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Un settore costantemente sotto la lente d'ingrandimento

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Se c'è un settore a rischio di contaminazione radiologica, per quanto radiografato, studiato,analizzato e conosciuto, questo è perfettamente rappresentato dal settore della distribuzione carburanti. A confermare questa tesi l'uscita di due analisi, la prima sul settore e la seconda sul comportamento degli italiani nella scelta del rifornimento.

E' infatti di ieri la notizia, della presentazione presso il CNCU, Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti, dell'indagine commissionata a NomismaEnergia, come preannunciato dal Presidente dell'Unione Petrolifera Dott. Pasquale De Vita durante la relazione annuale.  Lo studio ha  indagato a fondo (queste le parole usate da De Vita) i motivi dei nostri ritardi rispetto all'Europa.

La presentazione, avvenuta alla presenza del Sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia, ha come titolo "la rete carburanti nel 2009: il confronto con l'Europa", ed ha evidenziato i seguenti aspetti:

"Intervenire con misure troppo drastiche di riduzione del numero di punti vendita porterebbe a riduzioni di prezzo che però verrebbero in parte compensate da maggiori costi dovuti alle maggiori percorrenze per effettuare il rifornimento.

Secondo l'indagine infatti, viene data troppo importanza allo "stacco Italia", legato ai "maggiori oneri legati alla scarsa attenzione data dai consumatori al self service, all'assenza delle vendite diverse dai carburanti, alla maggiore numerosità della rete e al forte peso degli ipermercati in paesi come la Francia".

L'indagine contraddice l'ipotesi di speculazione sostenendo che il prezzo alla pompa al netto delle tasse e della materia prima negli ultimi anni è sempre oscillato intorno al 12%. "L'Italia presenta inoltre caratteristiche proprie dal punto di vista della mobilità con una forte penetrazione di ciclomotori e motocicli (una moto ogni 5,8 abitanti ed ogni 3,4 auto) ed auto di piccola cilindrata (la media è di 1.547 cc) che impongono rifornimenti frequenti.

Le conclusioni: "Nessuna barriera all'entrata, aumento del numero di operatori indipendenti, minore presenza delle compagnie petrolifere, necessità di interventi strutturali per ridurre i costi di sistema". I dati rilevano che il numero di punti vendita dal 2006 è tornato ad aumentare, "segno - sostiene lo studio - delle difficoltà di chiudere numerosi impianti poco efficienti e dello sviluppo degli operatori indipendenti. Nel periodo 2001-2009, a fronte di una continua riduzione dei punti vendita "sociali" (-7%), le cosiddette "pompe bianche" sono praticamente raddoppiate (+63%) con una stima superiore ai 3.000 impianti, ponendo problemi dal punto di vista dell'erogato che in Italia risulta essere inferiore del 37% rispetto alla media europea e dunque dell'economicità delle singole attività".

Lo Studio di Nomisma Energia 

Nelle stesse ore è stato presentato un sondaggio "flash" condotto dall'UNC, Unione Nazionale Consumatori, partito il 13 maggio scorso dal titolo: "Ecco come gli italiani scelgono dove rifornirsi".

La domanda fatta ad un campione numerico di automobilisti è stata: - quale criterio adottano gli automobilisti italiani nella scelta del rifornimento alla propria automobile? -

Nelle risposte degli intervistati è emerso come il 62,4% dei partecipanti scelga, per ovvi motivi congiunturali, il distributore in base al prezzo che offre.
Il 28,2% dei partecipanti sceglie l'impianto più comodo, mentre il 9,4% punta sul Gestore di fiducia. Tra il 62,4% che scelgono il distributore più conveniente, vige la convinzione che alla lunga anche un solo centesimo di euro al litro risparmiato sul carburante  vada ad accumularsi permettendo risparmi annui dell’ordine di parecchie decine di euro.

Non a caso, proprio l’UNC sottolinea come la costanza nello scegliere il distributore di carburante più conveniente possa portare a risparmiare quasi 100 euro l’anno.

 


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