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Shell, vogliamo trivellare in Cilento e Basilicata

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La compagnia petrolifera Royal Dutch Shell vuole trivellare il Cilento e la Basilicata. L'amministratore delegato del colosso anglo-olandese, Peter Voser, ha confermato all'Agi il suo interesse a scavare pozzi nell'area campana del Vallo di Diano, un'area che si estende per oltre 200 chilometri quadrati tra le province di Salerno e Potenza."E' un'area alla quale siamo interessati - ha detto a margine della Cera Week - e abbiamo alcuni blocchi in quella zona" . Quanto al presunto via libera del discastero dell'Economia alla fase di esplorazione, Voser non si e' sbilanciato: "Non so se c'e' gia' il via libera, dovrei fare delle verifiche prima di poter confermare".

Il progetto di esplorazione della Shell si chiama "Monte Cavallo" e l'istanza di permesso di ricerca in terraferma e' stata presentata al ministero dello Sviluppo Economico nel 2005.

Ad opporsi sono alcini comitati spontanei dei cittadini.
Un paio di giorni fa a Padula si è tenuto l’incontro pubblico: Petrolio: quanto siamo disposti a pagare? organizzato da Comitato Cittadinanza Attiva. Ebbene i sindaci presenti tra cui Tommaso Pellegrino primo cittadino di Sassano, il Vicesindaco di Montesano sulla Marcellana Giuseppe Rinaldi , Presidente della Comunità Montana Vallo di Diano Raffaele Accetta e Paolo Imparato primo cittadino di Padula hanno sostenuto con fermezza il no al progetto MonteCavallo, ossia una serie di trivellazioni esplorative richieste dalla Shell .
A far leva sul no le testimonianze giunte dalla vicina Basilicata dove appunto già si estrae petrolio. Riporta Cilento Notizie:
Dalla vicina Basilicata le testimonianze di Antonio Bavusi, responsabile tecnico dell’associazione OLA che si interessa da tempo dei disastri che il petrolio ha portato ai territori lucani, e il lungo e forte intervento del Dott. Gianbattista Mele sulle malattie (tumori, leucemie, malattie respiratorie e cardiache) strettamente connesse all’estrazione del petrolio, hanno scosso la folta platea intervenuta che anche tramite una serie di immagini ha potuto realmente rendersi conto della drammatica situazione creata dalle grandi multinazionali che hanno investito in tutta la Basilicata.
E Ola Organizzazione Lucana ambientalista sottolinea:
Il Vallo di Diano non è la Libia d’Italia, ma una terra sotto molti aspetti ancora sana, dignitosa, e ricca di risorse da sfruttare, nel rispetto del territorio e della salute dei suoi figli.

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