Nel Mendrisiotto, le stazioni di benzina che un tempo rappresentavano un simbolo di prosperità grazie ad una politica fiscale favorevore nei confronti della vicina Lombardia, oggi stanno vivendo una crisi strutturale senza precedenti. Secondo quanto riportato dal Corriere del Ticino, i distributori lungo il confine con l’Italia continuano a chiudere uno dopo l’altro.
Lorenzo Baumgartner, dirigente del Gruppo Piccadilly, società che conta 38 stazioni di servizio e circa 280 collaboratori, non nasconde la gravità della situazione: «In passato abbiamo sempre beneficiato della presenza degli automobilisti lombardi, che venivano a fare il pieno e acquisti in Svizzera. Oggi tutto questo è finito».
Anche Matteo Centonze, presidente dell’Associazione ticinese stazioni di servizio (ATSS), conferma che la crisi ha raggiunto proporzioni drammatiche. Rispetto al 2019, anno di riferimento pre-Covid, i volumi di carburante venduti sono crollati di oltre il 50%. La ragione principale è il venir meno della convenienza per gli automobilisti italiani, un tempo clienti abituali dei distributori ticinesi.
Diversi fattori aggravano il quadro: l’evoluzione dei motori che consumano meno, la diffusione delle auto ibride ed elettriche, il potenziamento dei trasporti pubblici e, non ultima, una politica fiscale italiana favorevole agli acquisti domestici di carburante.
“Con la sola vendita di carburante non sopravviviamo più”, sottolinea Baumgartner, che evidenzia come anche gli shop, un tempo preziosa fonte di guadagno soprattutto nei giorni festivi, non riescano più a compensare le perdite.
La situazione ha già costretto molte stazioni a chiudere o trasformarsi in attività completamente diverse, cambiando profondamente anche la geografia economica del Mendrisiotto. E sebbene molti distributori stiano cercando di modernizzarsi per rimanere competitivi, l’incertezza sul futuro resta altissima.
“Siamo di fronte a una lenta ma inesorabile agonia che mette a rischio imprese e posti di lavoro”, avverte l’associazione di categoria. Un’era sembra ormai definitivamente chiusa e il futuro per i benzinai ticinesi appare estremamente difficile, con poche speranze di tornare ai tempi d’oro di un passato che non tornerà più.

