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In Sicilia i distributori indipendenti sono passati da 20 a 300 in dieci anni

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sicilia ossprezziDa venti a trecento in appena dieci anni. In Sicilia è boom dei distributori di carburante "no logo" mentre sempre più spesso alle livree delle grandi compagnie petrolifere sì sostituiscono nuovi marchi.

Ma non sempre il prezzo praticato dalla "pompe bianche" e indipendenti è il più conveniente. E dietro alle bandiere dei colossi del petrolio e alle stata" che sia sempre più spesso ci sono una decina di imprese che stanno prendendo il posto delle compagnie petrolifere.

«Le "vere pompe" bianche sono molto meno di quel che appare - spiega Gian Maria Orsolini, responsabile Rete e area tecnico operativa di Assopetroli -perché molti distributori senza marchio o con insegne "indipendenti" in realtà appartengono alle stesse imprese che gestiscono i distributori con insegne delle grandi compagnie. Ma soprattutto si è assottigliato il margine di risparmio per chi si rifornisce alle colonnine "no logo", da 12/10 centesimi al litro a un massimo di sette/otto».

I colossi petroliferi, infatti, si stanno sempre più disimpegnando dal settore della distribuzione che ha margini di guadagno sempre più risicati, per concentrarsi su ricerca, estrazione e raffinazione di idrocarburi ma mantengono alla fine il controllo sul prezzo finale. Così Shell e Erg hanno già ceduto la rete, Total Erg e Exxon Mobil con marchio Esso lo stanno per fare e ad acquistare sono le piccole e medie imprese che già gestivano in concessione parte dei-la rete delle stesse compagnie, i cosiddetti "retisti".

«In Sicilia la maggioranza dei distributori è in mano proprio ai "retisti" - conferma Luciano Parisi di Assopetroli Sicilia - dei 1600 attivi circa 1200 hanno la livrea delle grandi compagnie petrolifere ma solo il 40 per cento di questi sono gestiti direttamente, il restante 60 è in mano ai "retisti" come più della metà delle pompe bianche». Una tendenza che rispecchia quella del resto d'Italia e che è destinata a continuare nei prossimi anni: «I retisti - continua Parisi -sono gli unici che continuano ad investire in nuovi impianti». In Sicilia le imprese che si dividono il grosso della rete dì distribuzione sono una decina con tre aziende che staccano nettamente il resto dei gruppo. Sono la Grs Petroli di Palermo, Giap Petroli di Modica e Sp Energia di Catania. La Grs di Giacomo Giuliano e figli è quella con più distributori in Sicilia (circa 240 grazie alla recente acquisizione della rete Erg attraverso Erg Oil Sicilia) e promette dì espandersi ancora. «Guardiamo con attenzione - conferma il direttore commerciale Marco Pedi - ad altre cessioni di impianti da parte delle compagnie petrolifere».

Meno impianti (circa 135) ma maggiore statura finanziaria per la Giap del modicano Saro Minardo e dei figli Raimondo e Nino che, grazie alle vendite "extra rete" e ai distributori nel resto d'Italia (soprattutto in Lombardia), fattura circa 300 milioni di euro l'anno ed è solo una parte di un piccolo impero che spazia dal turismo all'editoria. Terzo gradino del podio per la Sp fondata dal cavaliere del lavoro catanese Salvatore Pappalardo, scomparso nel 2010, e adesso gestita dai nipoti. Una delle prime imprese a creare un proprio marchio ma che adesso sembra ridurre la sua presenza cedendo 25 dei 150 impianti agli agrigentini di Nobile Group. Proprio l'azienda agrigentina, nata nel 1985 come "Empedoclina Petroli" è una delle realtà "medie" che coniugano - come le imprese più grandi -una rete fra i 20 e i 50 distributori con il cosiddetto "extra rete" che si può definire la "vendita all'ingrosso" di carburante per agricoltura, riscaldamento e anche "aviation", quello per gli aerei. Fra queste ben tre sono del
Ragusano come la Giap: Bianco Petroli di Modica, Nd Petroli di Nunzio Dibbernardo e Sallemi Carburanti di Comiso. Poi la Gp di Cosimo Giuliano di Palermo (parente dei Giuliano di Grs ), Saccne Rete del messinese Gaetano Basile, Scandura Petrol Company di San Giovanni La Punta, Di Benedetto di Canicattì, i due fratelli Adamo di Marsala con due diverse società e infine una delle più antiche aziende isolane, la Taoil dei fratelli Tamaro di Salemi nata nel 1964.

Fra tanti marchi concorrenti l'automobilista dovrebbe guadagnarci. «Il risparmio si può trovare - spiega Alfonso Anzalone segretario provinciale Figisc, federazione dei gestori aderente a Confcommercio -ma non è facile. La liberalizzazione e la concorrenza sono sempre limitate dal fatto che il prezzo dipende sempre dalle compagnie petrolifere». E infatti secondo le rilevazioni del quotidiano specializzato Staffettaonline, prendendo ad esempio un normale lunedì dì ottobre, il prezzo più basso in Sicilia per la benzina lo segna un self service Agip Eni con 1,148 euro al litro, il più alto il "servito" di una pompa bianca con 1,930 euro al litro e una differenza di meno di otto centesimi al litro. A dimostrazione che la mancanza di livrea non corrisponde automaticamente a un prezzo più basso. «Stare attenti al prezzo è importante - consiglia Parisi - ma è bene badare anche alla qualità del servizio, alla fiducia nell'operatore e non cercare lo sconto ad ogni costo. Non dimentichiamo che un prezzo molto più basso del normale praticato per molto tempo può nascondere anche truffe e un traffico illegale di carburanti».

Fonte: La Repubblica Palermo

Commenti (4)
  • anonimo  - differenza 1,148 e 1,930

    :) la differenza è di 80 centesimi non di 8 centesimi come rilevato sul articolo sopra 1,930-1,148= 782 millesimi che equivalgono a 78 centesimi tradotto in lire 1510 enorme

  • gege  - Sp energia siciliana

    Sp energia siciliana a quanto pare non gode piu di ottima salute specie negli ultimi mesi...

  • Anonimo

    NON VE NE ACCORGETE COSA SUCCEDE?
    RUBANO TUTTI
    SOLDI FACILI
    PER QUESTO TUTTI SI DANNO DA FARE A DIVENTARE DISTRIBUTORI INDIPENDENTI.
    NON C'E' CONTROLLO, ANZI FORSE SONO COLLUSI ANCHE LORO, DA PARTE DELLO STATO, COMPAGNIE E PARTE DEI Gestori.
    BISOGNA RITORNARE INDIETRO ALMENO DI 5 ANNI.
    LADRI LADRI LADRI LADRI

  • Anonimo

    Comunque la SP Energia Siciliana, è stata fondata da Sebastiano Pappalardo e non Salvatore.

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