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Carburanti, margini in forte crescita e confronti europei da leggere con attenzione

Nella settimana compresa tra il 15 e il 21 aprile i prezzi medi dei carburanti alla pompa hanno registrato un lieve calo per benzina, diesel e metano, mentre il Gpl continua a salire superando quota 80 centesimi al litro. Ma il dato che colpisce maggiormente è un altro: i margini lordi della rete distributiva sono tornati su livelli molto elevati, tra i più alti degli ultimi anni.

Secondo quanto riportato da Staffetta Quotidiana, la benzina self service si è attestata a 1,765 euro al litro, in diminuzione rispetto alla settimana precedente, mentre il servito ha raggiunto 1,901 euro. In calo anche il diesel, con prezzi medi pari a 2,117 euro al litro nel self e 2,254 euro nel servito. In controtendenza il Gpl, salito a 0,802 euro al litro, mentre il metano scende leggermente a 1,581 euro al chilo.

Se i prezzi sembrano dare un piccolo respiro agli automobilisti, sul fronte dei margini il quadro è ben diverso. Sempre secondo l’analisi di Staffetta Quotidiana, sulla benzina il margine lordo medio è salito a 28,2 centesimi al litro, superiore alla media degli ultimi dodici mesi. Sul gasolio si arriva invece a 27,8 centesimi, con un balzo particolarmente marcato.

Per trovare valori simili bisogna tornare ai momenti più critici degli ultimi anni, come la fase successiva all’invasione russa dell’Ucraina o ai mesi più duri della pandemia, quando il mercato energetico era sottoposto a fortissime tensioni.

Un altro elemento evidenziato riguarda il confronto con gli altri Paesi europei. Nei giorni scorsi Eurostat ha diffuso dati secondo cui a marzo i carburanti in Italia sarebbero aumentati meno rispetto a Germania e Francia. Un dato che, a prima vista, sembrerebbe positivo. Tuttavia, come sottolinea Staffetta Quotidiana, si tratta di prezzi al consumo comprensivi di accise e Iva.

Questo significa che il rallentamento italiano sarebbe legato soprattutto al taglio delle accise introdotto a metà marzo. In altre parole, il contenimento degli aumenti non dipenderebbe da una maggiore efficienza del sistema o da particolari dinamiche di mercato, ma dall’intervento fiscale dello Stato.

Guardando infatti ai prezzi al netto delle imposte, le differenze con gli altri grandi Paesi europei si riducono sensibilmente. È un dettaglio importante, perché mostra come i confronti internazionali possano risultare fuorvianti se non si considera il peso della tassazione.

Sul territorio, intanto, i prezzi restano molto variabili da impianto a impianto. Negli ultimi mesi si è quasi annullato anche il tradizionale vantaggio delle cosiddette pompe bianche rispetto ai marchi petroliferi. In questo scenario continua a distinguersi Eni, che mantiene listini mediamente più bassi rispetto alla concorrenza, pur senza replicare gli sconti più aggressivi visti nella fase più acuta della crisi.

Il quadro che emerge è quindi complesso: prezzi in lieve discesa alla pompa, ma margini ancora molto alti e una dinamica europea che va letta oltre i numeri apparenti. Per consumatori e imprese, il costo del pieno resta comunque un tema centrale.

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