Contrarian - Stazioni di servizio, la nuova scommessa che Erg deve valutare

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La scommessa sui distributori di carburante vale ancora la pena di essere giocata? In casa Erg sanno bene le difficoltà che sta incontrando questo business che in Italia vive una serie di complessità strutturali, dall'eccesso di punti vendita alla riluttanza dell'automobilista italiano a convertirsi al self service quando sosta alla pompa di benzina.

E anche da queste parti la crisi si fa sentire: il timore è che la contrazione della domanda di prodotti raffinati prosegua anche quest'anno dopo il calo del 10% registrato nel 2012. 

Anche per Erg, insomma , i margini della divisione sono già discretamente sotto pressione. Ma qualche chance di riportare questo business alla redditività deve pur esserci,se è vero che il gruppo guidato dal vicepresidente Alessandro Garrone e dall'ad Luca Bettonte si è detto interessato alla rete Shell in Italia, che la major petrolifera anglo-olandese intende cedere.

Giusto insistere sulle stazioni di servizio? Dopo una adeguata razionalizzazione della mappa degli impianti, probabilmente sì. Di recente il management ha dato di prova di una strategia lucida ed efficace quando ha saputo capire in anticipo che la principale attività del gruppo genovese, quello della raffinazione petrolifera, andava abbandonato in presenza per di più di nuove strade percorribili con maggior successo. Erg è stata così rivoluzionata diventando una società delle energie rinnovabili, con l'obiettivo di raggiungere quest'anno un ebitda superiore a 500 milioni di euro (che secondo Kepler potrebbe toccare quota 550). Tutto ciò per dire che se fosse il caso di uscire anche dal marketing dei prodotti petroliferi l'attuale management probabilmente non avrebbe remore nel tagliare anche questo legame assai forte con il passato.

Nella divisione marketing, che vale il 13% dell'enterprise value del gruppo, Erg (che opera in joint venture con Total) detiene insieme al partner francese una quota di mercato del 12% e 3.248 stazioni nel 2012, che diminuiranno del 15% entro il 2015 principalmente per effetto dell'aumento dell'automazione. Shell in Italia possiede circa 980 stazioni per una quota di mercato del 5-6%. Quindi un' aggregazione rafforzerebbe alquanto il posizionamento del gruppo in un quadro di forte competitivita.

A dicembre, quando presentò il suo piano industriale, dall' alto della sua eccellente situazione di cassa (che si rafforzerà a ottobre con la vendita dell' ultima quota del 20% detenuto nella raffineria di Priolo ai russi di Lukoil), la posizione del gruppo che fa capo alla famiglia Garrone (quasi il 63% del capitale in sue mani) era quella di partecipare al consolidamento del settore. Kepler ipotizza che le stazioni di Shell potrebbero valere 275 milioni di euro a livello di enterprise value. Mentre le attività di marketing di Erg (50% di TotalErg) varrebbero, secondo Equità, 333 milioni, applicando un multiplo di cinque all'ebitda stimato per il 2014.

Spazio aperto per le trattative, dunque. Dopo aver deciso se il gioco vale la candela. In caso contrario, sarebbe il caso semmai di meditare su una uscita totale dai giochi.

Fonte: Milano e Finanza


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