Iperself h24, scontoni e cluster: il gioco di Eni a intorbidare i prezzi, ma non solo....

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La gestione del così detto «prezzo perso­nalizzato» [si sta parlando dei famigerati cluster] consentirebbe ad Eni sia di pub­blicizzare un listino medio nazionale, che di far percepire al consumatore - anche in funzione della confusione derivante dalle ben tre contemporanee modalità di ven­dita presenti sugli impianti [servito, self pre e post] – un prezzo dai 2 ai 3 cen­tesimi/litro più basso di quanto non corri­sponda alla realtà, con ciò sfruttando [tale è la conclusione cui si perviene partendo da quelle premesse] un’immagine non ve­ritiera di operatore più conveniente nei confronti della concorrenza «colorata». Lo mette in evidenza un accurato ed apprez­zabile studio sui prezzi elaborato e diffuso da Fegica Cisl, finora senza alcuna smen­tita o rettifica da parte dell’Azienda, che evidentemente preferisce glissare sull’ar­gomento. 

Nel dettaglio dello studio, il sistema dei cluster avrebbe consentito nella fase tem­porale antecedente gli scontoni dei week end estivi, di praticare nel 77 % dei casi per la benzina e nel 65 % dei casi per il gasolio, prezzi più elevati del listino «uf­ficialmente» dichiarato alla pubblica opi­nione, con l’effetto di praticare in media un prezzo più elevato di tre cent/litro per il primo prodotto e di un cent/litro per il secondo, mentre successivamente ai pre­detti maxi sconti estivi il prezzo medio reale sarebbe stato nei «fatti» superiore di un paio  di  cent/litro  a  quello  delle  «parole».

Oltre a questo aspetto – che attiene alla corretta informazione del Consumatore ed alla concorrenza diciamo «mediatica» tra i diversi competitori -, l’altro è quello della concorrenza all’interno del marchio e, quin­di, la conseguente discriminazione tra Ge­stori con la stessa casacca: lo studio, in­fatti, evidenzia anche punte di massimo scostamento tra prezzi minimi e massimi tra punti vendita Eni anche di 15÷16 cent/litro, una situazione peggiorata dopo gli sconti estivi con punte massime fino a 23 cent/litro, valori su cui tutt’al più si può fare la tara che forse vi influiscono le ad­dizionali regionali d’accisa [che in una sola regione arrivavano qualche mese fa, e non più ora, eccezionalmente anche a oltre nove cent/litro con Iva, ma la cui media è ora di poco più di tre cent/litro], ma che tuttavia non cambia la sostanza dei fatti, di cui non solo non abbiamo ragione di dubitare, ma che è diventata abbastanza presto perce­pibile e nota dopo qualche periodo di ro­daggio del sistema dei cluster avviato a metà  del  2010.

Sul piano più generale, valgano le consi­derazioni che di seguito brevemente espo­niamo.

La premessa è che, nel complesso travaglio e nella crisi che questo settore sta attra­versando da anni, dalle questioni dei prezzi a quelle della rete, dal fronte dei rapporti interni agli interventi sulle liberalizzazioni, ecc., Eni ha scelto di fare la parte del leone, perseguendo la strategia di stressare e di scioccare mercato, prezzi, consumatori e Gestori con continue mosse ed accelerazioni tattiche per spiazzare ogni posizione ed equilibrio faticosamente raggiunti, infran­gendo ogni convenzione ed ogni situazione prima  ancora  che  si  consolidi.

Così è sul fronte della confusione dei prezzi e delle multiple modalità di servizio: uno strumento che parte da lontano e con cui annacquare la reale percezione del prezzo sulla scia di quanto anticipato con la fa­mosa definizione «bonaria» dell’indagine Antitrust del 2007, partita dall’accusa sulla collusione sui prezzi e finita con la totale perdita di ogni trasparenza del prezzo e dei suoi fattori e chiusa da Eni sia con l’avvio di iperself che con la totale fram­mentazione dei prezzi sul territorio. Una vicenda in cui le responsabilità dell’Autho-rity e la intenzioni dell’Azienda si sono consapevolmente o meno trovate d’accor­do: in nome della concorrenza ed a de­terrente delle collusioni possibili, far spari­re ogni riferimento generale al prezzo, far perdere la visione «macro» del medesimo – che pure per questi prodotti era pos­sibile avere come per nessun altro - per far confondere il Consumatore nei mille microprezzi locali, in modo che si finisse, nei fatti ed alla fine della giostra, per perdere ogni riferimento reale e aprire in­fine la porta alle pubblicità ingannevoli, ai prezzi civetta, alle mille nicchie in cui il cliente è attratto nel suo minimo «parti­colare» con lo specchietto per le allodole, dimenticando  il  «generale».

Della serie, cioè: per far sparire un pro­blema fastidioso [i prezzi che scatenano polemiche e sovraesposizioni mediatiche] è meglio frazionarlo in tanti pezzetti, in modo che non si possa più ricomporre il puzzle. Un errore che viene, dunque, da lontano e che non sarà mai corretto da inutili orpelli e palliativi come la comunicazione dei singoli prezzi di questo o quel giorno e di questo o di quello delle decine di migliaia di punti vendita o, ancora, dalle alchimie arzigogolate sui metodi di rileva­zione dei prezzi. Un errore che, anche al di là delle declinazioni che ne ha fatto Eni – iperself a mezzo od intero servizio, a -5 o a -10, cluster, vendite sottocosto del sabato e della domenica, «nuovo» iperself e quan-t’altro di cabalistico fra qualche mese verrà ancora inventato -, riguarda il sistema in generale, dall’approccio della politica e delle istituzioni al problema dei prezzi fino alle tecniche elusive ed illusionistiche dell’indu­stria petrolifera e fino al mito «esoterico» [che si sostiene ancora «non pienamente approfondito», lo dice Antitrust, non noi!] dei prezzi delle pompe bianche. E tutto ciò sullo sfondo di una fiscalità giugulatoria, di prezzi internazionali sempre elevati della materia prima e dei prodotti finiti, nel pieno di una progressiva crisi di recessione giunta al suo quinto anno e con un crollo a picco dei consumi.

In tutto questo bailamme, Eni avrebbe dun­que trovato il modo, evidentemente con più astuzia di molti dei suoi concorrenti – mol­tiplicando la giungla dell’offerta di servizio e cambiando continuamente marcia sui prezzi ed a rapporti di velocità diversi per ogni strada e persino per ogni sentiero – per in­torbidare ulteriormente la percezione dei prezzi. Ed anche, sembra, per ammortiz­zare, a questo punto, l’impatto sul bilancio dello shock delle vendite sottocosto d’esta­te: se si vende un miliardo di litri con 20 cent/litro di sconto e dieci con un sovra-margine di due cent/litro, infatti, il buco e­conomico di non percepire alcun margine e sopportare i costi per quel miliardo di litri è più che coperto! Con buona pace di Gover­no, Antitrust, classe politica, Associazioni dei Consumatori che si sono sbracciati dai rispettivi balconi per celebrare «lesternalità positiva per il settore» dell’iniziativa canico­lare  di  via  Laurentina…….

Sul fronte della rete e su quello dei rapporti interni al settore, la storia dei prezzi serve ad ulteriori strategie di risposta alla crisi del settore. Invece di ristrutturare la rete che è pletorica si selfizzano gli impianti per non smantellarli [la «selfizzazione al minimo» che nulla ha a che vedere con l’evoluzione e modernizzazione delle reti di altri Paesi], anzi – come risulterebbe dai dati che evi­denziano una improvvisa impennata dei punti vendita a marchio Eni – se ne acqui­siscono di ulteriori per ghostizzare impian­ti che ghost ancora non sono, ma che so­no decisamente marginali, e con i quali accaparrarsi maggiore erogato senza qua­lità della rete, prima per far proliferare questa rete minimalista ad investimenti zero e poi per sbolognarla un prossimo domani a terzi con una qualche rendita derivante non dalla rete in quanto com­plesso di beni, impianti, ecc., ma solo dal fatto di rappresentare un tot di astratto ed estemporaneo,  volatile,  erogato.

E per portare a termine questo disegno di medio termine – che è [mettiamocelo in testa, senza farci fuorviare da altre sug­gestioni, magari più appaganti o gratifi­canti pur nella loro drammaticità] il vero target di questa, come di altre Aziende! – nel frattempo si gioca sulle discriminazioni dei prezzi, sulla svalutazione delle possi­bilità di attività collaterali, sull’assottiglia­mento del margine chiesto in sacrificio sull’altare degli sconti, sulle leve dei clu-ster, che sono una specie di fisarmonica che fa soffrire di più o di meno a seconda dell’apertura del mantice, delle varie decli­nazioni dell’iperself, sullo stress continuo sin nelle minuzie più incongruenti rispetto alla reale esigenza della sopravvivenza del­l’impianto, ecc., ossia sulla pelle e sulla carne viva dei Gestori, delle loro famiglie e dei  loro  addetti.

Dei quali, sia detto come chiosa finale, in realtà alle/alla Aziende/Azienda non impor­ta assolutamente nulla, nel senso che non li odiano in modo particolare in quanto tali o per qualche inconfessata cattiveria di «clas­se sociale», ma semplicemente perché il loro obiettivo sono gli erogati, la semplifica­zione e la dismissione, per le vie più contor­te e più redditizie, della rete, quanto, in­somma, è stato detto appena più sopra, ed in cui i Gestori sono solo accidentali, per quanto talvolta un po’ fastidiosi, e superati accessori.

Per quanto ciò sia assolutamente crudo, pu­re questa è la verità che è giusto indivi­duare quale centrale e fondamentale. Ed è quel disegno che - proprio per il suo irre­sponsabile semplicismo, per la sua suprema indifferenza ad ogni valore, per il suo cini­smo anche sul piano puramente «economi­co» e, infine, per il fatto che questa non è l’unica soluzione possibile per questo setto­re, ma è certo la peggiore - occorre a tutti i costi  spiegare  e  contrastare.

Estratto da Figisc Anisa News N°3 - 2013


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