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FIGISC-ANISA: sul DDL di riforma no alla riduzione della durata del comodato

Prosegue senza esito positivo il confronto tra la filiera dei carburanti e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) sul disegno di legge di riforma della contrattualistica tra aziende e gestori. Nell’ultima fase delle trattative, incentrata sui punti ancora oggetto di mediazione, la discussione si è concentrata in particolare sulle procedure e sulle misure sanzionatorie da applicare nei casi di mancata negoziazione.

Come noto, la riunione del 16 dicembre si è conclusa con una vera e propria “fumata nera”, a causa delle forti obiezioni sollevate dalla controparte industriale proprio sulla parte del ddl relativa alle sanzioni, tema che – pur rappresentando una novità rilevante rispetto alla normativa vigente – non esaurisce, secondo la categoria, le criticità ancora aperte.

FIGISC-ANISA Confcommercio sottolinea infatti che, al di là di questi pur importanti aspetti, finalmente previsti in norma, «rimane aperto un tema vitale: quello della durata delle tipologie contrattuali, forse considerato già concluso con una intesa di tutte le parti, ma che tale non è».

In particolare, con una nota inviata al Ministero in data 17 dicembre, FIGISC e ANISA hanno voluto ribadire una posizione già formalmente espressa nel mese di luglio: la netta e ferma contrarietà alla riduzione della durata del contratto di comodato, che il ddl ipotizza di portare da sei a quattro anni.

Le due organizzazioni chiariscono di condividere con le altre associazioni di categoria l’esigenza di rimodulare la durata del contratto di affidamento di servizi, estendendola da due a quattro anni, così come condividono la necessità di giungere a una mediazione accettabile sul tema delle sanzioni. Tuttavia, ciò non può avvenire – ribadiscono – a scapito di un ulteriore arretramento delle tutele per i gestori.

Nel corso della lunga e incerta vicenda del ddl, la categoria ricorda di aver già accettato l’introduzione di una nuova tipologia contrattuale, compiendo «tutti i passi possibili» per correggere e mitigare formulazioni iniziali che risultavano «del tutto assenti di tutele per i gestori» nelle prime bozze normative.

Come in ogni confronto negoziale, sottolinea FIGISC-ANISA, la mediazione deve necessariamente contemperare gli interessi di tutte le parti. Diversamente, «con anche una riduzione della durata del comodato si finisce per concedere tutto il vantaggio a una sola parte», vale a dire quella industriale, che «ha già incassato il premio dell’introduzione del contratto di affidamento dei servizi».

Le associazioni ricordano come, nelle prime fasi del confronto – lo scorso anno – si fosse ipotizzato uno scambio volto a conferire maggiore flessibilità ai rapporti contrattuali: una riduzione della durata del comodato in cambio della rinuncia al contratto di affidamento dei servizi. Tuttavia, tale ipotesi è venuta meno nel momento in cui la nuova tipologia contrattuale si è concretizzata, sia pure emendata rispetto alle formulazioni iniziali più inaccettabili.

Per queste ragioni, FIGISC e ANISA ribadiscono con forza la loro opposizione al declassamento del comodato, ritenendo che una sua riduzione temporale rappresenterebbe un ulteriore elemento di squilibrio contrattuale, in una fase già estremamente delicata per la sostenibilità economica delle gestioni.

COMUNICATO STAMPA FIGISC ANISA 18 12 2025 2

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