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Mentre viene incentivato, anche con l'ausilio di spot dal costo faraonico, l'utilizzo del Self Service negli orari di chiusura degli impianti, alcune notizie arrivano con la solita puntualità a ricordarci, qualora ci fosse bisogno,  come il costo della stupidità umana venga sempre pagato dalla parte più debole. E' il caso di due notizie apparse in questi giorni che di seguito andiamo ad argomentare.

La prima è uno studio di Altroconsumo, nota associazione di "consumatori", che ha svolto questa ricerca intitolata "Benzinai: un pieno di veleno" sulle cause e gli effetti che provocano le sostanze chimiche pericolose che emettono i distributori di benzina.

Noi ne riportiamo un ampio stralcio: "Secondo lo studio, i distributori di benzina emettono sostanze chimiche pericolose per la nostra salute. Detto in parole povere, mentre facciamo benzina respiriamo "veleni" dai nomi impronunciabili come mtbe, toluene, xilene o benzene.

Per capire se i dispositivi per il recupero vapori ci sono, siamo stati in 150 stazioni di servizio tra Roma e Milano. In 20 abbiamo fatto benzina alla pompa di servizio self service: un'operazione durata più o meno un minuto e mezzo, in cui abbiamo raccolto (con uno speciale dispositivo) l'aria respirata. Non si tratta di eccesso di zelo: gli effetti sulla nostra salute del benzene, uno degli idrocarburi rilasciati dalla benzina, sono molto preoccupanti. Si parte da nausea, vertigini, irritazione della pelle e delle mucose (tra gli effetti immediati) fino a pesanti conseguenze nel lungo termine. L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha infatti classificato il benzene come cancerogeno per l'uomo. Certo, gli effetti sulla salute dipendono molto dalla sensibilità del soggetto, dal livello e dal tipo di esposizione, ma il fatto che non sia possibile fissare un livello limite di sicurezza (così come per tutte le sostanze ritenute cancerogene) deve far riflettere sulla sua pericolosità.
Dati da non sottovalutare
Nonostante le pompe montino tutte il sistema di recupero, i valori che abbiamo riscontrato sono molto differenti. A Roma la media delle emissioni è risultata molto superiore rispetto a quella di Milano, ma tra una stazione e l'altra - anche nella stessa città - i valori cambiano notevolmente. Servono, dunque, più controlli. E anche maggiore tutela per chi - nelle stazioni di servizio - ci lavora.  Link della notizia

Altra interessante news ci arriva dal sito milano.repubblica.it  "il vertiginoso aumento degli attacchi informatici ai distributori: il rischio è la clonazione della card". Questo lo  riportiamo integralmente in quanto ci da' la giusta misura di quanto grave sia la situazione, indicando oltre ai rischi per la salute, anche quelli sul portafoglio nel rifornimento tramite self service.

Benzina self service, attenti al bancomat in aumento le truffe: "Inserite solo contanti"

"Solo contanti, no carte di credito o bancomat". Dopo le banche, le truffe telematiche arrivano alle stazioni di servizio e costringono i benzinai a non accettare pagamenti elettronici negli orari di chiusura, quando i distributori sono senza personale e funzionano in opzione self service. Secondo la polizia postale, a Milano i casi di skimming - il processo con il quale vengono rubati i dati delle carte di credito per essere poi utilizzati nelle truffe e nei pagamenti abusivi - sono cresciuti del 128 per cento dal 2004 .

Un trend che non si ferma: lo scorso anno le denunce in città sono state 700, 1.600 quest'anno. E basta fare un giro dopo le sette di sera lungo i distributori della circonvallazione esterna per trovare i cartelli attaccati con il nastro adesivo alle pompe di benzina per capire che sono i benzinai nuovi obiettivi delle truffe. In molti casi, sul cartello che avvisa il cliente dell'uso esclusivo delle banconote, il motivo è indicato in maniera esplicita: "Causa uso carte clonate..." si legge in una piazzola di viale Tibaldi, una delle tante dove chi non ha contanti è costretto a tornare indietro, cercare una banca e prelevare.

Proprio l'aumento di sicurezza negli sportelli delle agenzie di credito ha dirottato i cyber-criminali verso altri target. "Con i sistemi a banda magnetica era più facile clonare i codici - spiegano alla polizia postale - ora con i microchip è più difficile colpire le banche". E da qualche mese, i colpi alle banche sono diminuiti, e sono aumentati quelli a danno di benzinai. Anzi, si sono moltiplicati. "Oggi siamo i più esposti alle truffe elettroniche - spiega Giancarlo Di Fede, coordinatore provinciale di Faib, Federazione autonoma italiana benzinai - . se il distributore è aperto, chiediamo sempre un documento d'identità. Se è chiuso il rischio è restare vittima delle carte clonate".

Fra gli associati è partito un giro di mail per mettere in guardia dalle frodi. Ritrovarsi con un bancomat clonato nel sistema - oltre a provocare danni ai titolari della carta copiata - danneggia il benzinaio, che spesso non riesce a incassare le somme sulla benzina prelevata o si ritrova con un lettore infettato dal virus della clonazione. Per questo, Unione del commercio, Federdistribuzione e compartimento della polizia postale della Lombardia hanno creato un vademecum per "La prevenzione delle frodi nei sistemi di pagamento elettronico" destinata proprio ai commercianti. Con una descrizione delle possibili dinamiche della truffa, ma soprattutto coi controlli che deve eseguire per riconoscere un bancomat precedentemente clonato: esaminare "la genuinità della carta attraverso l'esame del logo e del design, della data di scadenza, della firma sul retro".

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