Interessante intervista di Moreno Parin - presidente Gisc - a Il Tergicristallo

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Pubblichiamo un interessante intervista rilasciata da Moreno Parin - presidente Gisc - a Il Tergicristallo,  mensile dell’unasca - unione nazionale autoscuole e studi di consulenza automobilistica.

Il Tergicristallo ha deciso di squarciare il velo di mistero che circonda il prezzo della benzina, bene di consumo ormai entrato tra le voci di spesa più importanti degli italiani e fonte di preoccupazione non solo per i professionisti che fanno dell’automobile uso quotidiano e indispensabile, ma anche per intere famiglie ed enti legati al mondo del trasporto. Moreno Parin, presidente Gisc (Gestori Impianti Stradali di Carburanti) - Confcommercio di Treviso e coordinatore regionale del sindacato, ci guida attraverso le regole scritte e poco note legate alla determinazione del prezzo finale della benzina

Perché il prezzo della benzina è così alto? Come si forma?
In una parola: speculazione. Credo che sarebbe bene partire da un punto di vista a volte trascurato: per parlare di benzina è necessario prima descrivere tutta la catena completa di produzione. Questa si compone di tanti passaggi, come un po’ tutte le filiere produttive: fase di ricerca, estrazione, produzione, raffinazione e vendita del prodotto. Possiamo dividere le compagnie petrolifere essenzialmente in due categorie:
quelle completamente integrate che gestiscono l’intera filiera e quelle di livello secondario che si occupano solo di raffinazione e commercializzazione oppure solo di quest’ultima attività. Questa distinzione è molto importante perché se prendiamo ad esempio una qualsiasi compgnia facente parte della prima categoria, constatiamo come, a fronte dei costi di produzione e delle spese, questa riesca a realizzare degli utili che arrivano anche a cifre da sei zeri l’anno. Queste compagnie integrate, infatti, riescono ad accedere al petrolio a cifre molto più basse degli altri concorrenti che acquistano a prezzo di mercato, raffinano e commercializzano non dovendo pagare tutta la speculazione che esiste sul mercato internazionale dei prodotti petroliferi.

Il prezzo reale della benzina non è quello che leggiamo sui pannelli. se andiamo a leggere sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico i prezzi medi nazionali, vediamo che il prezzo industriale di un litro di benzina senza piombo (riferito al 20 di agosto ndr) è di 0,766, mentre l’iva incide per circa uno 0,316, il resto sono accise per altri 0,756. I rincari, che le varie compagnie che compongono la filiera applicano, incidono notevolmente sul primo valore che abbiamo elencato. Le tasse sono un fattore che comunque colpisce trasversalmente, mentre le compagnie petrolifere attuano vere e proprie speculazioni, soprattutto quelle che possiedono tutta la filiera. Le compagnie che applicano forti sconti nel fine settimana, per esempio, magari ci guadagnano meno, ma sicuramente non ci rimettono.

Quindi secondo lei c’è da arrabbiarsi di più con le compagnie petrolifere o con lo stato che impone tutte queste tasse?
Con tutti direi, onestamente. Caricare un euro di tasse su ogni litro su gente che va a guadagnarsi da vivere mi sembra esagerato. L’unico aspetto che può essere visto come parziale consolazione, è che almeno quella delle tasse è una misura in qualche modo democratica, che va a colpire tutti. Per quanto riguarda invece le compagnie petrolifere, il discorso si fa ben più complesso perché nessuno conosce quale margine di profitto realizzano queste industrie.

Posso dire che, all’interno del prezzo del prodotto che abbiamo citato prima (0,766), noi gestori delle pompe prendiamo solo  4centesimi, il resto è tutto delle compagnie petrolifere. Nessuno sa quanti e quali costi deve sobbarcarsi chi produce la benzina finita, ma guardando gli utili di certe marche si fa ben presto a capire i livelli di guadagno che è possibile realizzare...

Qual è la posizione dei gestori quindi?
Noi gestori ci arrabbiamo quando sentiamo dire che è per colpa nostra se la benzina costa tanto. È ridicolo solo pensare ad una cosa del genere. Noi prendiamo 4 centesimi lordi, al netto dell’iva, da ogni litro, poco più del 2 percento e più della metà va in costi di gestione. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. Il gestore subisce tutto quello che le compagnie petrolifere decidono di fare, è un soggetto totalmente passivo.

A livello sindacale poi, per esperienza personale posso dirlo, contiamo pochissimo.
Siamo messi molto peggio del cliente finale perché almeno quest’ultimo ha la possibilità di scegliere la pompa più conveniente.

Se la sente di dare dei consigli ai suoi clienti per risparmiare qualcosa sia in termini economici che energetici?
Certo. Troppe volte la gente consuma tempo e benzina per cercare la pompa col prezzo più basso. Questo è sbagliato, bisogna ottimizzare anche questi spostamenti. Altra cosa: bisogna insegnare che è molto più conveniente, quando si è a metà serbatoio, cominciare a pensare di far rifornimento e, una volta che si incontra una pompa con prezzi interessanti, fermarsi e fare il pieno. Un altro consiglio potrebbe essere quello di seguire uno stile di guida morbido, senza accelerazioni brusche che fanno consumare molto.


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