Dal passato, lezioni di futuro

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L'astronave, silenziosamente, atterrò proprio là dove avevano previsto gli archeologi a seguito dei loro accurati studi. Il satellite aveva dato ampie informazioni e scattato migliaia di fotografie su una località che, prima del Grande Cataclisma, aveva tutte le caratteristiche per ipotizzare la permanenza di animali dai lunghi arti superiori, bipedi, dal lungo collo che terminava con una piccola testa. Questi organismi si cibavano prevalentemente di carta, sputata velocemente da piccoli apparecchi che, probabilmente, venivano chiamati computer e sui quali i bipedi fondavano la loro vita quotidiana, assai avara di altre emozioni. Dai dati in possesso degli' scienzati, risulterebbe che tali animali, in una sorta di parassitismo autorizzato dagli altri componenti della comunità, stendessero frequentemente le loro braccia per ottenere sempre qualche altro pezzo di carta, documenti etc.

Questa era un' ipotesi concreta, che scaturiva dalla misurazione dei loro arti superiori. Con la stessa facilità con cui chiedevano, si rifiutavano di elaborare cerebralmente i dati letti: a conferma di ciò gli scienzati adducevano lo scarso spazio che la scatola cranica destinava a tali animali.

Ma oltre questi scarni dati, la scienza non riusciva ad andare: per questo era stato necessario organizzare una verifica sul posto, utilizzando tutte le possibilità, compresa la bioingegneria, per ricostruirne nei minimi dettagli la storia. Scesi dall'astronave, gli archeologi si misero immediatamente al lavoro, sotto le grandi impalcature di una strana piramide rovesciata: tra l'altro non riuscivano a spiegarsi perché antichissime civiltà (dall' egizia all' azteca) avessero eretto monumenti imponenti rivolti verso l'alto inteso come divinità e sublimazione delle cose terrene, mentre gli organismi viventi in questo luogo avessero diretto le loro attenzioni al sottoterra.

Il mistero era grande. Forse onoravano gli dei degli Inferi, forse nascondevano le loro immense ricchezze: tra queste due ipotesi limite, mille altre potevano essere le soluzioni. Il ritrovamento di un'ambra che conteneva la mandibola di uno di questi animali   che   afferrava   un braccio di un altro bipede (secondo la scuola tedesca doveva trattarsi di un individuo chiamato benzinaio dall'analisi del suo apparato respiratorio completamente bruciato da alcuni aromatici), consentì agli archeologi di estrarre alcune preziosissime gocce di saliva per tentare di ricostruirne il codice genetico. Ma ci sarebbero voluti anni di paziente lavoro, nonostante il supporto di strumentazioni perfette e la totale conoscenza dei meccanismi bionici.

Gli scavi, tuttavia, proseguivano veloci: era necessario quantomeno accertare le cause della prematura scomparsa di questi bipedi. Non avevano nemici che li potessero insidiare o potessero annientarli; avevano scarsa attività cerebrale, tutta diretta al procacciamento    del    cibo cartaceo; evitavano accuratamente di muoversi per lunghi tratti, preferendo la calma e la tranquillità della piramide rovesciata, nella quale le urla o la lotta per la sopravvivenza della palude non riuscivano ad entrare. Perché allora scomparvero d'improvviso?

L'unica ragione possibile, qualunque essa fosse,doveva essere là sotto: laddove, con ficcata nel suolo paludoso, finiva   la   grande piramide rovesciata.

Con l'ausilio di enormi pale controllate con la telecinesi, gli archeologi soperchiarono la grande impalcatura e videro una serie impressionante di cunicoli, labirinti e scale che terminavano tutti in una grande sala circolare. Là, nelle pose più strane, stavano accovacciate centinaia di animali colpiti contemporaneamente dal medesimo cataclisma.

Uno solo di essi stava eretto stringendo tra gli artigli due tavolette di metallo su cui erano incise, forse, delle cifre. Su di una si poteva leggere, tolta la polvere millenaria: febbraio 1994 lire 1635 Lt. Sulla seconda, orrore, giugno 1994-lire 2125 Lt. Era tutto chiaro: gli storici avavano ricostruito in quegli anni lontani documenti che autorizzavano quella che veniva definita la Grande Libertà di Mercato, da cui gli animali sopra descritti credevano di trarre grandi benefici. Di fronte alla dura realtà del Libero Mercato, il loro debole cuore non aveva retto. Avevano voluto morire tutti insieme.

Fonte: Controdistribuzione N° 12 anno 1994



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