Lettera del fratello del benzinaio suicida: Diamo un senso a quella vita spezzata

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"Franco non aveva grandi problemi finanziari, ma aveva un carattere fragile. Le associazioni ascoltino gli associati"

TREVISO - Il dramma di Franco Nandi, il benzinaio di Montebelluna (Treviso) che, al culmine della disperazione, si è tolto la vita nel suo distributore, raccontato dal fratello Silvano con una lettera affidata al "Gazzettino".

Assieme alla mia famiglia vorrei ringraziare di vero cuore quanti ci sono stati vicini in questo momento; con la vostra presenza e partecipazione ci avete aiutati ad alleviare il forte dolore.

Quando ho appreso la notizia ero all’estero, precisamente in Kenya. Ho affrontato il viaggio di ritorno frastornato, addolorato, con la mente ed il cuore ricolmi di mille pensieri e preoccupazioni. Durante il trasferimento ho letto con amarezza alcuni articoli che riguardavano la morte di Franco. Vorrei approfittare di questo spazio per fare una breve riflessione, magari a “voce alta”, e poterla così condividere con tutti voi.

Questo fatto mi ha spinto a pensare e ad esaminare la nostra società e il nostro vivere quotidiano; vorrei fare in modo che episodi di grave disagio come questo non avvengano più. Mi sento di dover fare e dire qualcosa, forse perché non ho e non abbiamo saputo captare prima messaggi e parole. La nostra società si sta pian piano allontanando dai valori veri, quelli di sempre: la famiglia in primis, il rispetto per sé stessi e per gli altri, l’amore per la vita, la fede.

Quanti problemi si possono affrontare e risolvere con una buona solidità familiare. La forza della famiglia mi dà e ci dà la spinta per fare fronte anche alle difficoltà più preoccupanti, la fede nell’ALTRO ci aiuta a trovare l’equilibrio e la pace interiore. Franco non aveva grossi problemi finanziari ed era un gran lavoratore. Era un uomo sensibile, sempre pronto a dare una mano, purtroppo con un carattere fragile. Aveva stipulato un mutuo anni fa per avviare l’attività di benzinaio ed acquistare un appartamento, ma normalmente adempieva al suo impegno economico.

È certo che in questo periodo è per tutti difficile far tornare i conti, si devono fare scelte e sacrifici, più facili da affrontare se vicino si ha qualcuno che ti capisce, ti conosce, ti ascolta. Anche le associazioni di categoria dovrebbero, a parer mio, cercare la strada per gestire i cambiamenti, senza fare solo del mero assistenzialismo, ma educare ed accompagnare le singole realtà.

Vorrei dare un senso alla vita spezzata di Franco, aiutando prima di tutto i suoi figli, chi sta loro vicino ed in particolare mia madre. Vorrei che non si sentissero parte di una famiglia troppo sola, vorrei poter trasmettere loro il piacere di donare sé stessi per ricevere in cambio affetto incondizionato, la tolleranza, il rispetto, l’amore per la vita. A mia madre, che è già stata segnata da tanti lutti, vorrei stare più vicino ed aiutarla nell’avere la forza di continuare e sentirsi amata e parte indispensabile della famiglia. Rinnovo i ringraziamenti per la vicinanza e per l’ascolto del mio sfogo.

Silvano Nandi

Fonte: Il Gazzettino.it



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