Faib, Fegica e Figisc scrivono alle principali compagnie petrolifere e ai retisti chiedendo un incontro urgente. Al centro il Ddl Concorrenza, le iniziative commerciali impropriamente definite “price cap”, i costi crescenti delle gestioni e la necessità di restituire finalmente una “pace contrattuale” alla categoria. E sulle promozioni di questi giorni il giudizio è chiaro: hanno prodotto «serie criticità economiche ed organizzative per i gestori», non ancora adeguatamente compensate.
Mentre il dibattito pubblico continua a concentrarsi quasi esclusivamente sui prezzi esposti sui totem, Faib, Fegica e Figisc riportano l’attenzione su chi quella rete deve materialmente farla funzionare ogni giorno.
Con una comunicazione congiunta del 1° ottobre, le tre organizzazioni hanno scritto a Enilive, Italiana Petroli, Kupit Italia, Tamoil, Sarni, Reteitalia, Dilella Invest, Giap, PAD Multienergy, Toil e Vega Carburanti, mettendo per conoscenza anche Unem e Assopetroli. L’oggetto non lascia molto spazio alle interpretazioni: “DDL concorrenza, price cap, oneri di sistema. Richiesta incontro urgente”.
La richiesta nasce in un momento particolarmente delicato. Da una parte c’è il Ddl Concorrenza, ormai arrivato alla fase decisiva e contenente norme specifiche sulla distribuzione carburanti; dall’altra una crisi internazionale che continua a scaricare i propri effetti economici sull’intera filiera.
Per questo le tre organizzazioni chiedono qualcosa di più di uno dei tanti incontri rituali:
«L’ormai prossima approvazione del ddl concorrenza, che reca al proprio interno anche misure normative specificamente dedicate alla distribuzione carburanti, ed i gravi riflessi della prolungata congiuntura internazionale, inducono le scriventi Organizzazioni sindacali a chiedere l’apertura di un confronto tra tutti gli attori della filiera distributiva dei carburanti».
Un confronto che, proprio per la quantità e la gravità delle questioni aperte, secondo Faib, Fegica e Figisc potrebbe assumere addirittura «la forma di veri e propri Stati generali del comparto».
Le promozioni sui prezzi e il conto lasciato alle gestioni
Particolarmente significativo è il passaggio dedicato alle iniziative sui prezzi lanciate in questi giorni dalle compagnie.
Le organizzazioni ne riconoscono l’effetto positivo sul contenimento dei prezzi al pubblico, ma utilizzano una definizione che vale la pena sottolineare: parlano di “iniziative commerciali” avviate “su base volontaria”. Una descrizione decisamente più precisa rispetto alla comoda etichetta di “price cap” utilizzata ormai nel dibattito politico.
E soprattutto evidenziano ciò che abbiamo raccontato in questi giorni: dietro il prezzo più basso esposto al consumatore si stanno producendo conseguenze pesanti sulle gestioni.
Faib, Fegica e Figisc scrivono infatti che queste iniziative:
«stanno producendo l’effetto di un parziale contenimento dei prezzi al pubblico dei carburanti» ma «hanno e stanno ancora determinando serie criticità economiche ed organizzative per i gestori, a qualunque titolo siano stati contrattualizzati».
E individuano anche una delle cause principali: «la brusca repentinità delle decisioni assunte che si sono riversate improvvisamente sulla rete».
Tradotto dal linguaggio sindacale: prima si decide, poi la rete deve arrangiarsi a gestirne gli effetti.
Giacenze svalutate, necessità di reperire rapidamente maggiore liquidità per finanziare volumi improvvisamente cresciuti, difficoltà logistiche e problemi di approvvigionamento sono alcune delle conseguenze che stanno emergendo sulla rete.
E anche sulle compensazioni il documento è piuttosto netto: si tratta di «criticità non ancora sufficientemente compensate dalle contromisure aziendali».
Una frase breve, ma che dice parecchio.
Non c’è soltanto il cosiddetto “price cap”
La comunicazione, però, ha il merito di non fermarsi all’emergenza di questi giorni. Perché sarebbe troppo facile pensare che, terminata la promozione, tutto possa tornare tranquillamente come prima.
Il problema è proprio come era “prima”.
Le tre organizzazioni descrivono infatti un quadro molto più ampio fatto di costi che negli ultimi anni sono aumentati mentre la sostenibilità economica delle gestioni si è progressivamente ridotta.
Nella lettera vengono richiamati i «considerevoli aumenti degli oneri di sistema e dei costi fissi», citando espressamente gli adempimenti e le responsabilità amministrative, il peso delle commissioni sulle transazioni con carte elettroniche, la disponibilità di capitale circolante e l’accesso agli strumenti finanziari.
Ed è un passaggio particolarmente importante. Perché mentre qualcuno continua a immaginare che l’aumento del prezzo dei carburanti rappresenti automaticamente un guadagno per il gestore, la realtà è esattamente più complessa: aumentano le somme necessarie per acquistare il prodotto, aumenta il valore delle transazioni elettroniche sul quale vengono applicate le commissioni e cresce il fabbisogno finanziario necessario semplicemente per continuare a lavorare.
«Restituire una pace contrattuale ai gestori»
Ma forse il passaggio politicamente più forte della comunicazione riguarda i rapporti contrattuali.
Faib, Fegica e Figisc denunciano apertamente la «perdurante ritrosia» ad accettare la necessità di restituire una «pace contrattuale» ai gestori.
Parole che arrivano proprio mentre il Ddl Concorrenza, con le nuove regole previste per il settore, si avvicina al confronto parlamentare definitivo.
Le organizzazioni ricordano infatti che il testo è il risultato di un percorso «ampiamente discusso, negoziato ed infine accettato da tutte le componenti del settore, di fronte alla mediazione delle Istituzioni governative».
Ed è difficile non leggere questo passaggio anche alla luce di quanto sta accadendo su alcune reti, dove continuano modifiche dei modelli gestionali, disdette e tentativi di accelerare il passaggio verso formule contrattuali diverse proprio mentre il legislatore si prepara a riscrivere le regole del settore.
Ora il confronto non può più essere rinviato
La conclusione della comunicazione è probabilmente la sintesi migliore dell’intera iniziativa.
Secondo Faib, Fegica e Figisc si tratta di questioni che devono essere «finalmente affrontate direttamente», individuando soluzioni equilibrate capaci di permettere alle imprese di gestione di lavorare con modalità «certe, eque e dignitose», condizione necessaria perché l’intera rete possa continuare a svolgere la propria funzione.
Le tre organizzazioni si dichiarano quindi disponibili a concordare rapidamente modalità e contenuti del confronto. La comunicazione porta le firme dei presidenti Giuseppe Sperduto per Faib, Roberto Di Vincenzo per Fegica e Bruno Bearzi per Figisc.
Ed è forse proprio questo il momento giusto per convocare davvero quegli Stati generali della distribuzione carburanti evocati nella lettera.
Perché le iniziative commerciali di questi giorni stanno facendo emergere in poche settimane problemi che la categoria denuncia da anni: margini insufficienti, costi crescenti, commissioni elettroniche sempre più pesanti, necessità di capitale, fragilità contrattuale e una rete sulla quale troppo spesso vengono scaricate decisioni prese altrove.

