Figisc e Anisa Confcommercio hanno lanciato un allarme pubblicato sul sito dell’associazione (LINK) riguardo ai contratti nel settore della distribuzione dei carburanti, in attesa del testo del disegno di legge di riforma del settore. Il ddl che dovrebbe includere norme sulla transizione energetica, sulla ristrutturazione della rete e sui contratti nella filiera distributiva.
Dopo la presentazione delle slide a metà maggio e la conseguente reazione delle sigle di rappresentanza dei gestori contro l’ipotesi del contratto di appalto, il testo definitivo non è ancora approdato in Consiglio dei Ministri, nonostante i Ministri abbiano annunciato un timing per prima delle ferie di agosto.
Nel tempo trascorso dalla presentazione delle slide, si sono registrate interpellanze da parte delle forze di opposizione, tra cui gli onorevoli Peluffo, Patuanelli e Appendino, che hanno criticato duramente l’incompetenza del Ministro Urso e denunciato i danni causati alle imprese di gestione e alle famiglie dei gestori, che guadagnano appena 3 centesimi lordi al litro.
Dal fronte ministeriale, il Sottosegretario Bitonci ha cercato di rassicurare con una dichiarazione che ha invece lasciato perplessi: “Abbiamo chiuso il tema estremamente delicato della contrattualistica. Non ci sarà l’individuazione di una tipologia contrattuale specifica, ma si va verso una maggiore tutela dei gestori”. Tuttavia, la mancanza di dettagli concreti lascia spazio a molte domande e preoccupazioni.
Nelle slide di maggio, si parlava di tipizzare il contratto di appalto con prescrizioni minime per contratti di affidamento di determinati servizi “a valle” delle forme di gestione già tipizzate dal legislatore. Ora, le rassicurazioni del Sottosegretario indicano che l’individuazione di una tipologia contrattuale specifica potrebbe essere stata eliminata. Ma cosa significa realmente? Le associazioni si chiedono se sia stato cancellato il concetto di appalto o solo il contratto di appalto, e se il concetto dell’affidamento dei servizi “a valle” sia stato mantenuto.
Le preoccupazioni si concentrano sul fatto che, senza una tipologia contrattuale specifica, si rischia di non normare meglio il quadro delle relazioni contrattuali con i gestori, ma di favorire la gestione diretta da parte delle compagnie, a scapito dei gestori stessi. Le prescrizioni minime dettate in norma potrebbero rendere superflua ogni contrattazione tra le parti, relegando il ruolo delle organizzazioni di rappresentanza a una mera formalità.
In conclusione, Figisc e Anisa Confcommercio temono che la riforma possa configurare una totale controriforma, sovvertendo l’attuale impianto normativo e sostituendo le forme contrattuali residuali con nuove forme di prestazione che non tutelano adeguatamente i gestori. Se le soluzioni escogitate dal Ministero e dai suoi consiglieri contenessero ancora quei concetti preoccupanti, si tratterebbe solo di confezionare una brutta cosa con una presentazione formale diversa.
CONTRATTI: IL DDL MISTERIOSO CHE PUÒ AZZERARE TUTTE LE NORME DI SETTORE

