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UMBERTO CARPI: UN PIENO DI SERVIZI PER LA STAZIONE DEL FUTURO

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Per gentile concessione di Oil & non oil riportiamo l'intervista al Senatore Umberto Carpi.

Intervista esclusiva al consigliere del ministro Bersani per le questioni petrolifere, che si dice convinto che le stazioni di servizio debbano “ampliare l’offerta al cittadino e non limitarsi alla benzina per l’automobilista”; ai gestori consiglia di “fare sistema” per avere più potere decisionale e sulla sicurezza nelle aree di servizio rivela: “Nella finanziaria o nel pacchetto sicurezza proporrò l’obbligo di sistemi che garantiscano una maggiore tutela dei gestori”.

“Immagino una moderna stazione di servizio come un luogo piacevole dove poter usufruire di un’offerta di servizi che va oltre il carburante, dove poter fare degli acquisti e ricavarne una positiva esperienza di acquisto. Se questo fosse possibile, mi preoccuperei del centesimo di sconto della benzina? Se quella spesa potessi collegarla ad altre, non sarebbe già un risparmio?” Umberto Carpi, a lungo docente di Letteratura italiana all'Università di Pisa, oggi impegnato nel delicato e ostico compito di consigliere per le questioni petrolifere al ministero dello Sviluppo Economico, non ha dubbi quando si parla di come rendere più competitiva l’attività dei gestori, preda di un profondo disagio.
Il punto”, spiega “è che dobbiamo convincerci che il prezzo non è solo fatto di centesimi ma anche dell’ottimizzazione della spesa sostenuta nella stazione, e se oltre alla benzina posso fare altro, questa opportunità rovescia la situazione e mi fa vedere la stazione di servizio sotto una nuova luce”.

E’ però vero che in Italia lo stato delle cose non permette molta flessibilità in questo senso.
Assolutamente sì. Da noi oggi il gestore è una strana figura professionale. Non è proprietario della sua azienda, non è un dipendente e non è un imprenditore. Lo sarebbe, imprenditore, se solo pagasse un affitto, in realtà è in comodato gratuito e questo limita, oggettivamente, la sua possibilità di evolversi. Mi riferisco alla maggioranza dei gestori senza considerare gli indipendenti. Ci sono le gestioni dirette, ma la grande maggioranza dei punti vendita è fatta di gestori che hanno un contratto molto rigido per effetto del quale non sono proprietari e devono rifornirsi presso chi gli concede la stazione.

La struttura italiana è molto particolare, c’è una rigida integrazione verticale, spesso addirittura sono le stesse multinazionali estraggono il petrolio e poi lo raffinano, possiedono la logistica e addirittura il punto vendita.
Tutti i mercati nei quali al cliente l’acquisto è imposto qualunque sia il prezzo il concetto di concorrenza diventa molto vago. Noi pensiamo che in Italia la competizione possa essere incentivata con un equilibrato ingresso della grande distribuzione, un fatto che comunque provocherebbe un certo movimento.

Parliamo di un tema che riguarda molto da vicino la nostra manifestazione, la presenza del non oil nelle stazioni di servizio.
Diciamo subito che non è facile che il gestore investa su un impianto non suo. Poniamo anche il caso di un gestore con un contratto di 18 anni che decide di investire in un lavaggio. Posto che glielo consentono, deve pagare delle royalty al proprietario, quando non è lo stesso proprietario a investire in un’attività non oil e a quel punto…ma c’è un altro problema, alcune compagnie investono altre non lo fanno. Perché? Considerando l’erogato medio, ha senso investire in una seria attività di non oil là dove ci siano almeno alcuni milioni di litri. In italia abbiamo un erogato medio molto basso e questo è un freno agli investimenti, soprattutto da parte di quelle compagnie che hanno la rete più frammentata e meno moderna.

E’ però paradossale che il numero delle stazioni aumenti. In questo modo la situazione sembra destinata a peggiorare.
Noi avevamo lavorato con l’obiettivo di abbassare il numero delle stazioni, poi le Regioni hanno riaperto. Ora, molti temono che la nuova legge porterà ad aperture indiscriminate, io non credo sarà così. Forse in alcune zone disagiate dove non esiste servizio, ma in altre aree non penso che questo si verificherà. Il nostro obiettivo è unire alla liberalizzazione una progressiva modernizzazione. Personalmente trovo molto validi gli impianti tedeschi, dove c’è una equilibrata presenza della grande distribuzione, non invasiva come in Francia, e dove la presenza del non oil è assolutamente valida ed efficace.

Lì l’ 80% del margine del gestore è il non oil, qui il contrario…
Questo è, a mio avviso, il guaio più grosso del nostro sistema di distribuzione. La conseguenza è stata la cristallizzazione del prezzo e la fine della concorrenza. Come dicevo prima, perché mai se vado a far benzina e ho la necessità di fare altre commissioni sono obbligato a riprendere la macchina per spostarmi anche solo di poche centinaia di metri magari per comprare una ricarica telefonica? Perché, oltre al pieno di benzina, da un distributore non posso fare o comprare altro? Per quale motivo, faccio degli esempi banali, non posso giocare al lotto, prendere i soldi dal bancomat e guardare la posta da un Internet point?

All’interno delle associazioni dei gestori ci sono contrasti sull’opportunità o meno di aprire altre merceologie. Però l’aumento del prezzo del petrolio e del carburante potrebbe portare a una compressione ulteriore dei consumi e se questo accadesse, per chi vive di solo margine della benzina sarebbe un grave problema.
La nostra è una rete obsoleta, inutile nasconderlo. Con impianti che, di fatto, non sono più sul mercato, non danno reddito anche se rendono qualcosa alla società petrolifera, che li mantiene in vita accontentandosi di quel poco. Ma io mi chiedo in questo scenario qual è la sorte del gestore.

Il rischio è che in una situazione così povera di non oil si allarghi l’area dei gestori che hanno un margine insufficiente dalla sola benzina.
E’ vero. Noi abbiamo creato le condizioni perché il non oil si sviluppi e forse qualcosa è migliorato, ma non mi pare sufficiente.
Io noto nei gestori un grande movimento, non ho dubbi che molti di loro si stanno chiedendo se questo atteggiamento serve davvero, perché non so davvero a cosa possa portare la difesa esasperata di situazioni che danno un margine minimo, al limite della sopravvivenza,.

Si può affermare che la macchina ha bisogno sempre di meno e il cittadino di più?
Questo è il punto vero. Credo che quando si parla di non oil si debba pensare di sviluppare dei servizi all’automobilista e al cittadino automobilista, non solo all’automobile. Per me questo è un concetto cruciale. Bisogna anche capire che quello del gestore è un mestiere che, come tutti, sottostà a precise regole di mercato e non sfugge a elementari regole di marketing comuni in altri settori. Se una pompa di benzina è nei pressi di una scuola e da lì passano le famiglie che accompagnano i bambini, perché non posso avere un servizio di cartoleria e magari anche un buon servizio di merende per la colazione? Quando faccio benzina, sono in piena attività giornaliera e mi verrebbe comodo poter sbrigare anche altre commissioni. La benzina deve essere il pretesto e al limite potrei anche non farla, perché la stazione è così piacevole e ricca di servizi che la sfrutto in altro modo.
Tuttavia, va purtroppo riconosciuto che oggi il punto è sempre quello di partenza e che per gli investimenti ci si deve rivolgere alle compagnie.

Oil&nonoil prendendo spunto da Res tipica, una collegata dell’Associazione nazionale dei comuni italiani, ritiene che la stazione di servizio possa costituire un elemento di valorizzazione del territorio. La Regione Trentino ha fatto frequentare ai gestori un corso per informatore turistico. Come vede queste iniziative?
Le trovo assolutamente lodevoli e dovrebbero essere diffuse sulla rete ordinaria. Lo dico perché una sorta di spiegazione e segnalazione di quello che propone il territorio esiste già sulle autostrade, dove però si viaggia su un nastro d’asfalto che, di fatto, isola dall’ambiente circostante. Quanti hanno il tempo di uscire, passare il casello e andare a visitare un castello segnalato lungo il percorso? La questione di fondo è che il cittadino è un signore che gira in macchina perché deve fare delle cose ed è un viaggiatore per motivi di lavoro. Ma è anche un turista. Se i gestori capissero che hanno clienti diversificati con bisogni differenti e guardassero oltre chi riempie il serbatoio farebbero un notevole salto di cultura imprenditoriale.

La filiera di altri settori è composta di più soggetti, penso alle ferrovie o all’energia elettrica. Perché nel carburante chi estrae riesce ad arrivare fino al serbatoio della mia macchina?
E’ un tema preciso e devo risponderle con una domanda. Secondo lei qualcuno ha la forza di invertire questa tendenza e di obbligare alla separazione modificando profondamente il sistema?
Oggi sarebbe importante avere un competitore non integrato verticalmente e, da questo punto di vista, gli indipendenti sono ancora troppo deboli e dovrebbero rafforzarsi. Una maggiore iniziativa da parte dei gestori sarebbe auspicabile. Alcuni gestori veneti si sono posti la questione e hanno deciso di fare sistema per diventare imprenditori veri. Se le associazioni lavorano nella direzione di incentivare l’imprenditorialità dei propri associati fanno solo bene. La politica può incoraggiare questa tendenza, noi stiamo facendo in modo che entrino sul mercato nuovi soggetti e che si crei movimento, concorrenza, consapevoli che in caso contrario andare avanti è quasi impossibile.

A questo proposito, qual è il suo pensiero sulla questione degli orari?
E’ molto semplice, penso che dovrebbero essere liberalizzati. E’ chiaro che ci sono dei problemi, ma non ha alcun senso continuare a difendere qualcosa che ha perso ogni minima possibilità di essere difeso.

Tutti parlano dei carburanti puliti, ma al contempo dicono che fino a quando la domanda rimarrà bassa i costruttori costruiranno poche auto e che la domanda salirà quando la rete distributiva sarà capillare sul territorio. Come uscirne?
Nel Gpl siamo all’avanguardia in Europa, ma ho la netta impressione che la rete del metano in Italia sia insufficiente. Noi con la legge favoriamo l’apertura di impianti con carburanti alternativi convinti che sia l’unico modo per incentivare la produzione di automobili pulite.

Un ultimo punto, ma davvero importante, la sicurezza. I gestori sono un facile bersaglio di furti e rapine e si sentono lasciati soli. Che cosa pensa possa fare il governo su questo fronte?
E’ un tema al quale tengo in maniera particolare ed è la ragione per cui ho proposto che in finanziaria o nel pacchetto sicurezza sia messo l’obbligo di installare sistemi di sicurezza nelle stazioni. Non dispero di poter andare avanti in questa direzione perché la reputo un’iniziativa di assoluta necessità.

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