Nel dibattito sempre più acceso sul mercato dei carburanti, emergono segnali che vanno ben oltre la semplice dinamica dei prezzi. La lettera inviata dall’Ufficio Comunicazione e Stampa di Unem a Staffetta Quotidiana, in risposta all’articolo del 26 marzo – “Carburanti, se l’ingrosso costa più del dettaglio” – rappresenta uno di questi passaggi chiave.
Al centro della discussione c’è un’anomalia che difficilmente può essere considerata marginale: l’inversione tra prezzi all’ingrosso e prezzi al dettaglio, una distorsione che Assopetroli ha denunciato apertamente e che mette in discussione il funzionamento stesso della filiera.
Quando il prezzo all’ingrosso supera quello al dettaglio, non siamo più di fronte a una semplice fase di volatilità, ma a un segnale di squilibrio profondo. Un’anomalia che colpisce in modo diretto gli operatori dell’extrarete e, più in generale, tutta la componente intermedia del sistema distributivo.
La risposta di Unem si inserisce in questo contesto, cercando di ricondurre il fenomeno all’interno delle dinamiche di mercato e delle tensioni internazionali. Tuttavia, proprio questa presa di posizione finisce per confermare implicitamente ciò che molti operatori denunciano da tempo: il downstream petrolifero sta cambiando struttura.
Ed è qui che si innesta la riflessione finale del direttore responsabile di Staffetta Quotidiana, Gabriele Masini, che coglie il punto con lucidità: “prendiamo atto che Unem conferma che l’emergenza in corso sta cambiando la struttura del downstream petrolifero e che quindi l’extrarete deve ‘ripensarsi’”.
Una frase che suona quasi come una presa d’atto definitiva. Ma che apre anche una domanda inevitabile: ripensarsi come, e soprattutto a quali condizioni?
Perché dietro il richiamo al cambiamento si nasconde un nodo cruciale: capire se questa trasformazione sarà governata in modo equilibrato o se, ancora una volta, saranno gli anelli più deboli della filiera a doverne sopportare il peso.
Di seguito, per gentile concessione di Staffetta Quotidiana, pubblichiamo in modo integrale la lettera dell’Ufficio comunicazione stampa di Unem.
Rileviamo un articolo della Staffetta del 26 marzo, “Carburanti, se l’ingrosso costa più del dettaglio”, secondo il quale le dinamiche dei pezzi di alcune società petrolifere starebbe causando lo “sfascio” del mercato dell’extra rete. La conclusione ci ha veramente incuriosito ma l’analisi che la sorregge appare ancora più sorprendente e merita qualche riflessione dal nostro punto di vista.
Fermo restando che ci troviamo evidentemente in una situazione emergenziale dettata dalla crisi dello stretto di Hormuz che potrebbe avere se perdurasse conseguenze gravissime per l’approvvigionamento di prodotti petroliferi considerato il “corto” strutturale europeo, resta il fatto che le analisi che vengono proposte appaiono decisamente fuorvianti.
Si propone infatti il confronto tra il prezzo medio alla pompa (dato che ha integrità statistica perché riportato da un’Authority Ministeriale) con un “prezzo extra-rete Siva” che è frutto di rilevazioni su un “campione” di operatori dell’extrarete che è un mercato che presenta enormi diversità. La rilevazione della Staffetta appare più come un “medione” aritmetico che può non rappresentare appieno le dinamiche dei prezzi e pertanto resta difficile se non impossibile considerarlo come benchmark di mercato.
L’extra-rete è un mercato molto articolato, che spazia da operatori con un solo punto vendita (ci sono 97 marchi con un solo impianto nelle rilevazioni statistiche del Mimit) ad altri operatori che hanno diverse centinaia di impianti, quindi verosimilmente che acquistano volumi significativamente superiori.
Inoltre, gli stessi operatori possono acquistare con modalità term (ovvero contratti di diversi mesi con un premio/sconto definito) oppure con modalità spot che risentono chiaramente del prezzo e della disponibilità di prodotto, della base di carico e del mercato del giorno.
L’unico riferimento certo del mercato dei prodotti petroliferi è il Platts, riconosciuto da tutti gli operatori, a livello internazionale, e riportato nei contratti di acquisto e vendita. Analizzando il Platts del 24 marzo si rileva un prezzo del gasolio (tradotto in euro e comprensivo di accisa) di 1,484 euro/litro a cui aggiungendo l’Iva si arriva a 1,809 che, rispetto al prezzo alla pompa rilevato per quel giorno dal Mimit, evidenzia un margine lordo di 21 centesimi al litro. Questo è l’unico riferimento certo con cui ci si può confrontare e che merita sicuramente qualche ulteriore analisi.
È evidente che lo sforzo chiesto alle società petrolifere (tutte, comprese quelle della cosiddetta extrarete) di mantenere un atteggiamento prudente nel riflettere immediatamente sul mercato gli aumenti del Platts, esplicitata nelle varie riunioni settimanali con il Mimit vista la situazione emergenziale, è stato accolto dagli operatori del mercato nazionale, che vede infatti prezzi medi con incrementi inferiori rispetto a quelli di altri Paesi europei. È evidente quindi che prendendo come riferimento i prezzi alla pompa e le quotazioni Platts il margine lordo si sia compresso (per tutti) e questo è riconosciuto dallo stesso garante dei Prezzi e dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy.
Il mercato dell’extra-rete (che riguarda circa 9.000 impianti e 300 marchi, unica realtà europea con queste dimensioni), opera attualmente in un contesto profondamente cambiato ed è sorto quando le società petrolifere integrate (ovvero con raffinazione, distribuzione e vendita alla rete) erano “lunghe” di prodotti finiti ovvero avevano raffinerie in zone geografiche che non vendevano tutto il “raffinato” alla rete nella zona geografica di riferimento. Quindi, anziché esportare prodotto, hanno supportato un canale di vendita (la c.d. extra-rete) per rifornire “retisti” e operatori professionali (trasportatori).
Negli ultimi 20 anni abbiamo assistito alla chiusura di diverse raffinerie e anche alla riduzione di operatori integrati riducendo quindi quel “lungo” strutturale che alimentava il canale extrarete. È evidente quindi che laddove per ragioni emergenziali quel lungo si riduce, questo mercato abbia bisogno di “ripensarsi” e appropriarsi di un vestito meno comodo ma forse più attrattivo, cercando rifornimenti sul “cargo” market tramite una logistica indipendente ben presente nel nostro Paese.
Queste dinamiche sono ben note a tutti, inclusi gli operatori dell’extra-rete. Appaiono meno solide le conclusioni dell’articolo citato perché basate su prezzi rilevati in una situazione emergenziale e per di più su un indicatore poco rappresentativo. Appare inoltre significativo che l’analisi non abbia tracciato la prima settimana di crisi (quella del 2 marzo) laddove, grazie ad un meccanismo contrattuale, lecito, che fa rifermento a quotazioni dei giorni precedenti al ritiro, molti operatori dell’extrarete hanno beneficiato di prezzi significativamente più bassi rispetto a quelli della rete, che erano già saliti, aumentando sensibilmente i loro ritiri che hanno registrato incrementi a due cifre verso la settimana precedente e quella successiva.
Credo che in questo momento – ripetiamo emergenziale – sia più utile analizzare il settore nella sua interezza con analisi oggettive supportate dall’integrità di dati riscontrabili piuttosto che dar voce a interessi di parte che possono avere evidenti ragioni per indirizzare messaggi sulle dinamiche dei prezzi dei diversi operatori.
(Ufficio Comunicazione e stampa Unem)
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Prendiamo atto che Unem conferma che l’emergenza in corso sta cambiando la struttura del downstream petrolifero e che quindi l’extrarete deve “ripensarsi”; accogliamo la constatazione che il sistema della raffinazione non è più “ridondante”, come pure la stessa Unem dichiarava meno di un anno fa; rileviamo inoltre che l’associazione ripete acriticamente il confronto condotto dal Mimit tra i prezzi in Italia e quelli in Europa, confronto fallace su più punti, come Unem sa bene; infine, il calcolo del margine lordo è fatto includendo l’Iva (che va allo Stato): al netto dell’Iva siamo a 17 centesimi. Non meritano invece un commento l’accusa di dar voce a interessi di parte né l’osservazione sulla solidità del benchmark di Staffetta Prezzi, riconosciuto da decenni dal mercato e dalle pubbliche amministrazioni per la firma di contratti. (G.M.)

