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Descalzi ammette, “600 stazioni Eni a secco di gasolio, FAIB, Nettis: “Non è un episodio isolato”

Le recenti dichiarazioni dell’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, hanno riportato al centro del dibattito la tenuta del sistema carburanti italiano. Il dato ammesso dal riconfermato AD di Eni delle 600 stazioni di servizio rimaste senza gasolio in un solo weekend non è passato inosservato e rappresenta un segnale concreto delle tensioni che attraversano la filiera.

Tra guerra, scelte geopolitiche e riduzione delle forniture di gas russo, il tema non è più solo politico ma anche operativo, con effetti diretti su tutta la catena: dalle compagnie ai gestori, fino ai consumatori finali.

Per capire meglio cosa sta accadendo, riportiamo il punto di vista rilasciato ad Agensocial da Vincenzo Nettis, vicepresidente nazionale della FAIB. 

Una crisi temporanea o un problema strutturale?

Descalzi sostiene che il bando al gas russo abbia prodotto effetti come 600 stazioni senza gasolio in un solo weekend. Siamo di fronte a una criticità strutturale o a una fase temporanea?

“Le 600 stazioni non rifornite non sono un episodio isolato, ma il segnale di una fragilità logistica che esiste già da tempo. In condizioni normali il sistema fatica a sostenere i ritmi della domanda, e quando si verificano picchi – come quelli registrati durante le festività pasquali, anche a seguito di politiche di prezzo molto aggressive – la rete va in difficoltà.”

Nettis chiarisce anche un punto spesso sottovalutato:
“La criticità non si è limitata a un weekend. Abbiamo avuto segnalazioni di impianti rimasti a secco anche per quattro o cinque giorni consecutivi, e non solo nel periodo pasquale.”

A pesare sono anche dinamiche interne alla filiera:
“Ci sono stati tagli agli ordini che hanno penalizzato soprattutto i gestori tradizionali, in particolare quelli in comodato, mentre sono state privilegiate le stazioni in appalto. Questo evidenzia una difficoltà strutturale, soprattutto sul piano logistico e della capacità di stoccaggio.”

Prezzi alti e cittadini sotto pressione

Guardando ai consumatori, quali sono i rischi concreti tra prezzi, disponibilità e disservizi?

“I prezzi elevati, soprattutto del gasolio, stanno mettendo in difficoltà non solo la distribuzione carburanti, ma l’intera filiera del commercio. In Italia il trasporto merci avviene principalmente su gomma, quindi ogni aumento si riflette direttamente sui prezzi dei beni.”

L’impatto è evidente:
“Basta guardare l’andamento dei prezzi dell’ortofrutta per capire cosa sta succedendo. I cittadini subiscono un doppio effetto: pagano di più alla pompa e pagano di più anche per i beni di consumo.”

E sul fronte dei disservizi:
“Se l’instabilità internazionale continuerà, le prime a soffrire saranno le realtà più piccole, le cosiddette pompe bianche. Solo successivamente le difficoltà potrebbero coinvolgere anche i grandi operatori.”

I gestori: l’anello più debole

Quanto stanno pagando oggi i gestori questa situazione?

“I gestori sono i primi a subire gli effetti di questa instabilità. Parliamo di margini medi intorno ai 4 centesimi lordi al litro, a volte anche meno.”

Un esempio concreto:
“Su un rifornimento di 20 euro, il guadagno del gestore è di circa 40 centesimi. Il resto è assorbito da tasse – circa 12 euro – e da costi e margini delle compagnie.”

E da quei pochi centesimi bisogna coprire tutto:
“Spese di gestione, personale, costi operativi e anche le commissioni sui pagamenti elettronici, che stanno aumentando. In queste condizioni, la sostenibilità economica è sempre più a rischio.”

Dove intervenire davvero sui prezzi

Quali misure servono nell’immediato per contenere i prezzi e proteggere il sistema?

“La riduzione delle accise è stata un intervento importante, ma non basta. Il punto è che il prezzo alla pompa viene determinato dalle compagnie e comunicato ai gestori.”

Per questo:
“Se si vogliono evitare fenomeni speculativi, bisogna intervenire dove il prezzo viene formato, non a valle.”

Tra le possibili soluzioni:
“Si potrebbe anche valutare, in via temporanea, un organismo ministeriale che svolga una funzione di supervisione diretta.”

Senza riforma il sistema resta fragile

Cosa dovrebbe fare il governo per evitare nuove crisi e ristabilire equilibrio?

“Serve una riforma organica del settore. Da anni si parla del Ddl Carburanti, ma finora non si è concretizzato nulla.”

Secondo Nettis, la riforma è fondamentale per:
“modernizzare la rete, contrastare l’illegalità – sia fiscale che contrattuale – e ristabilire condizioni di equità.”

E conclude con un punto chiave:
“Oggi esistono distorsioni che penalizzano i gestori. Una riforma permetterebbe di restituire dignità al comparto e creare un equilibrio reale lungo tutta la filiera.”

Il quadro che emerge è chiaro: le tensioni attuali non sono solo legate alla geopolitica o alla questione del gas russo, ma mettono in luce fragilità già presenti nel sistema.

La rete distributiva regge, ma con fatica. I consumatori pagano prezzi sempre più alti. E i gestori, ancora una volta, restano l’anello più esposto.

Senza interventi strutturali, il rischio è che episodi come quello delle 600 stazioni senza gasolio non restino eccezioni, ma diventino segnali sempre più frequenti di un sistema che ha bisogno di essere ripensato.

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