In Slovenia, tra gli italiani in coda per risparmiare su benzina, latte e sigarette

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Il confine non esiste più, si è ridotto a un tugurio invaso dalle piante e a un cartello più giallognolo degli altri. Si passa dritti, rallentando per deferenza più che per abitudine: nessuna divisa a reclamare i documenti, nessuna sbarra a chiudere la strada che si arrampica sulla collina al ritmo stretto delle curve. Eppure qui, ai margini del Friuli, il salto dall’Italia alla Slovenia si sente ancora e subito: nelle case che come in un gioco di prestigio cambiano colore all’improvviso, nell’intonaco che si sgretola, che spoglia e impoverisce le ville di campagna. E poi, certo, in quella lingua straniera che si affaccia dalle insegne dei negozi, ma di più nel pellegrinaggio quotidiano dei nostri connazionali in fuga dalla crisi.

Vanno, comprano, risparmiano e tornano indietro. La moneta è la stessa, i prezzi sono molto più bassi, il confine è l’ossigeno. Otto minuti di auto, una leggera svolta a destra e dalla provincia di Gorizia siamo già davanti al cartello di Kozarno. Siamo in fila a far benzina assieme a un’altra cinquantina di auto, italiane tutte o quasi. Si aspetta poco, un quarto d’ora al massimo: in aperta campagna, lontani dalle città, su strade che sono ruscelli d’asfalto, si sono organizzati. Cinque file di pompe non si vedono nemmeno in autostrada, ma qui sì. La benzina costa 1,32 euro al litro, il diesel 1,26. A qualche chilometro, in Italia, la differenza è atroce: 1,61 euro la benzina, 1,56 il diesel. Si risparmiano fino a 30 centesimi per un litro, quasi un quarto del totale complessivo. Il prezzo del petrolio non cambia, i prezzi sì.

Pellegrinaggio per benzina e sigarette
Non è un pellegrinaggio per poveri, chiunque può ne approfitta: ci sono i suv e le utilitarie, le famiglie e gli uomini d’affari che fanno il pieno per la settimana. «Era così anche prima, ora però è ancora di più. Prima veniva solo chi abitava vicino al confine, ora c’è gente che arriva a far scorte da più lontano» spiega Aldo in attesa paziente. Pure quando la fila si allunga sono sufficienti un paio di conti, una stima del risparmio, per sentirsi privilegiati.
Per pagare, invece, si comunica il numero della pompa nel negozio del distributore. Qui si sono organizzati ancora meglio: c’è tutto il repertorio da autogrill per la gente di passaggio, dalle birre alle caramelle, dai giornali al cioccolato, ma anche tanto altro. C’è un’enorme muraglia di sigarette, ogni marca con un grosso sconto di serie: 3 euro per un pacchetto da 20 di un noto leader di mercato che di listino, da noi, viene 4,50 euro. In Slovenia, insomma, ne compri tre alla stessa cifra con cui in Friuli ne prendi due: non c’è appello che tenga, la matematica inchioda all’evidenza.

Il latte costa la metà
Stesso discorso per gli alcolici, dai vini dalle etichette illeggibili fino al rum e alla vodka dei più famosi produttori internazionali. Ma alle famiglie interessa poco, qui tutti chiedono il fuori contesto, le cassette da dodici di latte: i proprietari li tengono dietro il bancone, quasi imboscati, ma lo sanno tutti che ci sono. Il prezzo lascia senza parole: 0,65 euro al litro, all’incirca la metà rispetto a un equivalente di marca nostrano. Ecco il perfetto paradosso di un tempo in chiaroscuro: l’italiano che compra il latte da un benzinaio sloveno.
Altrove, sulla via del ritorno, si prende la carne, più in là ci si ferma per il pane. «Se vai dopo le 18 te lo regalano proprio quello che non hanno venduto» racconta Palmira che abita a Cormòns, a undici chilometri da qui. L’entusiasmo è alto, sa un po’ di beffa per la Regione Friuli che ha cercato di prendere le contromisure con una tessera che si affanna a pareggiare il divario, che garantisce ai titolari servizi come la benzina a tariffe agevolate.

Gli operatori della provincia di Gorizia, intanto, si arrangiano come possono. Qualcuno espone il cartello «i nostri prezzi sono più bassi di quelli sloveni», ma l’esca è vana, gli italiani di frontiera preferiscono il pacchetto completo: rifornimento per le auto, scorta per la dispensa. Poi si attraversa la barriera che non c’è con le curve che diventano discesa e le scritte che tornano in una lingua amica. Si è di nuovo in quell’angolo d’Italia che piange meno per la manovra di lacrime, che ogni giorno compra altrove, oltre confine, un po’ di sollievo a prezzo scontato.

Fonte: Panorama


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