Relitti in strada, alcuni recintati da nastro adesivo e cartelli in bella vista, altri diventati discariche a tutti gli effetti, altri ancora stazioni di ferraglia abbandonate. La maggior parte hanno chiuso i battenti negli ultimi cinque mesi. La crisi si abbatte implacabile sulle pompe di benzina della Capitale. Distributori inutilizzati,  chiusi definitivamente o in stand by in attesa del giro di boa, diventati monumenti al degrado, bersagli preferiti di writers e incivili di turno.

Da Prati a Eur, da Balduina ai Parioli, passando per Aurelio, Ponte Milvio, ma anche Portuense, Garbatella, Trullo e altre zone della città, la schiera di rifornimenti off limit, come documentato da Il Tempo, non risparmia nessun quartiere. La conseguenza visibile “della drastica riduzione di vendite (soprattutto) e del cambio obbligato di abitudini dei romani in fatto di mobilità in un momento economico non proprio dei più semplici”, come rileva il Presidente della Federazione Autonoma Italiana Benzinai (Faib), Martino Landi. Una difficoltà ancora più evidente per la città d’Italia col maggior numero di impianti e con vendite, di prassi, comunque inferiori rispetto a Milano.

Sulla Colombo, a pochi passi dalla sede della Regione, c’è un impianto in malora da mesi: pezzi di lamiera, rifiuti misti a foglie secche e le insegne che non si riescono più a decifrare. Del distributore Erg di via Ostiense, nei pressi dell’Università Roma Tre, ne rimane solo lo scheletro: via le scritte, imbrattature e ruggine hanno soppiantato il carburante. Quello Tamoil su viale Tor di Quinto è interamente annerito dallo smog e in balia dell’incuria. Serrande abbassate, è andato tutto in fumo. Del benzinaio in via Friggeri è in vita solo l’orticello che in tempi non avversi abbelliva. Adesso, l’area è ridotta a parcheggio auto. Un copione che si ripete anche in altri impianti non più in funzione. Come quelli IP di via Gregorio VII e via Andrea Doria. Chiusa pure la pompa in via Macinghi Strozzi. E’ indubbio se ce la farà a riaprire. Nel cartello si legge: “pistola benzina fuori servizio, erogare solo diesel”, ma del diesel non c’è più traccia. Idem in via Pullino. L’impianto Esso su Circonvallazione Ostiense sembra un’opera postmoderna: graffiti dappertutto. Quello su Lungotevere Maresciallo Cadorna è stato addirittura inscatolato e segnato con una grossa X. In viale Maresciallo Pilsudsky è rimasta solo una sedia antica a fare da contorno alla piazzola desolante della pompa IP.

Lucchetti all’impianto in via dell’Artigianato. “La perdita media di erogato a Roma, che rappresenta 1300 distributori, negli ultimi cinque mesi supera il 15%, con punte che si spingono al 25 e 30%. Parliamo di più di 130 impianti chiusi, gli altri sopravvivono. Un trend in crescita purtroppo. E non si può fare un censimento in dettaglio perché è in divenire costante e, al momento, non c’è traccia di ripresa dei consumi”, commenta Antonio Ciavattini, funzionario Faib. Le cause? “In alcuni casi, le politiche di prezzo che variano da impianto a impianto. O le scelte delle compagnie petrolifere e di titolari privati (nelle cui mani c’è il quasi 40% della rete), che non dipendono dalla volontà del benzinaio, il quale ha bassissimi margini per effettuare sconti”.

Chi sta colpendo, in particolare, la crisi? “La parte marginale della rete, cioè impianti piccoli, per via dell’erogato che è sceso, e poi ci sono impianti medio-grandi in crisi economico-finanziaria che hanno optato per l’abbandono temporaneo”. Tutte situazioni che inducono degrado. “Nel 95% dei casi, il gestore dell’impianto non coincide con il proprietario del bene, che è una compagnia o un grosso privato e che è quello che dovrebbe provvedere alla messa in sicurezza. Ma spesso non avviene”.

Fonte: Roma News

Commenti (7)
  • GIGI748

    avete visto come fanno a far chiudere gli 8 MILA impianti in esubero in Italia... cosi!! siamo noi i colpevoli ricordatevelo.....!!!!!!!

  • pieo bell

    sono mesi che lo dico...."ce lo chiede l'europa" .....farvi (io gia lo sono) fallire era il solo modo di non incappare nelle maglie della giustizia.
    lavoro finito.... stop......ciao ciao Gestore.
    SONO RIUSCITI A DISTRUGGERCI.

  • gest.eni

    E purtroppo non è ancora finita.Il colpo finale ce lo darà la grande distribuzione.
    L'UNICA SPERANZA E':
    DENUNCIARE LE PETROLIFERE PER ABUSO DI DIPENDENZA ECONOMICA PER MANCATO RISPETTO DELLA LEGGE SULLA CONCORRENZA E ACQUISTARE SUL LIBERO MERCATO.

  • anonimo

    Comunque bisogna essere seri. Parlo da Gestore in difficoltà e da cittadino.
    a Rovigo città, alcune pompe bianche hanno il diesel a 1,499 e la benzina a 1,589.
    Mi chiedo: Di che cosa stiamo parlando? Quanto ladre sono le compagnie?
    Eni in "fai da te" diesel a 1,665?
    Il sindacato che dorme? Anzi che stiamo a fare nel piazale vuoto?

  • Anonimo  - viaggiate coccolati

    il mondo crolla, il nostro settore precipita, l'articolo ha ben descritto la fine che presto faremo direi tutti... MA... Vai con le Carte Consumer e 2 ore di Wi-Fi gratuito!!!!!
    Viaggiate coccolati, che tanto il manager di turno vive con 9 milioni di paga annua e richiede 25 milioni di euro alla Gabannelli..
    Don't stop thinking about tomorrow!!!
    Ah, dimenticavo... Auspicherei che le Petrolifere, prima di sparire, non lasciassero in giro i loro rifiuti, ovvero qualcuno li obblighi a rimuovere impianti abbandonati e a relative bonifiche.. subito!!

  • Alex

    Si apprende benissimo che i Gestori non avendo più nessuno spiragli, sono stati costretti dopo anni di sofferenze e duro lavoro ad abbandonare una parte della loro dignità.
    Sono stati forti e coraggiosi, perchè credo che non tutti hanno la forza e il coraggio di prendere una decisione cosi sofferente e drastica.
    Se in questa nazione insensibile verso coloro che con molto sacrificio hanno lavorato ininterrottamente, spesso rispettando stupide leggi isensate e inadatte, per serietà e devozione verso i propri doveri ci fosse un minimo di giustizia,
    in questo momento con la stessa superbia e tempestività con la quale ottemperano i loro presunti doveri coloro che sono pagati da noi per far rispettare l'ambiente,
    con la stessa caparbietà e tempestività dovrebbero far smantellare gli impianti e bonificare i terreni.
    Non per vendetta, ma per onestà verso la giustizia, la stessa che applicano con noi.

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