C’è una categoria che non molla mai: non sono i gestori dei carburanti, ma i governi che annunciano la riforma del settore.
Oggi è toccato al sottosegretario al MIMIT, Massimo Bitonci, che con un post entusiasta sui social ha informato il Paese di un nuovo, “costruttivo” incontro con il settore carburanti. “Oggi incontro con le associazioni che rappresentano il settore carburanti per condividere la proposta di riforma… Un passo importante per guardare al futuro di una categoria che deve evolvere al passo con le trasformazioni del mercato e con le sfide della transizione energetica”, scrive Bitonci, con la solennità che si riserva alle grandi occasioni.
Parole già sentite?
Sì, perché questa riforma al momento “fantasma” era stata annunciata più di due anni fa dal ministro Urso, con tanto di slide, loghi e slogan modernissimi.
Doveva “rivoluzionare il settore”, mettere fine ai contratti iniqui, rilanciare la rete e accompagnare la transizione ecologica.
Da allora, la rivoluzione si è fermata alle presentazioni PowerPoint.
Nel frattempo, la rete carburanti italiana cade a pezzi: centinaia di impianti chiusi o abbandonati, erbacce dove c’erano clienti, e migliaia di gestori costretti a sopravvivere tra contratti capestro e margini sempre più da “fame”.
Eppure, ogni volta che un politico si ricorda del problema, la formula è sempre la stessa:
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incontro con le associazioni;
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foto sorridenti;
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promessa di “avvio del confronto”;
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nessuna scadenza precisa.
Una liturgia perfetta, ripetuta con cadenza quasi liturgica.
Temi importanti, ma tempi eterni
A onor del vero, Bitonci ha elencato temi seri: contrattualistica, riassetto della rete, incentivi ai nuovi carburanti, biocarburanti e colonnine elettriche.
Tutti nodi centrali, ma che — ironia della sorte — sono esattamente gli stessi del 2023, del 2022 e, volendo, del 2018, 2017, 2016, e via discorrendo…
Ogni esecutivo promette di affrontarli “a breve”, salvo poi scoprire che “a breve” in Italia è un’unità di tempo indefinita.
C’è da riconoscere al MIMIT una virtù rara: la costanza nell’annunciare.
Nel frattempo, la rete si svuota, gli impianti aumentano ed i gestori chiudono, il tutto resta confinato nei post da social utili solo a fare qualche like.
Come non ricordare, Agosto 2023: Urso presenta la “riforma dei carburanti” con tanto di slide e grafici. Mai vista più. Dicembre 2023: annunciata una “consultazione pubblica”. Dimenticata sotto l’albero di Natale. Marzo 2024: promessa “imminente”. La primavera passa, ma la riforma non fiorisce. Ottobre 2025: Bitonci annuncia che “si condivide la proposta”. Forse la stessa del 2023, ma aggiornata al linguaggio social.
Chissà, magari questa volta qualcosa succederà davvero.
Forse la “proposta condivisa” diventerà un testo, poi una bozza, poi — miracolo — un decreto.
Nel frattempo, i gestori continuano a condividere solo una certezza: quella di essere una categoria dimenticata, ma regolarmente evocata ogni volta che serve un annuncio da postare.

