Se non fosse un serio atto di intimidazione e rappresaglia contro l’attività politico/sindacale, sarebbe solo RIDICOLO!
MAI, NEMMENO NEI SUOI PERIODI PIU’ BUI, IL SETTORE ERA STATO TRASCINATO NEL FANGO IN QUESTO MODO.
I Presidenti di Faib e Fegica, Giuseppe Sperduto e Roberto Di Vincenzo, sono stati informati del procedimento penale a loro carico instaurato presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Roma, in ordine all’ipotesi di reato di cui all’art. 595, comma 3, del Codice Penale.
In altre parole -si legge in un comunicato congiunto di Faib e Fegica- contro i massimi dirigenti del Sindacato dei Gestori è stata presentata una denuncia per diffamazione aggravata.
Non è dato, al momento, sapere ufficialmente l’identità di colui/coloro che ha/hanno deciso di salire con passo fermo le scale del Tribunale.
Anche se -c’è da immaginare- che, chiunque sia, abbia infine dovuto ripiegare sulla “diffamazione”, dopo aver dovuto prendere atto che il codice penale della Repubblica Italiana non contempla il delitto di “lesa maestà”.
Quel che, invece, si può ipotizzare tranquillamente fin da subito, è che si tratta di un chiaro atto di intimidazione e, allo stesso tempo, di rappresaglia contro la legittima attività della rappresentanza sindacale di una categoria di lavoratori, cui in questi anni non è stato risparmiato alcun tipo di aggressione, individuale e collettiva.
Un atto che denota insofferenza al controllo e alla critica e che, allo stesso tempo, confessa l’intrinseca debolezza di chi ormai avverte distintamente lo scricchiolare sinistro del piedistallo dal quale, non raramente, ci si abitua ad abusare delle proprie facoltà, per poi passare direttamente ad esercitare prepotenza e arroganza, provando a ridurre al silenzio ogni dissenso.
Un atto tanto disperato da non riuscire nemmeno a comprendere quale tipo di significato e valenza potrà poi riflettersi sull’intero settore, sui rapporti al suo stesso interno e nell’immagine che di esso si proietta all’esterno.
Mai, nemmeno nei momenti in cui i rapporti sono stati più tesi e le divisioni più estreme, mai l’intero settore è stato trascinato nel fango in questo modo.
Per rivendicare il proprio ruolo rappresentativo di interessi legittimi e difendere le prerogative volute dalla legge, Faib e Fegica annunciano la convocazione congiunta dei propri organi dirigenti e l’avvio di una serie di Assemblee territoriali, a cominciare da Milano.

